Dal 28 ottobre gli infermieri del Naas General Hospital, nella contea di Kildare, sono in agitazione a tempo indeterminato. I posti per assumere esistono sulla carta, ma i controlli di spesa dell’HSE li tengono vuoti. Una vertenza che parla anche a chi in Italia lavora sotto i tetti di spesa per il personale.
Gli infermieri del Naas General Hospital, ospedale pubblico a sud-ovest di Dublino, hanno avviato il 28 ottobre un’azione sindacale a tempo indeterminato. L’ha proclamata l’INMO, il sindacato irlandese di infermieri e ostetriche, che denuncia una carenza di 80 posti infermieristici nella struttura.
Secondo l’emittente pubblica RTÉ, dal primo giorno sono stati chiusi alcuni letti, con ritardi in pronto soccorso e in sala operatoria e la chiusura di un posto letto di terapia intensiva. Alla data del 1° novembre non risultano accordi o sospensioni.
Un accordo rimasto sulla carta
La vertenza non nasce oggi. Nel febbraio 2026 il sindacato aveva sospeso un’azione analoga dopo un accordo con la direzione: copertura dei posti vacanti e 30 nuovi posti per servizi aggiuntivi. Secondo l’INMO, quelle misure non sono state attuate nei tempi previsti a causa delle restrizioni alle assunzioni.
La responsabile delle relazioni sindacali dell’INMO per Naas, Karen McCann, accusa la direzione di tenere l’ospedale in uno stato costante di emergenza aggiungendo letti senza personale assegnato. La richiesta è semplice: ridurre l’attività in proporzione agli infermieri disponibili. Joe Hoolan, dirigente sindacale citato da RTÉ, ha riassunto il problema in una frase: non si può garantire il 100% dei servizi con l’80% del personale.
Le fonti consultate non riportano una risposta ufficiale dell’HSE o della direzione ospedaliera sulla vertenza di Naas.
Posti autorizzati, posti vuoti
Il caso di Naas si capisce meglio guardando i conti del servizio sanitario irlandese. A maggio l’HSE ha annunciato controlli su assunzioni, straordinari e personale d’agenzia dopo uno sforamento di 250 milioni di euro nel primo trimestre. In tre regioni sanitarie è scattata una pausa delle assunzioni per i ruoli non clinici e non critici.
Ad agosto l’Irish Times ha riportato che l’HSE era quasi 6.000 unità sotto il proprio tetto di organico, fissato a 136.605 equivalenti a tempo pieno. Nello stesso periodo lo sforamento di spesa nei primi cinque mesi era di circa 400 milioni. La direttrice generale Anne O’Connor aveva accentrato il controllo: ogni posto richiede la sua approvazione e chi lascia non viene sostituito in automatico.
L’HSE ha precisato che quel tetto non è un obiettivo da raggiungere, ma il livello di personale sostenibile con le risorse approvate. Tradotto: il limite dice quanti infermieri si possono pagare, non quanti ne servono. Secondo l’INMO in Irlanda mancano circa 5.000 infermieri, senza contare le 2.500 colleghe in congedo di maternità.
Il conto arriva in reparto
Le restrizioni formalmente escludevano i ruoli clinici. Nei fatti, sostiene il sindacato, un sistema di approvazioni lento e accentrato produce lo stesso effetto: i posti ci sono, le persone no. Sullo sfondo resta il sovraffollamento dei pronto soccorso, che secondo i dati INMO citati da TheJournal ha toccato il livello più alto da quasi quattro anni, con 824 pazienti in barella in un solo giorno.
L’INMO ha scelto una strategia che vale la pena osservare: non chiede soltanto assunzioni, chiede che l’attività venga commisurata al personale presente. Letti chiusi se mancano gli infermieri, invece di letti aperti con infermieri che si moltiplicano. È una logica che punta sulla sicurezza dei pazienti più che sul conflitto salariale.
Perché riguarda anche l’Italia
Per un coordinatore italiano lo scenario è familiare. Anche da noi le assunzioni passano per un tetto alla spesa per il personale, ancorato da vent’anni ai livelli del 2004 con correttivi successivi, e per piani di fabbisogno che inseguono i bilanci. Anche da noi i letti aggiunti in emergenza, le barelle in corridoio e il personale che non cresce sono esperienza quotidiana.
La differenza è nello strumento. In Italia la riduzione programmata dell’attività per carenza di personale è rara e quasi mai rivendicata come misura di sicurezza. L’Irlanda mostra che un sindacato può farne il centro di una vertenza.
Naas è un ospedale di provincia, ma la domanda che pone è nazionale ovunque: se i posti esistono sulla carta e restano vuoti, chi risponde del turno scoperto?
Antonio Leuci
Fonti
- INMO, Nurses in Naas General Hospital begin industrial action on staffing (28 ottobre 2026)
- RTÉ, Industrial action at Naas General Hospital to continue (29 ottobre 2026)
- TheJournal.ie, Nurses begin indefinite industrial action at Naas hospital over staffing crisis (28 ottobre 2026)
- The Irish Times, Almost 6,000 fewer healthcare staff than officially permitted, HSE says (21 agosto 2026)
- The Irish Times, HSE to pause recruitment in some non-frontline roles due to 250m overspend (6 maggio 2026)RTÉ, HSE to pause some recruitment, overtime due to 250m overspend (6 maggio 2026)
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