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Manovra 2027, la sanità resta in sala d’attesa. E il conto degli infermieri non è ancora scritto

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Il Consiglio dei ministri sulla legge di Bilancio slitta verso fine ottobre. Nel Documento programmatico la sanità vale 2,4 miliardi, le Regioni ne chiedono 6,8 e i sindacati infermieristici presentano le loro richieste. Cosa c’è sul tavolo e cosa ancora manca.

Il testo della manovra non c’è ancora. Il Consiglio dei ministri che doveva approvare il disegno di legge di Bilancio 2027 venerdì 23 ottobre, secondo Agimeg, è scivolato a una data indicativa intorno al 28. Il Governo vuole prima chiudere il confronto con Bruxelles sulla flessibilità per difesa e sicurezza energetica.

Nel frattempo circolano numeri. Il più citato è 2,4 miliardi: è la cifra che si ricava dal Documento programmatico di bilancio approvato il 13 ottobre e inviato alla Commissione europea, dove le misure per la sanità pesano lo 0,10% del Pil nel 2027.

Una cifra contabile, non un assegno

Gli organi di stampa hanno messo in evidenza un dettaglio che conta. Lo 0,10% misura l’effetto della manovra sui saldi di finanza pubblica, non lo stanziamento per il Fondo sanitario. I 2,4 miliardi si ottengono applicando quella percentuale a un Pil di circa 2.400 miliardi, e andrebbero sommati al miliardo di incremento già previsto per il 2027. Negli anni successivi il peso scende: 0,08% nel 2028, 0,07% nel 2029.

Il documento elenca assistenza territoriale, standard per Case e Ospedali di Comunità, aggiornamento dei LEA, liste d’attesa, Fascicolo sanitario elettronico e telemedicina. Sul personale c’è un richiamo generico a competenze e valorizzazione. Nessun importo, nessun numero di assunzioni.

Per chi organizza turni è il capitolo più interessante. Per ora è anche il più corto.

Le richieste sul tavolo

Le Regioni hanno fissato la loro proposta a inizio ottobre: 6,8 miliardi aggiuntivi nel 2027, circa 18 nel triennio. La voce stipendi vale 1,72 miliardi nel 2027, di cui 1,111 miliardi l’anno per gli infermieri. L’obiettivo dichiarato è colmare due terzi del divario con i colleghi dell’Europa occidentale, che le Regioni stimano in 13.167 euro, su una platea di 277.138 infermieri.

Un conto rapido, nostro e da prendere come ordine di grandezza: 1,111 miliardi divisi per quella platea fanno circa 4.000 euro lordi l’anno a testa. Le Regioni chiedono anche di superare i tetti di spesa sul personale, con una metodologia nazionale per il fabbisogno da definire entro il 31 dicembre 2027.

Il 20 ottobre sei presidenti di Regione (Michele de Pascale, Stefania Proietti, Alessandra Todde, Eugenio Giani, Roberto Fico e Antonio Decaro) hanno scritto al Governo chiedendo almeno 5,5 miliardi per il Fondo. È la cifra che, secondo indiscrezioni di stampa di fine estate, il ministro Schillaci avrebbe indicato al MEF. La segretaria del PD Elly Schlein ha sostenuto l’appello e proposto di portare la spesa sanitaria al 7% del Pil.

I sindacati infermieristici hanno presentato richieste proprie. Nursind, con il segretario Andrea Bottega, chiede per gli infermieri «le stesse risorse che verranno destinate al personale medico», la detassazione delle indennità notturne e festive e un compenso orario aggiuntivo, su base volontaria, per coprire le carenze. Nursing Up, con il presidente Antonio De Palma, chiede almeno 500 milioni in più per l’indennità di specificità e per quella delle altre professioni sanitarie, più un fondo perequativo annuale per avvicinare gli stipendi alla media europea.

La posizione del Governo

Il ministro della Salute rivendica il percorso fatto. Al question time del 14 ottobre Schillaci ha ricordato che il Fondo è cresciuto di 17,5 miliardi tra il 2022 e il 2026, fino a quasi 143 miliardi, e ha indicato tra le priorità della prossima manovra la capacità di trattenere medici e infermieri nel Servizio sanitario. Ha citato i 450 milioni per le assunzioni e i 350 per le indennità previsti dalla Legge di Bilancio 2026.

Il MEF ragiona dentro altri vincoli. Secondo il DPB la manovra vale circa 23,5 miliardi, con un deficit programmato al 3,4% del Pil nel 2027, e il Governo ha chiesto circa 5 miliardi a banche e assicurazioni. Nella maggioranza le priorità non coincidono: Irpef per il ceto medio, flat tax, famiglie.

Le Regioni, dal canto loro, richiamano le proiezioni del Documento di finanza pubblica, con la spesa sanitaria pubblica che scende dal 6,14% del Pil nel 2026 al 5,78% nel 2029. Ognuno ha i suoi numeri, e in parte sono tutti corretti.

Cosa guardare quando arriva il testo

Un precedente aiuta a leggere la prossima manovra. La Legge di Bilancio 2026 aveva portato l’indennità di specificità infermieristica da 285 a 480 milioni l’anno, e nella preintesa del CCNL 2025-2027, firmata il 29 luglio e ancora in attesa della sottoscrizione definitiva, quella voce vale 445 milioni. Le risorse della manovra, in altre parole, arrivano in busta paga attraverso il contratto, con i suoi tempi.

Quando il testo sarà pubblico, per gli infermieri le domande utili sono tre:

  • quanto va all’indennità di specificità, e se si tratta di risorse aggiuntive o già destinate ai rinnovi;
  • se il tetto di spesa sul personale viene superato davvero o soltanto allentato;
  • se le assunzioni hanno un numero, un profilo e una data, o restano un’autorizzazione di spesa.

Per un coordinatore la differenza è concreta. Un’autorizzazione di spesa non copre un turno di notte. Un’assunzione a tempo indeterminato, nel reparto giusto e nel mese giusto, sì.

Tra 2,4 e 6,8 miliardi passa la distanza tra una manovra che mantiene e una che cambia qualcosa. Per gli infermieri la cifra decisiva sarà la riga con scritto “personale”.

Redazione Nurse Times

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