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Cuore artificiale senza fili: nuove prospettive per la cardiochirurgia

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Cuore artificiale senza fili: nuove prospettive per la cardiochirurgia
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Il doppio intervento eseguito in Kazakistan potrebbe avere presto un seguito anche in Italia.

Il trapianto cardiaco è la terapia più efficace per il trattamento dell’insufficienza cardiaca terminale. In Italia, nel 2018, sono stati effettuati 227 trapianti di cuore. Gli interventi hanno coinvolto poco più del 30% di coloro che sono in lista d’attesa. Oggi c’è una speranza in più per tutti questi pazienti. Arriva da un dispositivo wireless (senza fili, 90 grammi, 8 centimetri), che unisce una tecnologia già nota di assistenza cardiocircolatoria meccanica (Vad, una microturbina in titanio che supporta la funzione del ventricolo sinistro, pompando fino a 8,5 litri di sangue al minuto) a un sistema di trasmissione transtoracica dell’energia elettrica (tecnologia denominata Coplanar Energy Transfer).

Messo a punto dall’azienda israeliana Leviticus Cardio, consente di ricaricare il cuore senza fili, tramite una cintura indossabile che invia corrente alla batteria interna del dispositivo. È il cuore artificiale senza cavi e batterie esterne, capace di alimentarsi in modalità wireless e impiantato per la prima volta al mondo su due pazienti di 51 e 24 anni con insufficienza cardiaca incurabile ad Astana, in Kazakistan, da una equipe internazionale. Un intervento che ha visto la partecipazione di Massimo Massetti, direttore Area cardiologica Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma e ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, insieme ai colleghi Yury Pya di Astana e Ivan Netuka di Praga.

Il device wireless migliora la qualità di vita dei pazienti e riduce il rischio di infezioni. II primo paziente, a poche settimane dall’intervento, è stato dimesso ed è tornato a una vita normale, con la possibilità di fare sport e anche di nuotare in piscina (impossibile con il device classico con batteria esterna e cavo). Per questo la speranza è offrire presto ai pazienti questa opportunità terapeutica, che rappresenta un considerevole progresso nella cura dell’insufficienza cardiaca terminale refrattaria a ogni trattamento farmacologico.

Il progetto ha seguito tutte le tappe. Da quelle in vitro alla sperimentazione animale, per poi arrivare, dopo che ne sono state dimostrate l’efficacia e la sicurezza, agli impianti nei pazienti. I risultati della sperimentazione clinica, svolta nell’ambito del progetto FIVAD, sono stati pubblicati sul Journal of Heart and Lung Transplantation. Non appena saranno completate le certificazioni necessarie con la commercializzazione del dispositivo, si continuerà a verificare l’efficacia del sistema nei pazienti, accrescendo l’esperienza clinica con altri impianti da realizzare anche in Italia.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Messaggero

 

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