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La sanità che la Manovra guarda e quella che resta ferma al 2012

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La Manovra 2027 entra nel vivo: il ministero della Salute prova a mettere il personale al centro della prossima Legge di Bilancio. Secondo quanto riportato di recente da diverse testate, il ministro Orazio Schillaci avrebbe chiesto a Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, circa 5,5 miliardi di euro aggiuntivi. Una cifra non ancora formalizzata, più un negoziato che uno stanziamento acquisito.

Il Fondo sanitario nazionale standard vale circa 143 miliardi per il 2026 e 143,75 per il 2027: un incremento contenuto. Un miliardo sarebbe destinato al piano straordinario di assunzioni, con priorità agli infermieri. Ricordiam che, secondo i dati Ocse (Health at a Glance 2025), in Italia ci sono 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 9,2.

La Fnopi conta 464.193 iscritti all’Albo al 30 giugno 2026, ma quanti lavorano davvero negli ospedali classificati, nelle cliniche accreditate e convenzionate, nei centri di riabilitazione, nelle Rsa, negli ambulatori, nelle residenze protette, nei Cse, nelle case famiglia, nei policlinici e negli istituti di ricerca? Sono oltre 160mila: più di un terzo dell’Albo. Un numero che nel dibattito pubblico resta quasi invisibile.

Un secondo miliardo andrebbe alle tariffe della specialistica, leva diretta contro le liste d’attesa. C’è poi il capitolo energetico: ospedali e presidi energivori h24 pesano sui bilanci; tra le clausole europee Giorgetti ha indicato anche riscaldamento e climatizzazione di scuole e ospedali.

A questo si aggiunge il fronte Lea: il Decreto Tariffe del 25 novembre 2024 è stato annullato da tre sentenze del Tar Lazio (nn. 16399-16402, 22 settembre 2025), su ricorso di oltre 350 strutture private accreditate, per dati di costo giudicati inattuali (2015-2016) e istruttoria insufficiente. Annullamento con effetti differiti a un anno: il Governo dovrà provvedere entro il 22 settembre prossimo.

E le strutture sociosanitarie? Bene le bollette degli ospedali, il caro gas, il caro gasolio del 118, ma un pezzo di sistema resta fuori da ogni tavolo: il sociosanitario ex articolo 26 della Legge 833 del 1978, che accoglie pazienti con Sla, Parkinson, demenza, esiti di ictus, emorragia cerebrale, fratture, coma. Si tratta della fascia più fragile e cronica della popolazione, in un Paese che secondo l’Istat conta, al 1° gennaio 2026, 14,8 milioni di over 65 (25,1% della popolazione), contro l’11,6% di under 14. L’età mediana è di 49,1 anni, la più alta d’Europa.

Va fatta una distinzione: i Drg – tariffe di ricoveri, lungodegenza post-acuzie e riabilitazione – sono competenza statale, e qualcosa si è mosso: il decreto in vigore dal 1° luglio 2026 ha aggiornato i Drg post-acuzie (codici 56, 60, 28, 75), primo aggiornamento dal 2012, +13,8%, 350 milioni annui; i restanti 650 milioni per i Drg per acuti attendono ancora un provvedimento. Le rette delle migliaia di Rsa sono tutt’altra storia: competenza regionale, restano ferme da molti anni (dal 2012, quando un litro di benzina costava circa 1,50 euro; oggi supera i 2 euro).

I Contratti Aris Rsa e Aiop Rsa, che riguardano infermieri, fisioterapisti, logopedisti, Oss, educatori, sono fermi da 14 anni. Il sociosanitario conta oltre 25 contratti collettivi diversi, una vera giungla. Accanto a quelli Aris Rsa e Aiop Rsa ci sono i Contratti di Aris e Aiop degli ospedali classificati e delle cliniche, non rinnovati da 8 anni, che riguardano infermieri, ostetriche, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, infermieri strumentisti, infermieri pediatrici, operatori sanitari.

Queste strutture rischiano di restare senza personale proprio quando servirebbero di più: un infermiere non lascia il Sud per un Contratto Aris Rsa o Aiop Rsa a 1.400 euro netti al mese al Nord, quando l’affitto assorbe da solo il 65-70% dello stipendio. Il settore soffre condizioni diverse dal pubblico: 38 ore settimanali contro 36, aggiornamento a carico del lavoratore, congedi parentali e malattia del bambino conteggiati come assenza ai fini del premio di incentivazione.

È evidente che Stato, Governo, Schillaci e Giorgetti debbano intervenire su questo nodo: se si continua a far arrivare infermieri dall’estero, o a muoversi a macchia di leopardo – bonus di una struttura, alloggio di un’altra -, da lì non si esce, e i problemi restano rinviati.

Lo Stato aiuta gli ospedali a pagare le bollette e rifinanzia la sanità pubblica. Ma le strutture sociosanitarie restano fuori da questo sostegno, nonostante l’articolo 8-sexies della Legge 502 del 1992 disciplini proprio remunerazione e adeguamento delle tariffe. Una Manovra che vuole rafforzare il Servizio sanitario partendo dal personale non può guardare a una sola parte del sistema. La sanità non si misura solo nei numeri del Fondo sanitario, ma in quanti, tra i più fragili, restano davvero assistiti e da chi.

Dott. Daniele Leone
Infermiere – Coordinatore infermieristico

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