Il sindacato denuncia sovraccarichi, demansionamento e rischi per la sicurezza e chiede all’Ordine un intervento deontologico
NAPOLI – Un appello formale all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Napoli affinché eserciti una «vigilanza attiva e determinata» sui modelli organizzativi adottati nelle aziende sanitarie del territorio. È quanto chiede la Segreteria provinciale di Nursing Up in una nota datata 9 settembre 2026, indirizzata al presidente e ai componenti del Consiglio direttivo dell’OPI Napoli.
Al centro dell’intervento sindacale ci sono la condizione degli infermieri, i carichi di lavoro, il rischio di demansionamento, la carenza di personale e le possibili conseguenze sulla sicurezza delle cure e sulla salute psicofisica dei professionisti.
Il documento utilizza toni forti e parla di «profondo disagio, stanchezza e senso di smarrimento» nella comunità infermieristica delle strutture sanitarie della provincia di Napoli. Si tratta, va precisato, delle valutazioni formulate dall’organizzazione sindacale: nella nota non vengono allegati dati aziendali analitici, specifici prospetti di dotazione organica o singoli provvedimenti organizzativi sui quali poter effettuare una verifica indipendente.
Nursing Up: «Sindacato e Ordine hanno ruoli diversi»
Uno degli aspetti più rilevanti dell’appello è il riconoscimento esplicito della distinzione tra rappresentanza sindacale e funzione dell’Ordine professionale.
Nursing Up sottolinea che al sindacato compete la tutela contrattuale ed economica dei lavoratori, mentre all’Ordine spettano le funzioni connesse alla tutela della professione, del corretto esercizio professionale e dell’interesse pubblico alla salute. Secondo l’organizzazione, tuttavia, quando le decisioni aziendali incidono direttamente sull’autonomia e sulle responsabilità dell’infermiere, la questione non riguarderebbe più soltanto l’organizzazione del lavoro.
La distinzione trova un preciso riferimento nella Legge 3/2018. L’articolo 4, nel riordinare la disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie, stabilisce che gli Ordini sono enti pubblici non economici e organi sussidiari dello Stato e attribuisce loro, tra gli altri compiti, la promozione dell’indipendenza, dell’autonomia e della responsabilità delle professioni e della qualità tecnico-professionale. La stessa norma chiarisce però espressamente che gli Ordini non svolgono funzioni di rappresentanza sindacale.
Organici, sovraccarico e demansionamento: le criticità denunciate
Secondo Nursing Up, in diverse unità operative del territorio sarebbero adottate modalità di gestione del personale che rischiano di comprimere le prerogative professionali degli infermieri, fino a trasformarli in «meri esecutori» o a costringerli a sopperire alle carenze attraverso demansionamento e sovraccarico di attività.
La nota individua quattro principali conseguenze: stress e difficoltà di recupero psicofisico; aumento del rischio clinico e degli errori; peggioramento degli esiti assistenziali; progressivo abbandono del Servizio sanitario pubblico da parte dei professionisti.
Sul rapporto tra staffing infermieristico e sicurezza dei pazienti esiste un’importante letteratura scientifica, anche se è necessario evitare automatismi e interpretazioni eccessivamente semplicistiche.
Una revisione sistematica di studi longitudinali ha rilevato un quadro complessivamente coerente con un effetto favorevole di una maggiore presenza di infermieri qualificati sulla mortalità dei pazienti, pur evidenziando limiti metodologici in parte degli studi disponibili.
Un ampio studio pubblicato nel 2024 su JAMA Network Open, relativo a 626.313 ricoveri, ha inoltre osservato un aumento statisticamente significativo del rischio di morte nei pazienti esposti a giornate con livelli ridotti di personale infermieristico.
Anche l’Organizzazione mondiale della sanità, nel rapporto State of the World’s Nursing 2025, richiama la necessità di investimenti su formazione, occupazione, condizioni di lavoro e leadership infermieristica. L’OMS stima in 5,8 milioni la carenza globale di infermieri nel 2023.
Questi dati forniscono un contesto generale alla questione, ma non dimostrano, da soli, le specifiche situazioni denunciate nelle aziende sanitarie napoletane.
Il richiamo a dirigenti e coordinatori infermieristici
È probabilmente il passaggio più delicato della lettera. Nursing Up concentra l’attenzione anche sul ruolo di Dirigenti delle Professioni Infermieristiche e Coordinatori, sostenendo che alcune decisioni organizzative ritenute dequalificanti possano essere progettate, condivise o attuate anche da professionisti appartenenti alla stessa comunità infermieristica.
