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La dott.ssa Brescia presenta la tesi “La violenza sugli infermieri di area critica: lo stato dell’arte”

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"Stop alla violenza a danno degli operatori della salute": a Roma una rappresentazione scenica organizzata da AMAD-ODV
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Gentile Redazione di Nurse Times,
mi chiamo Elisabetta Brescia e nel 2022 ho conseguito la laurea in infermieristica presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”.
Da tempo utilizzo e apprezzo la qualità degli articoli e dei contenuti presenti sulla vostra piattaforma.

Vorrei chiedere se fosse possibile pubblicare un articolo basato sulla mia tesi di laurea dal titolo: “LA VIOLENZA SUGLI INFERMIERI DI AREA CRITICA: LO STATO DELL’ARTE”.

Ho scelto di affrontare questo argomento perché la violenza nei confronti degli infermieri è un fenomeno in costante crescita ma ancora poco discusso, anche perché circa metà degli operatori sanitari tende a considerarlo parte integrante del proprio lavoro. Lo scopo del mio lavoro è analizzare il fenomeno esaminandone le diverse sfaccettature.

Oltre agli aspetti infermieristici, ho affrontato il tema anche dal punto di vista giuridico e psicologico, con l’obiettivo di offrire una visione il più possibile completa.

Ritengo che la pubblicazione dell’articolo potrebbe offrire spunti di riflessione utili alla sensibilizzazione del personale sanitario e di tutti i lettori del vostro sito.

Abstract
“LA VIOLENZA SUGLI INFERMIERI DI AREA CRITICA: LO STATO DELL’ARTE”

L’assistenza infermieristica è un’arte e come tutte le arti dev’essere realizzata con devozione totale e dura preparazione, poiché non si ha a che fare con una sterile tela o un semplice marmo, ma si ha a che fare con il corpo e la mente umana “tempio dello Spirito di Dio”. E dopo questa meravigliosa introduzione con una frase della Nightingale, inizio a mettere in risalto, brevemente, ciò che ho scritto nella mia tesi.

Il concetto di “violenza” cos’è, è un comportamento volontario e aggressivo contro determinate persone con l’intenzione di ferire o addirittura uccidere, arrecare un danno o sottomettere al proprio volere la volontà di un altro individuo. Questo modo di agire si può classificare come “violenza diretta” se è esercitata in modo esplicito su una persona o un gruppo; come “violenza strutturale” se colpisce individui in modo indiretto cioè per esercitare delle pressioni psicologiche. C’è una distinzione tra violenza fisica e psicologica: nel primo caso si compie un’azione volontaria mediante l’abuso della forza da parte di una o più persone; nel secondo caso si vuole indurre una persona ad avere dei comportamenti, condizionandoli con pressioni psicologiche, minacce, ricatti, intimidazioni.

Questo concetto di violenza, purtroppo, sia fisica che verbale sugli operatori sanitari e in particolare sugli infermieri, è un dato in crescita e continuamente presente anche e specie in questo periodo di pandemia. L’effetto delle violenze fisiche o verbali si ripercuotono non solo sulle vittime, ma, anche, chi ne è testimone, generando così un clima di sfiducia, ostilità e paura, dequalificando, così,  il lavoro proprio o del gruppo, gli obiettivi prefissati e la qualità delle cure prestate.

Il Ministero della Salute, tramite le Raccomandazioni, nel 2007, definisce questi episodi “eventi sentinella”, in esso, emerge che gli episodi di violenza si verificano, in generale, più frequentemente nei dipartimenti di emergenza e urgenza e nei reparti di psichiatria, mentre nei reparti di terapia intensiva risultano meno soggette a violenza fisica, ma può presentare episodi di violenza verbale tra gli stessi operatori. La maggior parte degli infermieri non ha mai o raramente fatto report sulle violenze subite, forse interiorizzandolo come un risultato di un’abitudine o normalizzazione di questi atti, nel contesto lavorativo, considerando il rischio di comportamenti aggressivi come implicito della professione. Quindi è difficile stimare, realmente, la dimensione del problema.

