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“Quasi medici”: la riforma delle nuove lauree magistrali per infermieri che fa storcere il naso a qualcuno…

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Un articolo di Panorama, dal titolo Quasi medici, fornisce lo spunto per una riflessione sulle nuove lauree magistrali cliniche per gli infermieri, che qualcuno vede come una minaccia.

Il Governo ha trasmesso al Parlamento lo schema di decreto che introduce tre nuove lauree magistrali cliniche per gli infermieri: infermiere di famiglia e comunità, infermiere specialista in area critica ed emergenza-urgenza, infermiere esperto in neonatologia/pediatria. Il provvedimento, che potrebbe partire già dal 2026-2027, delimita anche forme circoscritte di prescrizione, in particolare di presidi, ausili e dispositivi per l’assistenza. Previsione, questa, che non ha mancato di scatenare un acceso confronto politico e professionale.

Confronto che il settimanale Panorama ha sintetizzato con Quasi medici, titolo di un articolo emblematico di come la riforma apra scenari concreti, portando sotto i riflettori paure e richieste di chiarezza da parte di categorie che si sentono offese.

Il quadro normativo è ancora in fase di definizione: il testo è stato trasmesso al Parlamento e resterà soggetto a confronti e modifiche. Tre sono le nuove lauree magistrali cliniche per infermieri, con percorsi biennali post-laurea triennale. Le relative competenze comprendono la prescrizione di presidi sanitari, ausili e dispositivi nell’ambito dell’attività assistenziale.

Gli Ordini professionali e le associazioni di categoria hanno risposto con temperamento, e non senza enfasi. CIMO ha sottolineato la necessità di chiarire ruoli e responsabilità clinica, mettendo l’accento sulla diagnosi e sulla responsabilità medica. “La prescrizione non è mai un atto isolato e immune da rischi”, ha detto il presidente Guido Quici in più occasioni. 

La Fnomceo, dal canto suo, ha ribadito che la prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi e cura resta una competenza medica che impegna autonomia e responsabilità, chiedendo quindi chiarezza normativa. 

Sul fronte sindacale infermieristico, Nursind accoglie la riforma come un passo avanti, ma richiama l’urgenza di finanziamenti, posti e percorsi di carriera reali, non solo titoli sulla carta. E Nursing Up sostriene che le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico hanno senso solo i professionisti che andranno a formare troveranno un’adeguata valorizzazione nei contratti.

L’Italia vive una carenza strutturale di personale sanitario. Fonti giornalistiche e istituzionali stimano decine di migliaia di infermieri mancanti nei reparti, ma anche carenze di medici in alcuni ambiti specialistici. Rafforzare la formazione infermieristica mira a rendere la professione più attrattiva, a fornire risposte al territorio (si vedano le case di comunità e gli ospedali di comunità previsti dal Pnrr) e a ridurre le liste d’attesa attraverso percorsi appropriati di presa in carico. 

Concludendo, la riforma delle lauree magistrali infermieristiche apre una possibilità concreta per migliorare la presa in carico, attrarre giovani e ammodernare il sistema sanitario. Le prescrizioni previste sono limitate e circoscritte, ma il dibattito pubblico si è subito trasformato in un’arena: da una parte le richieste legittime degli infermieri; dall’altra, reazioni che oscillano tra allarmismo professionale e un certo vittimismo categoriale.

Non resta che seguire l’iter parlamentare, le audizioni e le eventuali modifiche al testo per vedere come si svilupperà questo dibattito.

Redazione Nurse Times

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