Presentato in Senato un Ddl per la riforma del sistema sanitario di emergenza preospedaliero e ospedaliero. La prima firmataria Maria Cristina Cantù (Lega): “L’obiettivo è garantire un servizio innovativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale”.
Garantire un servizio innovativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Questo l’obiettivo della proposta di riforma del sistema sanitario di emergenza preospedaliero e ospedaliero, presentata dalla Lega a Palazzo Madama attraverso un disegno di legge (Ddl 224) a prima firmata della senatrice Maria Cristina Cantù, vicepresidente della Commissione Sanità.
“Nostro obiettivo – spiega Cantù – è garantire un servizio nazionale innovativo e omogeneo su tutto il territorio, prevedendo il riordino del sistema sanitario di emergenza preospedaliero e la necessaria integrazione con quello ospedaliero, basato sul Numero Unico Europeo 112 con operatori multilingue. A tale scopo perfezioniamo la rete diretta dalle Regioni e dalle Province autonome, composta dalle centrali e dalle sale operative, dentro le quali operano medici, infermieri e tecnici altamente specializzati in emergenza-urgenza, che coordinano la rete dei mezzi di soccorso, avvalendosi anche del terzo settore”.
Prosegue la sentrice: “Il personale delle centrali operative del soccorso viene maggiormente professionalizzato attraverso la definizione di standard formativi specifici. Stessa attenzione è stata posta nella definizione della figura del soccorritore e dell’autista soccorritore. Punti di forza sono l’appropriatezza, l’uniformità e la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini, nionché il consolidamento dei sistemi di elisoccorso regionali e interregionali”.
Sempre Cantù: “Un elemento importante è l’integrazione tra il servizio preospedaliero e ospedaliero: le amministrazioni regionali e provinciali gestiscono in forma unitaria le risorse umane e provvedono alla riorganizzazione del pronto soccorso e dei Dea, anche attivando percorsi rapidi di trattamento, in base ai livelli di urgenza”.
E ancora: “Previsti anche interventi per la digitalizzazione dei processi clinico-assistenziali e ospedalieri, che diventano un requisito essenziale per gli enti erogatori, e interventi di adeguamento del sistema di emergenza-urgenza per incrementare i posti letto attraverso la riqualificazione delle strutture preesistenti, ad esempio ospedali e Rsa, comprese quelle nate a seguito della pandemia Covid. Si introduce anche un sistema di monitoraggio delle prestazioni degli erogatori. Si tratta di misure volte a garantire a tutti i cittadini un servizio efficace e di qualità”.
“L’assistenza in emergenza-urgenza è un asse portante del nostro Servizio sanitario nazionale e del diritto alla tutela della salute dei cittadini – commenta Giovanni Migliore, presidente Fiaso -. Oggi è indispensabile avere una legge di riordino che ne possa garantire efficienza e omogeneità organizzativa in tutta Italia. Il Ddl Cantù, oltre a colmare questo gap, introduce alcune novità importanti. Il soccorso preospedaliero viene integrato con la rete ospedaliera e viene introdotto un sistema nazionale di valutazione e monitoraggio delle prestazioni. Ma soprattutto il sistema di soccorso attuale e futuro necessita di professionisti qualificati, e anche su questo il Ddl interviene con la previsione, anche per gli infermieri, di un percorso di formazione specifica”.
Per Fabio De Iaco, presidente di Simeu,
“il Ddl ha il merito di intervenire su molti punti ancora irrisolti della fase preospedaliera dell’emergenza-urgenza: l’obiettivo finale è un sistema unico, efficace e sostenibile che preveda l’efficientamento della fase ospedaliera e la totale integrazione tra le due fasi, attraverso l’unicità del ruolo dei sanitari e la piena condivisione delle funzioni di coordinamento”.
Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac, auspica una riforma del “sistema di emergenza-urgenza territoriale, in modo da renderlo realmente appropriato, efficace, efficiente ed equamente organizzato in tutte le Regioni d’Italia”. E aggiunge: “Il modello che da sempre proponiamo non contempla un medico in ogni ambulanza, ma un’opportuna integrazione tra mezzi infermierizzati e medicalizzati, in base alle reali esigenze della popolazione e al progresso tecnologico e organizzativo, puntando sulla qualità. Quindi anche sulle competenze e sulle skill dei professionisti sanitari sui quali fondarlo”.
Secondo Andrea Andreucci, presidente Siiet, negli ultimi trent’anni l’evoluzione del sistema dell’emergenza preospedaliera non ha trovato supporto in un adeguamento normativo utile a sostenerla:
“Esistono gap normativi e zone d’ombra che pongono dubbi sui limiti del campo d’azione dei professionisti che operano nel sistema. Proprio la senatrice Cantù, già nella passata legislatura, aveva avanzato una proposta che, come il testo oggi in discussione, va nella direzione da noi auspicata. In particolare con il riconoscimento del ruolo fondamentale che l’infermiere svolge all’interno dei setting di emergenza, sia nel servizio preospedaliero sia nell’intraospedaliero. Un ruolo che va valorizzato per le competenze di base e avanzate che oggi questo professionista dimostra chiaramente di possedere”.
Redazione Nurse Times
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