Il sindacato ritiene che chi esercita responsabilità organizzative dovrebbe costituire un presidio a tutela della qualità assistenziale, della dignità professionale e della sicurezza. Critica quindi quelle situazioni nelle quali, a suo giudizio, le esigenze di contenimento della spesa finirebbero per prevalere sulla qualità dell’assistenza.
Anche in questo caso è necessario distinguere la posizione sindacale dall’accertamento di eventuali responsabilità individuali: la lettera non identifica nel testo specifici dirigenti o coordinatori, né documenta singole condotte sulle quali esprimere valutazioni disciplinari.
Cosa dice il Codice deontologico FNOPI 2025
Sul piano deontologico il tema sollevato presenta riferimenti particolarmente attuali.
Il Codice deontologico delle professioni infermieristiche 2025, entrato in vigore il 22 marzo dello scorso anno, stabilisce all’articolo 32 che l’infermiere, ai diversi livelli di responsabilità assistenziale, gestionale e formativa, partecipa alle scelte organizzative, alla definizione dei modelli assistenziali e all’equa allocazione delle risorse.
L’articolo 33 attribuisce al professionista un ruolo nella valutazione del contesto organizzativo, gestionale e logistico, mentre l’articolo 34 richiama la partecipazione al governo clinico e la promozione delle migliori condizioni di sicurezza della persona assistita. Ancora più direttamente, l’articolo 37 stabilisce che, quando l’organizzazione pianifica attività in contrasto con principi, valori o norme professionali, l’infermiere deve segnalare la situazione agli organi competenti e attivarsi per proporre soluzioni alternative.
La nota di Nursing Up richiama inoltre l’articolo 45. Il riferimento risulta coerente con il Codice attualmente vigente: la disposizione riguarda infatti la libertà da impropri condizionamenti, interessi e indebite pressioni nell’agire professionale.
Ciò non significa, naturalmente, che ogni scelta aziendale finalizzata all’efficienza o al contenimento dei costi possa essere considerata automaticamente una violazione deontologica. Un’eventuale valutazione deve necessariamente riguardare atti e condotte concrete, competenze professionali coinvolte, conseguenze assistenziali e rispetto delle norme.
Le due richieste rivolte all’OPI Napoli
Nella parte conclusiva dell’appello Nursing Up formula due richieste operative:
- promuovere un’azione di richiamo e sensibilizzazione deontologica nei confronti dei dirigenti delle professioni infermieristiche e dei coordinatori, richiamando sicurezza assistenziale, responsabilità professionale e rispetto del Codice;
- assumere una posizione pubblica nei confronti delle Direzioni strategiche delle aziende sanitarie della provincia quando delibere, disposizioni o modelli organizzativi, secondo una valutazione documentata, possano comprimere l’autonomia infermieristica o compromettere professionalità e integrità psicofisica degli operatori.
Il sindacato precisa inoltre di non chiedere all’Ordine di sostituirsi alle organizzazioni dei lavoratori nella contrattazione, ma di intervenire nell’ambito delle proprie competenze istituzionali quando siano in gioco autonomia professionale e sicurezza delle persone assistite.
Il confronto ora si sposta sul ruolo dell’Ordine
La lettera apre dunque una questione che va oltre la sola cronaca sindacale: dove termina l’organizzazione aziendale del lavoro e dove comincia una possibile interferenza con l’autonomia e la responsabilità professionale dell’infermiere?
La Legge 3/2018 traccia un confine preciso: l’OPI non è un sindacato e non può sostituirsi alle organizzazioni sindacali nella contrattazione, ma conserva funzioni istituzionali sulla qualità e correttezza dell’esercizio professionale. Il Codice deontologico 2025, da parte sua, dedica un intero capo all’organizzazione e alle responsabilità degli infermieri anche nei ruoli gestionali.
Il prossimo passaggio sarà quindi l’eventuale riscontro dell’OPI Napoli all’appello della Segreteria provinciale Nursing Up e, soprattutto, la possibilità che alle contestazioni generali seguano segnalazioni documentate su specifici modelli organizzativi, dotazioni di personale o disposizioni aziendali. Solo su elementi concreti sarà possibile stabilire se la vicenda debba rimanere nell’ambito sindacale o possa assumere anche una dimensione professionale e deontologica.
Redazione NurseTimes
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