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Infermieri e libera professione: nuova proposta di legge. Dopo la Lombardia, tocca al Piemonte

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La prima Regione ad approvare una proposta di legge per consentire a infermieri e altri professionisti sanitari di esercitare la libera professione, come possono fare i medici, è stata la Lombardia, meno di due mesi fa. Adesso tocca al Piemonte, attraverso un’analoga iniziativa dell’ex assessore alla Sanità e attuale presidente della Commissione Sanità in Consiglio regionale, il leghista Luigi Icardi (foto).

La sua proposta, da inviare al Parlamento affinché vari una norma valida su tutto il territorio nazionale (stesso iter seguito dall’iniziativa lombarda), non nasconde l’auspicio di favorire la permanenza in Piemonte di chi guarda altrove, attraendo al contempo quelle figure professionali che mancano al sistema sanitario regionale.

“Superando il vincolo di esclusività, si favoriscono la permanenza dei professionisti all’interno del Servizio sanitario pubblico – spiega Icardi -. Si tratta di una proposta normativa per consentire loro di esercitare stabilmente la libera professione al di fuori dell’orario di servizio dentro e fuori dagli ospedali, nel rispetto delle attività istituzionali e senza conflitti di interesse. Il provvedimento permetterebbe di valorizzare le competenze dei professionisti sanitari della nostra regione è più in generale dell’Italia, rendendo più attrattivo il Servizio sanitario pubblico e contribuendo alla costruzione di una sanità sempre più vicina ai cittadini”.

Il discrimine tra medici e altri professionisti sanitari in tema di libera professione è questione dibattuta da tempo. “L’iniziativa – prosegue Icardi – parte dalla consapevolezza che il Servizio sanitario nazionale sta attraversando una profonda trasformazione. Invecchiamento della popolazione, aumento della cronicità, necessità di garantire cure di prossimità e crescente complessità organizzativa impongono modelli assistenziali nuovi, capaci di valorizzare pienamente le competenze di infermieri, ostetriche, professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione”.

E ancora: “Il principio alla base della proposta è chiaro: l’attività libero-professionale non deve rappresentare un’alternativa al Servizio sanitario pubblico, ma uno strumento complementare ad esso. Il professionista potrà esercitarla esclusivamente al di fuori dell’orario di servizio, senza pregiudicare le proprie funzioni istituzionali e nel rispetto delle esigenze organizzative dell’ente di appartenenza, della trasparenza e dell’assenza di conflitti di interesse”.

Sempre Icardi: “L’obiettivo è mettere a disposizione dei cittadini un patrimonio di conoscenze, specializzazioni ed esperienze professionali già presente nel sistema sanitario, creando contemporaneamente nuove condizioni di valorizzazione per chi quotidianamente opera nel Ssn. La proposta prevede, infatti, la possibilità di svolgere l’attività presso il domicilio dell’assistito, all’interno di strutture sanitarie, sociosanitarie o assistenziali autorizzate, presso gli stessi enti di appartenenza, secondo modalità organizzative definite oppure in forma individuale o associata”.

La proposta prevede che, una volta entrata in vigore la legge, Regioni e Province autonome disciplinino entro 120 giorni le modalità applicative dell’attività libero-professionale. Le aziende sanitarie dovranno poi adeguare i propri regolamenti interni entro 60 giorni, garantendo criteri uniformi, trasparenza e compatibilità organizzativa.

“Il provvedimento – conclude Icardi – contiene inoltre una specifica clausola di neutralità finanziaria: dall’attuazione delle disposizioni non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. La proposta punta quindi ad aprire un percorso nazionale capace di accompagnare l’evoluzione delle professioni sanitarie e del Servizio sanitario nazionale. Con un principio di fondo: valorizzare le competenze dei professionisti significa aumentare la capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini”.

Redazione Nurse Times

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