Nicolò annuncia il progetto per portare gli infermieri nei grandi palazzi: sperimentazione allo studio, nessun via libera in Giunta
L’infermiere di condominio in Liguria potrebbe portare l’assistenza sanitaria direttamente nei grandi complessi residenziali, avvicinando i servizi soprattutto agli anziani e alle persone con ridotta autonomia. L’idea è ricavare piccoli ambulatori negli spazi disponibili, comprese le portinerie inutilizzate, impiegando infermieri del servizio sanitario regionale.
A presentare la proposta è stato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, durante Portofino Talks, evento organizzato da Philia Associates. Come riportato da diversi media, il progetto è ancora in elaborazione e non è stato sottoposto alla Giunta regionale.
Come funzionerebbe l’infermiere di condominio
La proposta riguarda edifici che ospitano anche centinaia di residenti, molti dei quali anziani. Il personale infermieristico svolgerebbe una parte della propria attività all’interno del condominio, secondo un’organizzazione ancora da definire.
«L’idea che stiamo sviluppando, ancora agli albori, è qualcosa che va oltre», ha spiegato Nicolò, riferendosi all’assistenza domiciliare già rivolta a migliaia di ultrasessantacinquenni liguri.
Il servizio avrebbe quindi l’obiettivo di avvicinare l’assistenza ai luoghi di vita. Prestazioni, orari, modalità di accesso e numero di professionisti coinvolti non sono specificati nell’annuncio: non è ancora possibile indicare quali interventi saranno effettivamente disponibili.
Primo condominio individuato, sperimentazione da definire
Secondo quanto annunciato, lo staff dell’assessore avrebbe già individuato un primo grande condominio potenzialmente adatto alla sperimentazione, con un sopralluogo previsto nella settimana successiva all’intervento pubblico.
La scelta non sarebbe limitata ai quartieri con maggiore disagio sociale. A orientarla sarebbero anche le dimensioni degli edifici e le caratteristiche della popolazione residente.
Per gli anziani con difficoltà negli spostamenti, un punto assistenziale vicino all’abitazione potrebbe facilitare il contatto con i professionisti. È un beneficio atteso, che dovrà essere verificato attraverso la sperimentazione.
Assistenza territoriale: il raccordo con i servizi esistenti
La proposta si colloca nel dibattito sulla sanità di prossimità. Il monitoraggio ufficiale AGENAS sul DM 77/2022 esamina lo sviluppo di Case della Comunità, Centrali operative territoriali, Ospedali di Comunità e assistenza domiciliare.
In questo contesto, sarà importante chiarire come l’ambulatorio condominiale si collegherà ai medici di famiglia, agli infermieri di famiglia e comunità e ai servizi distrettuali. La vicinanza fisica può essere utile se accompagnata da continuità assistenziale e percorsi condivisi.
Personale e risorse, i nodi per passare all’attuazione
Resta centrale la disponibilità degli infermieri. «Se servono, si assumono. Intanto vogliamo dare un segnale concreto di vicinanza», ha dichiarato Nicolò.
L’annuncio non quantifica però assunzioni, finanziamenti o tempi di attivazione. Andranno inoltre definiti l’idoneità degli spazi e l’impatto sull’organizzazione dei servizi già operativi.
L’infermiere di condominio rappresenta dunque una proposta da sviluppare: i prossimi aggiornamenti dovranno chiarire fattibilità, risorse e criteri della sperimentazione, per trasformare l’obiettivo di assistere gli anziani sotto casa in un servizio concretamente accessibile.
Redazione NurseTimes
Immagine: creata da AI
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