Condannato per violenza sessuale, l’uomo si è visto riconoscere le attenuanti dalla Corte di Cassazione perché aveva chiesto scusa.
Sono bastate delle scuse per ottenere uno sconto di pena sulla condanna per violenza sessuale. Un infermiere, infatti, baciò e palpeggiò una paziente, toccandone anche le parti intime, ma la sentenza della Corte di Cassazione ha sancito che, nonostante sia riconosciuta all’imputato una violazione connessi al ruolo professionale, prevalgono le attenuanti. Del resto, per il giudice, gli abusi sono stati compiuti “in modo repentino” e la “libertà sessuale della paziente non è stata compromessa in modo grave”.
La ricostruzione – Secondo quanto ricostruito dal Messaggero, la vicenda vede protagonista un infermiere, oggi 67enne, all’epoca dei fatti in servizio presso un ospedale abruzzese. Al tempo l’uomo fu denunciato per aver baciato e palpeggiato una paziente che si trovava ricoverata nel reparto di Psichiatria mentre era distesa sul lettino, con gli elettrodi posizionati sul corpo. Il Tribunale di Lanciano, in provincia di Chieti, lo aveva condannato per violenza sessuale.
Il 18 gennaio del 2022 la Corte d’Appello dell’Aquila aveva riquantificato la pena iniziale a tre anni e quattro mesi, riconoscendo all’imputato l’attenuante del pentimento. Dopo gli abusi, infatti, l’infermiere aveva chiesto immediatamente scusa alla vittima. Una circostanza attenuante, secondo i giudici, del “fatto di minor gravità” e prevalente rispetto al reato commesso dal professionista nei confronti della persona offesa.
Ciò detto, il procuratore generale della Corte d’Appello dell’Aquila aveva impugnato la sentenza di secondo grado, chiedendo l’annullamento. Secondo il procuratore, ci sarebbe stata “un’erronea applicazione” del Codice penale, che prevede uno sconto di pena per i reati di minor gravità, e quindi c’è stato “un vizio di motivazione da parte dei giudici” nel valutare “la natura oggettiva degli atti sessuali”.
La sentenza – Lo scorso 25 ottobre i giudici della Terza sezione penale della Cassazione hanno confermato lo sconto di pena per l’infermiere, di fatto contraddicendo quanto dichiarato dal procuratore generale. La Suprema Corte ha ritenuto che gli abusi da parte del professionista sono stati compiuti “in modo repentino” e, contriamente a quanto sostenuto dal procuratore generale, in Appello è stata valutata “la vulnerabilità della vittima, ricoverata nel reparto di Psichiatria, che non è stata ritenuta compromessa in modo grave”, proprio sulla scorta del pentimento immediato dell’imputato.
Redazione Nurse Times
Fonte: Leggo
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