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Boston, 4mila infermieri verso lo sciopero a oltranza. Al Brigham and Women’s Hospital la trattativa si è fermata sugli aumenti per tutti

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Gli infermieri del Brigham and Women’s Hospital hanno respinto l’offerta finale dell’azienda e fissato uno sciopero senza data di fine dal 12 novembre. L’ospedale offre aumenti solo ai più anziani e dice di avere i conti in rosso. Una vertenza americana che parla anche di noi: di salari, di personale interinale e di chi decide cosa si intende per sicurezza.

Il preavviso è stato consegnato domenica 1 novembre. Se l’incontro del 9 novembre non porterà a un accordo, dalle 7 del mattino di giovedì 12 gli infermieri del Brigham and Women’s Hospital di Boston, uno dei principali ospedali universitari degli Stati Uniti, incroceranno le braccia. Senza una data di rientro. Sono oltre 4mila, iscritti alla Massachusetts Nurses Association (MNA). Secondo la CBS locale, sarebbe il più grande sciopero a oltranza di infermieri nella storia dello Stato.

Undici mesi di trattativa

La vertenza dura da circa undici mesi. L’8 luglio gli infermieri avevano già scioperato per un giorno. L’ospedale aveva risposto con quattro giorni di serrata, motivandola con i contratti già firmati con le agenzie di infermieri sostitutivi, ingaggiati per cinque giorni.

Il 24 settembre il sindacato ha votato l’autorizzazione allo sciopero a oltranza: 2.986 voti favorevoli e 215 contrari. Una prima data, il 14 ottobre, era saltata dopo una trattativa di circa ventiquattro ore, quando l’azienda aveva presentato la sua offerta definitiva. Il 23 ottobre gli infermieri l’hanno respinta.

Cosa offre l’ospedale

Secondo i dati diffusi dall’azienda, l’offerta prevede due aumenti del 2,5% per gli infermieri che si trovano all’ultimo gradino della scala retributiva, cioè i più anziani. Non ci sono aumenti generalizzati. Un neolaureato parte da poco meno di 87.000 dollari l’anno e progredisce con scatti del 5% per vent’anni. Circa il 30% degli infermieri è all’ultimo scatto e guadagna almeno 220.000 dollari.

Mass General Brigham, il gruppo di cui l’ospedale fa parte, sostiene che le retribuzioni sono tra le più alte del mercato. E porta i conti: secondo una comunicazione interna dei vertici citata dalla radio pubblica WGBH, il gruppo è oltre 300 milioni di dollari sotto il budget, con un margine operativo dello 0,3% contro un obiettivo dell’1,5%.

Nella stessa nota i dirigenti scrivono che i soli risparmi amministrativi non basteranno. L’azienda afferma di avere piani di emergenza estesi e di essere pronta a garantire l’assistenza durante lo sciopero.

Cosa chiedono gli infermieri

Il sindacato chiede un adeguamento al costo della vita per tutti, non solo per chi è a fine carriera. Chiede limiti all’uso di infermieri temporanei, interventi sulla carenza di personale e garanzie sull’assicurazione sanitaria. Su quest’ultimo punto e sul personale interinale, secondo una delle infermiere intervistate dalla CBS, l’azienda ha concesso qualcosa. Sul costo della vita, niente.

Le versioni divergono proprio sulla sicurezza. Per l’MNA lo sciopero è per la sicurezza dei pazienti. Per l’ospedale le questioni aperte riguardano solo salari e benefit, e nessuna proposta su sicurezza dei pazienti o del lavoro resta irrisolta. Il comitato sindacale ribatte che l’organizzazione è pronta a spendere milioni per un altro sciopero anziché per un accordo.

Perché interessa anche in Italia

Le cifre americane non sono confrontabili con le nostre. I meccanismi, sì. Tre elementi della vertenza di Boston ricorrono anche nel dibattito italiano.

Il primo è la struttura degli aumenti. Concentrare le risorse sugli ultimi gradini premia chi resta, ma lascia indietro chi è appena entrato: proprio la fascia che, anche in Italia, lascia il servizio pubblico nei primi anni.

Il secondo è il personale esterno. Il ricorso agli infermieri interinali, che a Boston serve anche a reggere gli scioperi, da noi è diventato in molte aziende uno strumento abituale per coprire i buchi d’organico.

Il terzo è il confine tra contratto e sicurezza. Quando un’azienda dice che la sicurezza non è in discussione e il sindacato sostiene il contrario, il punto di disaccordo è quasi sempre lo stesso: quante persone ci sono in turno. È la domanda che un contratto, da solo, fatica a risolvere.

Il 9 novembre si saprà se a Boston prevarrà l’accordo o lo sciopero. In ogni caso, la vertenza ricorda che il salario di ingresso e il numero di colleghi in turno sono due facce della stessa trattativa.

Antonio Leuci

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