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Sanità territoriale: vincere l’isolamento geografico con l’infermiere di famiglia e comunità

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Di seguito la sintesi di uno dei tre project work elaborati dai gruppi di lavoro che il 25 giugno scorso hanno completato il corso regionale IFeC organizzato all’Irccs Spallanzani da Regione Lazio e Asl Latina.

Nelle aree interne dei Monti Lepini e nelle Isole Pontine (Distretti 3 e 5 dell’Asl Latina) l’isolamento geografico e l’invecchiamento demografico rappresentano una sfida critica per l’accesso alle cure. I pazienti over 65 affetti da pluripatologie variano tra il 34% e il 38%. Per rispondere a questo bisogno, i professionisti sanitari stanno ripensando l’assistenza territoriale, applicando i modelli del Dm 77/2022 e della sanità d’iniziativa.  

​Gli obiettivi del progetto
  • ​Garantire la continuità assistenziale a pazienti cronici, fragili e anziani.  
  • Ridurre le diseguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.  
  • Evitare gli accessi impropri in Pronto Soccorso e l’uso di mezzi di emergenza.  
  • Promuovere l’empowerment e l’autocura del paziente.  
​Due strategie per due territori

​L’azione dell’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) si differenzia per rispondere alle barriere specifiche di ogni area:  

  • ​Isole Pontine (Ponza e Ventotene) – L’infermiere diventa l’interfaccia fisica per la telemedicina (televisite e telemonitoraggio), abbattendo l’isolamento causato dal meteo avverso ed evitando complessi spostamenti via mare per i controlli di routine.  
  • Comuni dei Monti Lepini – Si punta sulla proattività con la mappatura dei nuclei fragili, l’attivazione dell’assistenza domiciliare e la collaborazione per servizi come il “taxi sociale” e i punti prelievi mobili.  
​Le sfide da superare

​Nonostante gli ottimi risultati in termini di fiducia e aderenza terapeutica, rimangono aperti alcuni nodi cruciali per il futuro della sanità di comunità:  

  • ​Digital Divide – La necessità di infrastrutture di rete stabili e di alfabetizzazione digitale per gli anziani.  
  • Integrazione multiprofessionale – Superare le barriere culturali e burocratiche tra infermiere di famiglia e comunità e medici di medicina generale.  
  • Carenza di personale – Raggiungere gli standard del Dm 77/22 è rallentato dalla mancanza cronica di infermieri.  

​La salute non può dipendere dal codice postale. Abilitare la figura dell’infermiere di famiglia e comunità significa fare un passo concreto verso un Servizio sanitario nazionale davvero equo e di prossimità.

Complimenti al gruppo di lavoro: Ilaria Andreozzi, Lara Brunetti, Flavia Falco, Sergio Gonicelli, Silvia Insalaco, Helena Musilli.

Redazione Nurse Times

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