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Coina: “Sanità italiana sempre più alla deriva. Senza investimenti veri sui professionisti, non saremo in grado di affrontare le sfide future”

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Il Coina, sindacato delle professioni sanitarie, raccoglie, analizza e rilancia il recente autorevole e drammatico allarme lanciato dalla Corte dei conti nel Giudizio di parificazione 2024. Liste d’attesa insostenibili, assistenza territoriale inadeguata, prevenzione assente: il Servizio sanitario nazionale è al collasso.

Il problema? Per il Coina è la cronica mancanza di investimenti sul capitale umano: infermieri, ostetriche, fisioterapisti, tecnici, da anni dimenticati nelle scelte politiche e gestionali.

Italia maglia nera negli investimenti sanitari

La Corte dei conti, nel suo Giudizio di parificazione 2024, ha messo ancora una volta nero su bianco le gravi criticità del Servizio sanitario nazionale: liste d’attesa insostenibili, assistenza territoriale frammentata, prevenzione inadeguata, difficoltà di accesso alle cure e crescente diseguaglianza tra le aree del Paese. Un quadro a tinte fosche che riflette anni di sottofinanziamento e scelte miopi.

A questi elementi si aggiungono gli allarmanti dati che sono da tempo davanti agli occhi di tutti e che emergono dai rapporti internazionali: la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,2% del Pil, al di sotto della media europea (6,8%) e di quella Ocse (6,9%).

L’Italia si colloca solo al 16esimo posto tra i 27 Paesi europei per spesa pro capite e in ultima posizione tra i Paesi del G7: un livello di investimento non più compatibile con la tenuta del sistema. Un sistema che, così com’è, rispetto alla pressione a cui è sottoposto, rischia inevitabilmente di implodere, secondo Marco Ceccarelli, segretario nazionale Coina.

Infermieri dimenticati: stipendi tra i più bassi d’Europa

Secondo i dati Ocse 2024 (Health at a Glance Europe), gli infermieri italiani percepiscono in media 32.600 euro l’anno, contro una media europea di 39.800 euro: un gap del 20%, che le ultime tornate contrattuali non hanno nemmeno scalfito.

Nei Paesi più avanzati le retribuzioni sono il doppio o il triplo: in Lussemburgo gli infermieri guadagnano in media 79.000 euro, in Belgio 72.000, nei Paesi Bassi 54.000 euro. Al contrario, in Italia gli stipendi sono fermi e la professione è sempre meno attrattiva.

Ceccarelli (Coina): “Servono investimenti veri e un contratto dedicato”

“Siamo davanti a un bivio – dichiara il segretario Coina –. O si ha il coraggio di ricostruire la sanità pubblica, mettendo al centro le donne e gli uomini che ne sono il cuore pulsante, o il Servizio sanitario nazionale è destinato a sgretolarsi. Non bastano piccoli ritocchi: servono investimenti strutturali, un contratto dedicato solo ai professionisti sanitari dell’area non medica e una politica lungimirante, che smetta di sacrificare il capitale umano sull’altare del bilancio”.

Le proposte del Coina

Il Coina chiede da tempo alla politica un cambio di passo immediato:

  • Un piano straordinario di investimenti per il personale sanitario, a partire dagli infermieri, per colmare il gap retributivo e rendere la professione attrattiva.
  • Un contratto specifico per i professionisti sanitari non medici, che riconosca competenze, responsabilità e peculiarità del loro lavoro.
  • Una governance che metta fine alla precarietà organizzativa, con un reale potenziamento dell’assistenza territoriale e della prevenzione.

Un appello alla politica

“Non si può più ignorare l’ennesimo allarme della Corte dei conti – conclude il segretario Coina –. La salute dei cittadini non può continuare a dipendere dai saldi di bilancio. Ora servono scelte coraggiose per salvare e ricostruire la sanità pubblica”.

Redazione Nurse Times

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