Nella maggior parte degli studi analizzati sono emersi vari fattori, quali:
  1. gli infermieri di sesso maschile sono quelli con maggiore probabilità di subire violenza fisica, mentre l’infermiere di sesso femminile sono maggiormente colpite da violenze verbali;
  2. l’aggressione fisica viene riscontrata più sovente nel servizio di pronto soccorso, nel servizio di salute mentale e nelle residenze per anziani, mentre le aggressioni verbali sono un’esperienza più comune, anche, per gli altri infermieri di altri servizi;
  3. i giorni con maggior rischio di riscontrare questi eventi sono il sabato e la domenica;
  4. i principali fattori che scatenano i comportamenti violenti sono, l’abuso di alcool, l’abuso di stupefacenti, i lunghi tempi di attesa, l’ansia, la noia, la mancanza d’informazione e di conoscenza sui tempi di attesa e sui codici di triage, la pressione di altri pazienti, l’organico ridotto, la scarsa illuminazione;
  5.  infermieri giovani e meno esperti sono più a rischio di subire episodi di violenza sul lavoro, rispetto a infermieri con più anni di esperienza;
  6. il fenomeno della violenza, nei confronti dei sanitari, non interessa solo la persona assistita, ma si estende, anche, ai familiari e ai caregiver.

Non ci sono solo danni fisici, ma si sviluppano anche disturbi psichici, quali: reazione di rabbia, irritazione, umiliazione, paura e sentimento d’impotenza, crollo di energie psichiche, apatia, tendenza ad ingigantire gli eventi negativi, si perde entusiasmo e si assume un modello lavorativo standardizzato e rigido, creando un distacco emotivo ed empatico con il paziente e i propri colleghi, ai quali si associano disturbi come il burn-out, l’attenzione sul lavoro si riduce e aumenta il rischio di errori e infortuni che determinano lunghi periodi di assenze e malattia, nonché casi di fuga dalla professione e assenteismo, oltre che una maggiore diffidenza a proporre cure sperimentali.

Il malessere individuale, spesso, manifesta anche eventi autolesivi più o meno consapevoli, con aumento del tabagismo o assunzione di alcool, psicofarmaci, stupefacenti e propensione agli incidenti.

Vi è inoltre una propensione a compiere atti per nulla deontologici verso i pazienti. Il born-out provoca o aggrava disturbi di tipo somatico, quali disturbi gastrointestinali, emicrania e cefalea, disturbi sessuali, malattia della pelle, asma e allergie, disturbi del sonno e diminuzione delle difese immunitarie. Un valido strumento che misura e descrive la frequenza e il grado di gravità delle aggressioni è la Scala MOAS, una scala che ha 4 parametri (aggressività verbale, fisica, fisica autodiretta, fisica eterodiretta) e 4 punteggi che vanno da 0 (nessuna gravità) a 4(atti gravi).

Un altro valido strumento che valuta il benessere psicologico cognitivo, affettivo e somatico dopo l’aggressione è la SVBPA, l’indagine si focalizza ad osservare le differenze psichiche dallo stato iniziale a quello finale nell’arco delle 6 settimane, poiché la reazione acuta dovrebbe concludersi entro le 4 settimane. Per evitare d’incorrere in disturbi seri, è importante applicare, anche, strategie personalizzate e individuali per gestire questo stress, come il defusing (disinnescare) con un intervento della durata di 20/40 minuti, gestito da un operatore adeguatamente formato, che va utilizzato a caldo (prima del rientro a casa) o il debriefing che va utilizzato a freddo, cioè nelle 24/76 ore dopo l’evento. L’obiettivo finale di questi due tipi d’intervento è quello di favorire un’integrazione a livello cognitivo, emotivo e spazio-temporale dell’evento.

 Il Ministero della Salute per prevenire il fenomeno e le eventuali complicanze emanò nel 2007 la raccomandazione n. 8. Gli atti di violenza vengono denominati “Eventi sentinella” che richiedono la messa in atto d’iniziative di protezione e prevenzione.

Ogni struttura sanitaria dovrebbe:
  1. diffondere una politica di tolleranza zero verso gli atti di violenza, nei servizi sanitari, sia che siano effettuati dai pazienti o visitatori e sia che siano effettuati dagli operatori sanitari;
  2. incoraggiare il personale a segnalare gli episodi subiti e a suggerire misure adeguati per eliminare tali rischi;
  3. facilitare il coordinamento con le forze di polizia o vigilanza;
  4. assegnare la responsabilità della conduzione del programma di aiuto a soggetti o gruppi di lavoro adeguatamente addestrati e qualificati;
  5. impegnare la Direzione ad attuare, nella propria struttura, misure di sicurezza.

