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Piemonte, sono sempre meno gli aspiranti infermieri. Nursind: “La Regione istituisca una commissione o un’unità di crisi”

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Ceccarelli (Coina): "Infermieri in servizio fino a 70 anni per contrastare la carenza di personale? Soluzione pericolosa e paradossale"
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Il crollo del numero di iscritti ai test di ingresso a Infermieristica, al via oggi, 5 settembre, in tutta Italia riguarda anche le università piemontesi, dove i candidati sono addirittura meno dei posti disponibili. Stando ai dati diffusi da Nursind Piemonte, infatti, le domande sarebbero appena 1.052, a fronte di 1.175 i posti messi a disposizione dalle diverse sedi universitarie. Ben 123 in meno, dunque.

Molto più appetibili, anche in Piemonte, risultano altri percorsi di studio tra le professioni sanitarie. Fisioterapia, per esempio, dove le domande di ammissione sono 1.130, a fronte di 131 posti disponibili. Stesso discorso per la figura del dietista: 152 domande di ammissione per 20 posti disponibili. Ma pure le domande per il percorso riguardante tecnici di radiologia e di laboratorio superano di gran lunga i posti disponibili. E tutto ciò mentre si acuisce sempre più, anche in Piemonte, la carenza di personale infermieristico.

“Ma la domanda da porci è anche un altra – dicono dal Nursind -: tra coloro che porteranno a termine il percorso di studi, quanti sceglieranno di lavorare nel servizio sanitario pubblico e quanti invece nella sanità privata, allettati da condizioni di lavoro migliori e maggior guadagni? Quanti decideranno di restare in Piemonte e quanti sceglieranno altre regioni Italiane, che stanno investendo sull’aumento dei salari e/o su politiche di welfare (vedi Valle d’Aosta e Veneto), oppure decideranno addirittura di andare all’estero, dove i salari e le condizioni sono decisamente migliori?”.

Sempre dal Nursind: “Una cosa è certa: nella nostra regione il numero di uscite per pensionamenti o dimissioni precoci, sempre in aumento, sarà decisamente maggiore del numero di entrate. Avremo molti meno infermieri, e questo non potrà non avere una ricaduta sui servizi. Di fronte a questo dato di fatto, oggi ancora non si sta facendo nulla”.

Scatta quindi il paragone con altre regioni: “La Valle d’Aosta ha incrementato gli stipendi di 300 euro attraverso un’indennità di attrattività. Il Veneto ha stanziato 150 milioni di euro per l’incremento dei salari e per rendere attrattiva la sanità regionale. La Lombardia offre case a prezzi calmierati. E il Piemonte cosa fa? Per quale motivo i giovani, a parità di condizioni, dovrebbero scegliere una professione che chiede più sacrificio e comporta più disagi, più rischi, e che oltretutto ha un impatto non da poco sulla salute fisica e psicologica, oltre che sulla vita personale e familiare?”.

Quindi l’appello del Nursind alla regione: “Chiediamo, a fronte di una politica nazionale che non se ne occupa, che la Regione Piemonte istituisca una commissione o un’unità di crisi sulla questione infermieristica. Serve incidere sui salari e sulle condizioni di lavoro, investendo risorse economiche e mettendo in atto interventi strategici e organizzativi. Servono, inoltre, campagne promozionali e agevolazioni per gli studenti, al fine di incentivare i giovani a intraprendere questo percorso”.

Redazione Nurse Times

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