Via libera definitivo della Commissione Bilancio all’emendamento che introduce l’equo compenso
Dopo anni di contratti “capestro”, con prestazioni al minimo ribasso grazie anche alla complicità di bandi pubblici a cifre simboliche di pochi euro, arriva un primo argine che garantisce il principio dell’equo compenso.
Previsto nel decreto legge fiscale, interessate tutte quelle professioni iscritte ad ordini e collegi e riunite in associazioni. La norma vale sia per il pubblico che per il privato.
Più dignità al lavoro
Quindi verranno ritenute nulle le clausole vessatorie contenute nei contratti, che prevedono le iniquità del compenso. Le pubbliche amministrazioni non potranno più emanare bandi con prestazioni a “zero” o pochi euro come compenso.
Si introduce un principio-tutela per il quale i professionisti (anche senza Ordini di riferimento) hanno un minimo salariale sotto il quale non si può scendere quando la committenza è da parte di banche, assicurazioni e grandi imprese. Serviranno successivi interventi normativi per stabilire il quantum di questi minimi (si potrebbe fare riferimento ai parametri giudiziali oggi utilizzati in sede di liti in tribunale, oppure demandare la regolamentazione ai ministeri competenti per ogni professione), ma la fissazione del principio è il passo al quale miravano le professioni.
La Commissione Bilancio del Senato da il via libera all’emendamento riformulato dal relatore Silvio Lai del PD.
Intanto, in attesa del testo dopo l’ok del Senato, l’ufficio di presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio ha preso all’unanimità l’impegno a chiudere l’esame del del decreto fiscale entro venerdì 1° dicembre e ha già stilato il calendario dei lavori.
Garantendo un passaggio rapido in commissione ci sarebbe così anche lo spazio per eventuali ulteriori modifiche al testo, anche se il relatore a Palazzo Madama, Silvio Lai (Pd), già ha annunciato che a Montecitorio il decreto non sarà toccato e che i deputati potranno invece lavorare in seconda lettura sulla manovra.
Grande soddisfazione per il Comitato Unitario Permanente degli ordini e collegi professionali (CUP) di cui la Federazione Nazionale Collegi Ipasvi è membro, che proprio il 30 novembre aveva programmato una manifestazione a Roma per sostenere la norma. Premiato quindi il grande impegno della Federazione Ipasvi su questa tematica.
Anche dal mondo politico soddisfazione per il provvedimento “ora la pubblica mi stazione dovrà tenerne conto” commenta il sottosegretario all’economia Pierpaolo Baretta.
Giuseppe Papagni
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