Il disegno di legge riconosce carenze organizzative, competenze, sicurezza e responsabilità. Ma impone che tutto avvenga senza nuovi oneri: anche questa volta il SSN dovrebbe cambiare praticamente gratis
La riforma delle professioni sanitarie arriva alla Camera con un’ambizione considerevole: rendere il Servizio sanitario più attrattivo, valorizzare le competenze, migliorare la formazione, tutelare i professionisti, semplificare la burocrazia, programmare i fabbisogni e aggiornare la responsabilità professionale. Manca soltanto un dettaglio, quello che in sanità tende a presentarsi sempre dopo la conferenza stampa: le risorse.
Il disegno di legge A.C. 2700-A contiene alcuni passaggi rilevanti.
La responsabilità penale verrebbe limitata ai casi di colpa grave anche quando il fatto dipende da negligenza o imprudenza, non soltanto da imperizia. Nella valutazione della condotta dovrebbero pesare anche scarsità di personale, carenze materiali, disfunzioni organizzative, urgenza e complessità clinica, purché non evitabili dal singolo professionista.
È un principio importante: riconosce che l’errore sanitario non nasce sempre nella testa o nelle mani dell’operatore, ma può maturare dentro turni insostenibili, organici incompleti e processi mal progettati.
Per anni il sistema ha preteso prestazioni individualmente impeccabili all’interno di organizzazioni strutturalmente imperfette. Il professionista doveva essere prudente anche quando lavorava di corsa, diligente mentre copriva più attività e infallibile in servizi nei quali la carenza era diventata il modello ordinario. Inserire il contesto organizzativo tra gli elementi da valutare non elimina le responsabilità personali, ma evita almeno di fingere che ogni evento avverso cominci e finisca con l’ultimo operatore presente.
Il testo promette anche valorizzazione delle competenze, formazione manageriale aggiornata, certificazione nazionale dell’esperienza, sicurezza, semplificazione amministrativa e migliore programmazione degli accessi formativi.
Per gli infermieri compare inoltre il linguaggio professionale standardizzato da integrare nel Fascicolo sanitario elettronico. Non è un tecnicismo secondario: rendere visibile e interoperabile l’assistenza infermieristica significa finalmente far emergere attività, valutazioni ed esiti che oggi spesso scompaiono nella documentazione clinica.
Ma proprio qui comincia la parte meno convincente.
La delega stabilisce che i decreti attuativi non debbano produrre nuovi o maggiori oneri. In pratica si chiede di migliorare attrattività, competenze, formazione, sicurezza e organizzazione usando ciò che il sistema già possiede. E ciò che possiede, come ricordano quotidianamente aziende e Regioni, sarebbe insufficiente persino per mantenere i servizi attuali.
La formazione richiede tempo di lavoro, docenti e sostituzioni. La certificazione delle competenze richiede strutture e procedure. La sicurezza richiede personale, tecnologia e prevenzione. La semplificazione digitale richiede sistemi interoperabili e supporto organizzativo. Il riconoscimento professionale, se non deve limitarsi a una pergamena, richiede incarichi, responsabilità e retribuzioni coerenti. Tutto questo può essere razionalizzato, ma difficilmente può essere realizzato gratuitamente.
Anche la pianificazione dei fabbisogni merita attenzione.
Calcolare quanti professionisti formare è indispensabile, ma non basta aumentare i posti universitari se poi studenti e neolaureati incontrano tirocini congestionati, tutor insufficienti, stipendi poco competitivi e progressioni quasi immobili. Programmare l’ingresso senza modificare la permanenza significa riempire una vasca continuando a lasciare aperto lo scarico.
Il Parlamento dovrebbe quindi legare ogni principio a indicatori verificabili: riduzione degli adempimenti amministrativi; posti formativi correlati ai fabbisogni; ore dedicate allo sviluppo delle competenze; incarichi professionali effettivamente attivati; diminuzione degli eventi legati a carichi e carenze; tempi di accesso ai dati clinici; investimenti necessari per l’attuazione.
Il disegno di legge contiene idee utili e un riconoscimento non banale del peso dell’organizzazione. Ma una delega non cambia ancora il lavoro quotidiano e una clausola di neutralità finanziaria non può diventare il mantello magico con cui rendere gratuite tutte le riforme.
Se vogliamo professionisti più tutelati, formati e valorizzati, dobbiamo costruire condizioni coerenti. Altrimenti avremo una riforma moderna nel linguaggio e tradizionale nell’attuazione: grandi obiettivi, molti decreti e il solito invito alle aziende a fare meglio con quello che manca.
Guido Gabriele Antonio
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento