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La sanità regge perché gli infermieri non mollano. Ma fino a quando?

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C’è una verità che nessun report riesce a misurare. Non è un indicatore di performance. Non è una tabella ministeriale. Non è un grafico. La sanità italiana regge perché gli infermieri non mollano.

Non perché sia sostenibile. Non perché funzioni bene. Ma perché qualcuno, ogni giorno, decide di restare un turno in più. Di coprire. Di stringere i denti. Di “resistere ancora”.

Il sistema che si regge sulle persone

Non sulle strutture. Non sull’organizzazione. Sulle persone. Reparti sotto organico che vanno avanti grazie alla disponibilità individuale. Turni tenuti in piedi da chi dice “sì” anche quando vorrebbe dire “basta”. Emergenze gestite perché qualcuno non si gira dall’altra parte.

La sanità non è resiliente. Sono gli infermieri a esserlo. E questa differenza non è un dettaglio. È il problema.

Il non mollare come abitudine

All’inizio non molli per senso del dovere. Poi per abitudine. Poi perché non sai più come si fa a mollare senza sentirti in colpa.

Non molli per i colleghi. Non molli per i pazienti. Non molli perché “se non ci sei tu, chi c’è?” E intanto accumuli stanchezza, frustrazione, silenzi. Quelli che non finiscono nei verbali, ma restano addosso.

Le condivisioni silenziose

Ci sono sfoghi che non vengono scritti. Non finiscono nei commenti. Non diventano post. Sono le condivisioni silenziose: l’articolo letto e mandato a qualcuno in privato. Il “mi ci ritrovo” detto sottovoce. Il “non ce la faccio più” pensato ma non scritto.

Quelle sono le più pericolose. Perché indicano che la linea di resistenza non è lontana. È già stata superata, interiormente.

Quando il non mollare diventa un rischio

Non mollare è stato trasformato in una virtù. Ma una virtù che dura troppo diventa un fattore di rischio. Per la salute. Per la qualità dell’assistenza. Per la professione stessa.

Un sistema che si abitua a reggere grazie alla tenuta emotiva dei suoi operatori non è forte. È fragile. Solo che non lo ammette.

Conclusione

Gli infermieri non stanno chiedendo medaglie. Stanno chiedendo di non essere l’unico pilastro rimasto. Perché reggere sempre non è forza. È esposizione prolungata.

E allora la domanda finale non è retorica, è urgente: se la sanità continua a reggere solo perché gli infermieri non mollano, cosa succederà il giorno in cui, semplicemente, non ce la faranno più?

Guido Gabriele Antonio

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