L’evento sentinella dev’essere noto, monitorandolo e aggiornandolo periodicamente.

Per implementare le misure di prevenzione può essere vantaggioso:
  1. creare un gruppo di lavoro con il Direttore sanitario aziendale, il coordinatore medico competente, il responsabile dell’ufficio tecnico, il Direttore del Dipartimento, il clinical risk manager, l’avvocato aziendale e il responsabile della formazione, aventi il compito di analizzare e identificare le situazioni con maggiore vulnerabilità, esaminando i dati riguardanti gli episodi di violenza che si verificano e adottando programmi individuali di aiuto psicologico;
  2. adottare misure strutturali e tecnologici per limitare i rischi come, installando impianti di allarme e impianti video a circuito chiuso, telefoni cellulari, pulsanti antipanico, metaldetector fissi o portatili, dispositivi di sicurezza nelle stanze in caso di pazienti in stato di fermo, assicurando che i luoghi di attesa siano confortevoli, eliminando oggetti che possono fungere da arma e favorendo sistemi d’illuminazione idonei sia all’interno che all’esterno della struttura;
  3. installare sportelli informativi comunicando con informazioni chiare e precise sulle modalità delle prestazioni erogate, sulle attese e informazioni varie.

Il comportamento aggressivo di un utente viene distinto in 2 tipi: da una paziente psichiatrico, è utile e opportuno applicare tecniche di comunicazioni difficile (de escalation) usando toni pacati, un linguaggio calmo, ripetitivo, comprensivo e mantenendo sempre il contatto visivo con la dovuta distanza, se non funzionasse bisogna passare a contenzione farmacologica; da un paziente o accompagnatore semplice, il comportamento aggressivo, invece, può esplodere per un sentimento di paura, frustrazione e impotenza, anche qui si usa la tecnica di “de escalation” ma se fallisse si dovrebbe richiedere l’intervento del servizio di vigilanza o delle forze dell’ordine. 

Gli aspetti della comunicazione, le capacità relazionali e, in particolare, la formazione del professionista, rivestono particolare importanza nell’interagire con la persona assistita o il nucleo familiare, in modo da dare la possibilità agli utenti di fare domande, per comprendere le loro preoccupazioni e le ansie, rispondendo con competenza, adottando un linguaggio semplice e comprensibile, elementi importanti per prevenire gli atti di violenza.

A supporto della problematica è stata promulgata la Legge n. 113/2020 che ha introdotto alcune novità: come la procedibilità d’ ufficio, l’inasprimento delle pene per chi aggredisce, protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi.

La nota dolente, però, in termini di prevenzione e protezione, è l’investimento economico che dovrebbe essere a cura delle singole realtà assistenziali e dalla consuetudine di rimandare alcune importanti decisioni a futuri decreti attuativi.

Essa introduce, anche, una nuova figura, ovvero l’”Osservatorio sulla sicurezza degli operatori sanitari”.

Infine l’11 settembre è stata introdotta la giornata annuale “contro la violenza sugli operatori sanitari”, volta a sensibilizzare i cittadini sull’importanza e sul rispetto del lavoro che svolgono, forse sarebbe stato meglio intervenire e migliorare le misure organizzative, preventive e psicologiche per le vittime di violenza e un sostegno economico per la copertura delle spese legali per la costituzione di parte civile da parte delle vittime degli episodi di violenza.


Il progetto editoriale denominato NeXT 2.0 permette ai neolaureati in medicina, infermieristica e a tutti i professionisti della sanità di poter pubblicare la propria tesi di laurea sul nostro portale. Inviateci le vostre tesi di laurea a [email protected]

Ricordiamo che ogni pubblicazione su NurseTimes è spendibile nei concorsi e avvisi pubblici.

NurseTimes è l’unica Testata Giornalistica Sanitaria Italiana (Reg. Trib. Bari n. 4 del 31/03/2015) fondata e gestita da Infermieri, quotidiano diventato il punto di riferimento per tutte le professioni sanitarie.

Dott.ssa Elisabetta Brescia

Allegato

Tesi: “LA VIOLENZA SUGLI INFERMIERI DI AREA CRITICA: LO STATO DELL’ARTE”

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