Il testo del disegno di Legge di Bilancio porta al 2027 la tassa piatta del 15% su notturno, festivo e indennità di turno, ma la riserva ai datori di lavoro privati. Gli infermieri del Servizio sanitario restano nel regime dei dipendenti pubblici, con un tetto più basso. A parità di turni, il risparmio può arrivare quasi a dimezzarsi.
Il testo bollinato della Manovra 2027, 157 articoli, è stato reso disponibile a fine ottobre e inizierà il suo percorso parlamentare dalla Camera. Sulla sanità, la discussione si è concentrata finora su Fondo sanitario e vincolo per il pronto soccorso. C’è però un capitolo che riguarda da vicino chi lavora a turni: quello fiscale.
L’articolo 7 riscrive la tassazione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025). Le maggiorazioni per lavoro notturno, quelle per il festivo e i giorni di riposo, le indennità di turno: tutte queste voci restano soggette a un’imposta sostitutiva del 15%, al posto dell’Irpef ordinaria e delle addizionali, entro 1.500 euro l’anno. La misura vale per il 2026 e il 2027 ed è applicata dal datore di lavoro, salvo rinuncia scritta del lavoratore.
Il dettaglio decisivo sta in una riga. L’agevolazione è applicata dai “sostituti d’imposta del settore privato”, a chi nell’anno precedente ha avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro.
Due regimi per lo stesso turno
L’infermiere di una clinica, di una Rsa o di una struttura accreditata rientra quindi nella misura. Il collega dell’azienda sanitaria pubblica no: per lui vale un altro strumento, introdotto anch’esso con la manovra 2026 (art. 1, comma 237, legge 199/2025).
Si tratta di un’imposta sostitutiva del 15% sul trattamento accessorio del personale non dirigente delle pubbliche amministrazioni, con reddito fino a 50.000 euro. La platea è più ampia e anche le voci agevolabili lo sono: indennità di turno e di reperibilità, compensi per condizioni disagiate, incarichi, premi, e secondo le prime interpretazioni anche lo straordinario. Il tetto però è di 800 euro di compensi agevolabili, non di 1.500. L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 173 del 15 settembre, ha chiarito che la soglia di reddito va verificata sull’anno in corso.
Per il 2027, secondo la sintesi del testo pubblicata da NeoPA, l’articolo 65 del disegno di legge ripropone lo stesso regime agevolato per il personale non dirigente con reddito fino a 50.000 euro. Il dettaglio degli importi andrà verificato sul testo definitivo.
Quanto vale in euro
Il calcolo è semplice, con una premessa: sono stime che considerano solo l’Irpef e ignorano detrazioni e addizionali locali.
- Infermiere del privato nello scaglione al 23%: su 1.500 euro di indennità paga il 15% invece del 23%, e risparmia circa 120 euro l’anno.
- Infermiere del pubblico nello stesso scaglione: su 800 euro di accessorio risparmia circa 64 euro.
- Nello scaglione al 33%, la differenza è tra circa 270 euro nel privato e circa 144 nel pubblico.
Con le addizionali regionali e comunali le cifre salgono di qualche decina di euro, ma la proporzione resta. A parità di notti e domeniche, il dipendente pubblico può contare su poco più della metà del beneficio. Va detto che il regime pubblico copre più voci e arriva a redditi più alti: un coordinatore con 45.000 euro di reddito resta escluso dalla misura per il privato e rientra in quella pubblica.
Il resto della busta paga
Lo stesso schema si ripete sull’articolo 6. Gli aumenti da rinnovi contrattuali pagati nel 2027 godono di un’imposta sostitutiva del 5%, ma la norma precisa che si applica “soltanto ai lavoratori del settore privato” con reddito 2026 fino a 33.000 euro.
Per gli infermieri del Servizio sanitario il rinnovo in arrivo è quello del Ccnl Comparto Sanità 2025-2027. L’ipotesi firmata all’Aran il 29 luglio prevede, secondo le stime dell’Agenzia, un aumento medio di 240 euro lordi al mese e arretrati medi di circa 2.300 euro calcolati al 31 ottobre 2026. Quegli aumenti saranno tassati con le regole ordinarie. E a oggi, nelle fonti consultate, non risulta ancora la firma definitiva del contratto, passaggio necessario prima del pagamento.
Il Governo ha scelto di agire sul pubblico impiego con strumenti propri: le risorse contrattuali, che per il comparto includono 445 milioni per l’indennità di specificità infermieristica, e l’agevolazione sull’accessorio. È una scelta legittima, ma il risultato è una differenza di trattamento fiscale tra due infermieri che fanno lo stesso turno di notte, a pochi chilometri di distanza.
Cosa chiedono i sindacati
Nella fase che precede l’esame parlamentare, Nursing Up ha chiesto almeno 1,3 miliardi strutturali per la professione: 500 milioni per l’indennità di specificità infermieristica e delle altre professioni sanitarie non mediche, 800 milioni per un fondo perequativo nazionale. Sono richieste, non stanziamenti. Le Regioni, dal canto loro, chiedono più risorse per il Fondo e il superamento dei tetti di spesa sul personale.
La parte fiscale, finora, è rimasta ai margini del dibattito sanitario. Eppure è il terreno su cui gli emendamenti costano meno e si vedono subito in busta paga: allineare il tetto pubblico a quello privato, almeno per notturno e festivo, sarebbe una modifica circoscritta. Se e quanto costerebbe, lo dirà la relazione tecnica che accompagnerà eventuali proposte.
Il punto di vista del coordinatore
Per chi organizza i turni, la questione non è solo di equità. Il privato accreditato compete con il pubblico sullo stesso bacino di infermieri, e ogni voce che rende più conveniente una notte in clinica rispetto a una notte in reparto pesa sulla capacità di coprire i turni. Non sarà un centinaio di euro l’anno a spostare un professionista. Ma nel conto complessivo di chi valuta dove lavorare, ogni riga conta. La Manovra riconosce che lavorare di notte merita un trattamento fiscale diverso. Resta da spiegare perché la stessa notte valga di più se il datore di lavoro è privato.
Antonio Leuci
Fonte: Disegno di legge di Bilancio 2027, testo bollinato (artt. 6 e 7)
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