Home Regionali Abruzzo Sanità Abruzzo, Taglieri (M5S): “Infermieri sempre più specializzati, ma contratti fermi a 30 anni fa. Presentata risoluzione per area contrattuale autonoma”
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Sanità Abruzzo, Taglieri (M5S): “Infermieri sempre più specializzati, ma contratti fermi a 30 anni fa. Presentata risoluzione per area contrattuale autonoma”

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“Se continuiamo a ignorare il problema, tra dieci anni rischiamo di non avere abbastanza infermieri per garantire il diritto alla salute dei cittadini. È una prospettiva che la politica ha il dovere di affrontare oggi, prima che sia troppo tardi”. Così Francesco Taglieri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale Abruzzo, annuncia il deposito di una risoluzione ai sensi dell’art. 158 del Regolamento interno, che sarà esaminata dalla Commissione competente, con l’obiettivo di impegnare la Regione a promuovere presso il Governo, il Parlamento, l’Aran e la Conferenza delle Regioni l’istituzione di una specifica area contrattuale autonoma della professione infermieristica.

“Negli ultimi trent’anni il legislatore ha profondamente trasformato la professione infermieristica – prosegue Taglieri -. È stato abolito il mansionario, è stata riconosciuta l’autonomia professionale, è stata introdotta la formazione universitaria obbligatoria, sono stati istituiti percorsi magistrali, funzioni di coordinamento, percorsi dirigenziali e, recentemente, nuove lauree magistrali specialistiche nelle cure intensive, nell’emergenza-urgenza, nelle cure primarie e di comunità, nell’area pediatrica e neonatale. Lo Stato continua giustamente a investire nella crescita professionale degli infermieri, ma a questa evoluzione non è mai corrisposto un adeguamento del sistema contrattuale”.

Secondo Taglieri è proprio questo il nodo centrale della questione: “Non stiamo chiedendo nuovi riconoscimenti. Il Parlamento ha già riconosciuto agli infermieri autonomia professionale, responsabilità dirette, formazione universitaria, percorsi specialistici e ordinamento professionale. Il problema è che il sistema contrattuale è rimasto sostanzialmente fermo mentre la professione è cambiata radicalmente. Oggi esiste un evidente disallineamento tra ciò che la legge riconosce agli infermieri e il modo in cui essi vengono rappresentati e valorizzati all’interno della contrattazione collettiva nazionale”.

La situazione è resa ancora più preoccupante dai numeri che descrivono la condizione della professione nel nostro Paese. Oggi l’Italia dispone di circa 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea superiore a 8 e valori che in alcuni Paesi del Nord Europa superano i 10 professionisti ogni 1.000 abitanti. Le più recenti analisi stimano una carenza superiore a 65mila infermieri, mentre il fabbisogno necessario per avvicinare l’Italia agli standard europei potrebbe superare le 170mila unità.

A questo si aggiunge una progressiva diminuzione delle iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica, un aumento delle dimissioni volontarie e un numero crescente di professionisti che scelgono di trasferirsi all’estero, dove le retribuzioni possono essere superiori del 30-40% quelle italiane e dove esistono percorsi professionali maggiormente valorizzati.

“La situazione rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni – aggiunge Taglieri -. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la crescita della non autosufficienza e lo sviluppo dell’assistenza territoriale richiederanno un numero sempre maggiore di infermieri qualificati. Contemporaneamente, decine di migliaia di professionisti raggiungeranno l’età pensionabile. Ci troviamo davanti a una forbice che si allarga: aumentano i bisogni assistenziali e diminuiscono le persone disponibili a garantire quelle cure”.

La risoluzione affronta anche un ulteriore tema ritenuto strategico: il superamento dell’attuale regime di esclusività che limita la possibilità per gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario di esercitare attività libero-professionale al di fuori dell’orario di lavoro: “Abbiamo professionisti laureati, iscritti a un Ordine, chiamati a rispondere personalmente delle proprie decisioni professionali e delle proprie responsabilità civili, penali e disciplinari. È arrivato il momento di aprire una riflessione seria sulla possibilità di consentire, in forme regolamentate e compatibili con il servizio pubblico, l’esercizio della libera professione infermieristica. Non si tratta di indebolire il sistema sanitario, ma di valorizzare competenze che oggi vengono troppo spesso mortificate”.

Secondo Taglieri, la questione infermieristica non può più essere affrontata come una semplice vertenza contrattuale: “Qui non stiamo parlando soltanto di stipendi o di contratti. Stiamo parlando della capacità del Servizio sanitario nazionale di continuare a garantire assistenza ai cittadini nei prossimi decenni. Se questa tendenza non verrà invertita, l’Italia rischierà di ricorrere sempre più frequentemente al reclutamento di personale proveniente da altri Paesi per mantenere in funzione ospedali, servizi territoriali e strutture assistenziali”.

E ancora: “il tema non riguarda la qualità dei professionisti stranieri, che meritano rispetto e piena integrazione nel nostro sistema sanitario. Il problema è un altro: percorsi formativi, modelli organizzativi, esperienze professionali e sistemi sanitari di provenienza possono essere profondamente differenti. Un Paese avanzato non può pensare di sostituire stabilmente le proprie professionalità con personale formato altrove perché non è stato in grado di rendere attrattiva una professione fondamentale. Sarebbe una sconfitta per il sistema sanitario e per il Paese”.

Conclude taglieri: “L’Italia investe ogni anno risorse pubbliche per formare infermieri altamente qualificati nelle proprie università e nelle proprie strutture sanitarie. Non possiamo continuare a formare professionisti che poi scelgono di mettere le proprie competenze al servizio di altri sistemi sanitari. La risoluzione che abbiamo presentato vuole aprire un confronto nazionale serio e non più rinviabile. La professione infermieristica è cambiata profondamente. È il contratto che è rimasto indietro. E quando una professione evolve più velocemente delle regole che la governano, è compito della politica intervenire. La qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e il futuro della sanità pubblica passano anche da qui”.

Redazione Nurse Times

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