La richiesta di green pass non comporta la violazione della riservatezza dei dati sanitari. Lo ha stabilito la Terza sezione del Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 5130 depositata ieri, respingendo l’appello sollevato da quattro cittadini italiani nei confronti dell’ordinanza cautelare del Tar Lazio che a sua volta gli aveva dato torto. Gli appellanti avevano impugnato il Dpcm del 17 giugno 2021 chiedendone la sospensione e lamentando la lesione della riservatezza sanitaria, il rischio di discriminazioni, nonché il pregiudizio economico per i frequenti tamponi. I Cds ha confermato la pronuncia di primo grado.
Fonte: ilsole24ore
Ultimi articoli pubblicati
- Infermieri, rapporto CNEL 2026: solo il 34,6% soddisfatto dello stipendio
- Nevralgia del trigemino: farmaci e interventi per fermare il dolore
- Bonus mamme 2026 fino a 720 euro: le regole INPS per le lavoratrici
- Infezioni ospedaliere, il manifesto si lava le mani. L’organizzazione no
- Dirigente pubblica rinuncia a oltre 50mila euro di aumento per non gravare sui conti dell’ente in difficoltà
Lascia un commento