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Nursing Up Lazio: “Servono forze fresche. Mai in turno da soli!”

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Personale sanitario: sistema discriminante per i passaggi di fascia
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Pubblichiamo di seguito la nota firmata dalla coordinatrice regionale Laura Rita Santoro e indirizzata al dg della Asl Roma 6, Narciso Mostarda.

Nella regione Lazio, benché manchino persone, mezzi, ecc., abbiamo numerose strutture come day surgery, day service, day hospital, breast unit, week surgery, recovery room, ed è recente la creazione di aree holding ospedaliere. Essendo io una frequentatrice di ospedali, immagino la reazione del paziente, ma anche del personale poliglotta a nostra disposizione. Come dire, anziché “apro una salumeria”, “voglio avviare una startup innovativa per il selling on demand di insaccati sliced”.

Come sindacato confidavamo negli stessi obblighi che nel privato, per ottenere l’accreditamento delle strutture, il cui fine è far lavorare in sicurezza il personale, anche nell’interesse del paziente. Invece… Durante le feste di Natale leggo che la Regione Lazio ha mandato un comunicato, al fine di evitare il fenomeno del boarding: si dovevano trasformare le strutture di week hospital, in attività assistenziale 24 ore su 24. Ovviamente le stesse persone presenti nel passato, che già arrancavano per sopperire alle carenze di personale, dovevano sopperire all’ultima pensata.

In un ospedale come quello di Velletri tale scelta è stata piuttosto complicata, da applicare, mi dicono, essendo una piccola struttura. I colleghi, benché perplessi e provati dalle costanti variazioni organizzative, sono rassegnati a tutto ciò, ma è propedeutico i pazienti? Nell’ospedale di Velletri, “metropoli poliglotta”, è stata creata un area holding, dove dovrebbero essere ricoverati pazienti con piccole necessità assistenziali, pazienti la cui degenza “dovrebbe” essere breve. Il giorno successivo all’intervento dovrebbero poter essere in grado di alzarsi da soli, andare in bagno, ecc., ragione per cui avrebbero assegnato anche personale infermieristico con prescrizioni al sollevamento dei carichi.

Alcuni dei colleghi con prescrizioni non potrebbero sollevare oltre i 5 chilogrammi. Si parla di patient-centered care, ma ne siamo sicuri? Nella holding, che è stata aperta senza integrare il personale, ci sono stati pazienti di tipologia diversa da quanto previsto per la struttura. I colleghi mi parlano di pazienti urologici con lavaggio trascorrente in vescica, come pazienti vascolari, un paziente con frattura del femore, due appoggi dalla medicina con polmonite, ma anche defedati. Quindi tutti pazienti costretti a letto, da accudire.

L’infermiere con prescrizione, si enfatizza, normalmente s’impegna al massimo, nonostante le difficoltà di salute, spesso contratte in servizio, per carenze di strumenti, ma suo malgrado può non rendere al 100% rispetto a un infermiere più giovane e/o senza prescrizioni. A danno di chi? Inoltre, al fine di coprire, con il personale, l’apertura della struttura holding, il cui scopo era ridurre la congestione dei pronto soccorso, gli infermieri sono stati organizzati in una unità per turno.

Come sindacato, abbiamo scritto e contestato turni singoli di infermieri, e ricorreremo agli organi competenti al fine di evitarlo. Il principio sta nel fatto che un oss non può sopperire alle competenze infermieristiche, ma ancora gli infermieri devono agire secondo principi di “scienza, coscienza e principi deontologici”. I principi scientifici che formano gli infermieri prevedono molte azioni operative a due unità infermieristiche. Inoltre mi viene da pensare: ma se un infermiere, solo in turno, avesse un banale attacco di dissenteria, chi potrebbe agire in sua vece? I chirurghi al tavolo operatorio sono due, nonostante l’infermiere strumentista: perché? Ci aspetteremmo l’applicazione degli stessi principi, secondo le regole del risk management. Concludendo, si contesta, fortemente la scelta di far lavorare gli infermieri da soli in turno. È assurdo.

Redazione Nurse Times

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