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Canada, una revisione degli organici rinuncia ai rapporti fissi. A Terranova e Labrador si conta il carico, prima degli infermieri

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Il governo di Terranova e Labrador ha pubblicato la revisione degli organici infermieristici affidata a Deloitte: 21 raccomandazioni, sei strutture analizzate, quasi 1.200 posti equivalenti a tempo pieno. La scelta di fondo è abbandonare i rapporti rigidi infermiere-paziente a favore di un modello basato su acuità e ore di assistenza. Una discussione che riguarda da vicino anche l’Italia.

Il rapporto, chiamato “Core Staffing Review”, è stato reso pubblico il 26 ottobre dal ministero della Salute e dei servizi comunitari della provincia di Terranova e Labrador, in Canada. Era un impegno preso con il sindacato degli infermieri, la Registered Nurses’ Union NL, nel rinnovo contrattuale del 2019. Quando la revisione fu avviata, nel novembre 2025, il sindacato la definì la prima valutazione complessiva dei fabbisogni infermieristici in oltre quarant’anni.

L’analisi ha riguardato sei realtà diverse: due unità dell’Health Sciences Centre di St. John’s, un ospedale regionale, due centri sanitari rurali, una struttura per lungodegenza e un servizio territoriale. Le figure considerate sono nurse practitioner, infermieri, infermieri pratici (LPN) e assistenti alla persona.

Cosa dicono i dati

Il quadro è quello di un sistema che lavora stabilmente al limite. In otto unità per acuti su nove esaminate, il tasso di occupazione dei letti ha superato costantemente il 90%. Il reparto di medicina dell’ospedale regionale James Paton ha superato il 100% in tutti e tre gli anni analizzati.

Nel 2024-2025 circa 4.700 infermieri hanno accumulato 61.500 giornate di malattia, in media 13 a testa. Nella lungodegenza le ore di assistenza per residente al giorno oscillano tra 2,9 e 3,9, contro un obiettivo provinciale di 4. Sul territorio le visite sono cresciute del 18,4% in tre anni, e oltre la metà si svolge a domicilio.

Il rapporto annota che gli infermieri sostengono la pressione di lavoro più alta in tutte le strutture e che il ricorso a infermieri di agenzia è più forte nelle aree rurali. Manca però un dato puntuale sui posti vacanti: in diverse sedi il budget del personale non era nemmeno registrato in contabilità. Un limite che il documento dichiara apertamente.

Ore di assistenza, non rapporti fissi

Il punto più discusso riguarda il metodo. Il rapporto propone di superare i modelli basati su rapporti rigidi per adottare un approccio guidato dai dati e dall’acuità dei pazienti. Lo strumento principale sono le ore di assistenza per giornata di degenza (HPPD): si stimano le ore necessarie per paziente, si moltiplicano per i volumi attesi e si ottiene l’organico.

Al calcolo si aggiunge una maggiorazione del 30% per coprire ferie, malattie, formazione e assenze. Chi compila un piano turni sa che questa quota decide se l’organico regge o se il primo certificato di malattia lo fa saltare.

Per il mix di competenze, negli acuti gli infermieri dovrebbero rappresentare tra il 70 e il 100% della componente infermieristica, con un supporto di assistenti intorno al 5%. In lungodegenza l’obiettivo è il 30% di infermieri e il 70% di assistenti.

La scelta non coincide con quanto chiede una parte del personale. Nelle consultazioni, alcuni operatori hanno insistito sull’importanza di rapporti fissi e sicuri. Il rapporto li registra come opinione, ma non li fa propri. Il confronto, quindi, si sposta dal numero di pazienti per infermiere alla qualità dei dati con cui si misura il carico.

Le 21 raccomandazioni

Le raccomandazioni sono organizzate in quattro aree: permettere al personale di lavorare al pieno delle proprie competenze, stabilizzare gli organici di base, passare da una pianificazione reattiva a una basata su evidenze e ridurre il carico strutturale. Tra le direzioni indicate ci sono l’allineamento dei ruoli, la riduzione delle attività non cliniche, percorsi di inserimento e tutoraggio, strumenti standard per misurare l’acuità e una gestione migliore dei flussi di pazienti.

Il rapporto è accompagnato da una guida in sette passaggi per applicare lo stesso metodo alle altre strutture. Il ministro della Salute, Joedy Wall, ha dichiarato che le raccomandazioni saranno esaminate insieme ai sindacati. Non è stato indicato un calendario di attuazione.

Perché interessa agli infermieri italiani

In Italia il dibattito sugli standard di personale è ancora aperto, tra chi chiede rapporti minimi per legge e chi propone metodi di calcolo del fabbisogno basati sui carichi. L’esperienza canadese mostra che anche il secondo modello ha bisogno di condizioni precise: dati affidabili sulla complessità dei pazienti, budget del personale trasparenti, una quota realistica per le assenze.

Mostra anche un rischio. Un metodo flessibile, senza dati solidi, può diventare un modo elegante per giustificare gli organici esistenti. Il rapporto stesso ammette che la complessità assistenziale non viene misurata in modo uniforme.

Per i coordinatori la lezione è pratica: registrare acuità, ore e assenze in modo sistematico non è burocrazia, è la base di qualsiasi richiesta di personale. Rapporti fissi o ore di assistenza, senza misure il risultato non cambia: si conta chi c’è, non chi servirebbe.

Antonio Leuci

Fonti

  • Government of Newfoundland and Labrador, Provincial Government Releases Core Staffing Review (26/10/2026)
  • NL Health Services, Core Staffing Review (Deloitte, 2026)
  • NL Health Services, Guidelines for Staffing Planning in Practice
  • Registered Nurses’ Union NL, comunicato del 17/11/2025

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