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Ebola in Congo, si estende l’epidemia causata dal virus Bundibugyo

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Stando all’ultimo bollettino informativo, pubblicato il 28 agosto 2026, l’epidemia di ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo si è estesa a un’ulteriore zona sanitaria, Kayna, nel Nord Kivu. Questo aumento porta il numero totale di zone sanitarie colpite a 61, distribuite in sei delle 26 province del Paese: Bas-Uélé, Haut-Uélé, Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tshopo.

Al 7 settembre 2026 la Repubblica Democratica del Congo ha segnalato 6.757 casi confermati, inclusi 3.267 decessi, con un tasso di mortalità grezzo (CFR) del 48,3%. Le dinamiche di trasmissione rimangono variabili nelle diverse aree colpite, con evidenze di una continua espansione geografica e di un aumento costante dei casi in alcune zone sanitarie.

L’elevato tasso di mortalità evidenzia la gravità della malattia e le persistenti difficoltà nell’individuazione tempestiva dei casi, nell’accesso a cure precoci e adeguate e nell’interruzione efficace della trasmissione. Il ritardo nell’individuazione dei casi continua ad alimentare il rischio di un’ulteriore diffusione all’interno delle famiglie, delle comunità e delle strutture sanitarie.

Il livello persistente di trasmissione nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare un rischio di diffusione transfrontaliera. Le attività di screening sanitario e di sorveglianza rimangono operative negli aeroporti, nei porti e ai valichi di frontiera terrestri ufficiali. Tuttavia gli spostamenti attraverso rotte di attraversamento informali persistono e possono facilitare l’esportazione, l’importazione e la successiva trasmissione del virus. In questo contesto il rafforzamento del coordinamento transfrontaliero, unitamente alle continue attività di sorveglianza e preparazione, rimane fondamentale per limitare un’ulteriore diffusione regionale e supportare un’efficace risposta di sanità pubblica.

Con l’espansione dell’epidemia di ebola è aumentato considerevolmente anche il numero di persone che necessitano di un follow-up come contatti. Al 7 settembre l’85,3% dei contatti identificati era stato monitorato con successo nelle 24 ore precedenti, con 21.359 contatti monitorati su 24.719 che necessitavano di un follow-up. L’elevato numero di contatti sotto sorveglianza evidenzia l’entità della potenziale esposizione all’interno delle comunità colpite e le notevoli esigenze imposte alle operazioni di risposta.

L’epidemia di ebola continua a svilupparsi in un contesto umanitario complesso, caratterizzato da insicurezza, conflitti armati e diffusi spostamenti di popolazione. Oltre 26 milioni di persone soffrono di grave insicurezza alimentare, mentre circa un milione di sfollati interni risiedono nella sola provincia di Ituri.

La persistente insicurezza e gli spostamenti forzati limitano l’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi essenziali, ostacolano la capacità delle squadre di intervento di raggiungere le aree colpite e impediscono le attività di sorveglianza, indagine sui casi e tracciamento dei contatti. Il sovraffollamento, la limitata disponibilità di acqua, servizi igienico-sanitari e l’accesso ristretto all’assistenza sanitaria nelle comunità minerarie, negli insediamenti informali e nei siti per sfollati interni compromettono ulteriormente l’individuazione precoce dei casi, le misure di prevenzione e controllo delle infezioni e la fornitura di cure tempestive. Queste condizioni riducono anche l’efficacia degli interventi di risposta e delle attività di sensibilizzazione.

Le raccomandazioni dell’Oms

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) continua a monitorare attentamente e, ove necessario, a verificare le misure relative ai viaggi e agli scambi commerciali in relazione all’epidemia di ebola. Le raccomandazioni temporanee aggiornate sottolineano l’importanza di un controllo coordinato, di una collaborazione transfrontaliera rafforzata e di una sorveglianza e preparazione costanti per prevenire un’ulteriore diffusione regionale e garantire un’efficace risposta di sanità pubblica. Il rapido riconoscimento dei casi, i test e un’assistenza di supporto ottimizzata possono ridurre la mortalità e migliorare la percezione e l’accettazione dell’assistenza sanitaria da parte della comunità nell’ambito della risposta.

Lo scorso 7 agosto l’Oms ha pubblicato un rapporto riguardante i vaccini candidati contro la malattia da virus Bundibugyo, raccomandatndo che Ervebo, l’unico vaccino contro l’ebola autorizzato fosse prioritariamente incluso in uno studio clinico randomizzato nel contesto dell’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo. A seguito di una revisione di ulteriori evidenze il 19 agosto 2026, il Gruppo consultivo strategico di esperti sull’immunizzazione (SAGE) dell’Oms ha concluso che le evidenze disponibili rimangono insufficienti a supportare l’uso programmatico di Ervebo per la prevenzione della malattia virale bovina (BVD) e che la sua efficacia contro la BVD nell’uomo rimane sconosciuta.

L’Oms raccomanda pertanto che Ervebo sia utilizzato per la BVD solo nell’ambito di un protocollo di ricerca. La vaccinazione con Ervebo del personale sanitario e degli operatori in prima linea è attualmente in corso. Al 6 settembre 2026 un totale di 2.007 persone erano state vaccinate in sei zone sanitarie di tre province: Tshopo, Bas-Uélé e Ituri. Il 2 luglio è iniziata la fase di reclutamento dei pazienti per una sperimentazione clinica volta a individuare trattamenti efficaci contro la BVD. La sperimentazione, denominata PARTNERS, è attualmente attiva in cinque diverse strutture cliniche nella provincia di Ituri e ha già arruolato oltre 300 persone con diagnosi confermata.

Redazione Nurse Times

Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)

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