Da ottobre 19 posti letto in sei appartamenti per sei mesi: la misura punta a favorire reclutamento e permanenza del personale
BOLOGNA – Un alloggio temporaneo a 400 euro al mese, utenze e spese comprese, per aiutare gli infermieri neoassunti del Policlinico Sant’Orsola di Bologna ad affrontare uno degli ostacoli che possono rendere più difficile accettare un nuovo posto di lavoro: trovare casa a condizioni economicamente sostenibili.
A partire da ottobre 2026 prenderà il via una nuova foresteria diffusa promossa dalla Fondazione Sant’Orsola insieme al Policlinico e ad Aspi, Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari. Il progetto sperimentale prevede inizialmente 19 posti letto distribuiti in sei appartamenti, con una permanenza possibile fino a sei mesi.
Una misura che parte dagli infermieri ma che, secondo quanto comunicato, potrebbe successivamente essere estesa anche ad altre figure professionali sanitarie.
Infermieri al Sant’Orsola: come funzioneranno gli alloggi
Gli appartamenti saranno messi a disposizione da proprietari aderenti ad Aspi e verranno individuati, per quanto possibile, nelle vicinanze del Policlinico Sant’Orsola.
I 19 posti disponibili saranno organizzati in camere doppie. Non si tratta quindi di una soluzione abitativa permanente, ma di uno strumento pensato soprattutto per accompagnare il professionista nei primi mesi dopo l’assunzione e il trasferimento a Bologna.
Il contributo richiesto sarà di 400 euro al mese, comprensivo di utenze e altre spese, mentre la permanenza potrà durare fino a un massimo di sei mesi.
L’obiettivo è consentire al neoassunto di iniziare l’attività lavorativa senza dover necessariamente risolvere immediatamente il problema di una sistemazione definitiva in una città dove l’accesso all’abitazione può rappresentare una componente importante nella scelta di accettare o mantenere un impiego.
La Fondazione coprirà parte del costo degli affitti
Il contributo versato dagli infermieri non coprirà necessariamente l’intero costo di mercato degli appartamenti.
La Fondazione Sant’Orsola si farà infatti carico della differenza tra il costo effettivo delle locazioni e i 400 euro mensili versati dagli operatori.
Secondo i dati diffusi, nell’ipotesi in cui tutti i posti risultassero occupati continuativamente, l’impegno economico della Fondazione sarebbe di circa 20mila euro all’anno. I criteri per l’assegnazione dei posti saranno invece definiti direttamente dal Policlinico.
Parallelamente entrerà in campo anche la Fondazione per l’Abitare, che accompagnerà i professionisti nella ricerca di una sistemazione più stabile, puntando su canoni sostenibili e formule di affitto garantito.
La foresteria assume quindi la funzione di un vero e proprio “ponte”: prima un alloggio temporaneo per consentire al neoassunto di trasferirsi e prendere servizio, successivamente il sostegno nella ricerca di una casa destinata a un periodo più lungo.
Casa e reclutamento: il problema non riguarda più soltanto lo stipendio
L’iniziativa del Sant’Orsola evidenzia un aspetto sempre più rilevante nelle politiche di reclutamento e fidelizzazione degli infermieri: per rendere attrattiva un’azienda sanitaria non sono sufficienti soltanto concorsi, contratti e disponibilità di posti.
Il costo dell’abitazione, i trasporti, i servizi per le famiglie e la possibilità di conciliare vita privata e lavoro possono incidere concretamente sulla decisione di trasferirsi da una regione all’altra o di restare nella struttura in cui si è stati assunti.
La misura arriva, peraltro, in un periodo nel quale le aziende sanitarie dell’area bolognese stanno portando avanti procedure di reclutamento. Nel maggio 2026 è stato pubblicato, ad esempio, un avviso pubblico congiunto per infermieri a tempo determinato destinato alle esigenze dell’Ausl di Bologna, del Policlinico Sant’Orsola, dell’Istituto Ortopedico Rizzoli e dell’Ausl di Imola.
La disponibilità di personale non dipende dunque soltanto dall’esistenza di una graduatoria. Il problema è anche riuscire ad attrarre professionisti e creare le condizioni perché possano concretamente trasferirsi e rimanere nel territorio.
Il Sant’Orsola aveva già sperimentato soluzioni per l’alloggio
Il progetto del 2026 non nasce dal nulla.
Già nel 2020, durante la fase più critica dell’emergenza Covid-19, la Fondazione Sant’Orsola aveva attivato iniziative per mettere in contatto infermieri e medici neoassunti con proprietari disponibili a offrire appartamenti o stanze.
All’epoca, secondo la stessa Fondazione, quasi 300 professionisti risultavano ancora temporaneamente ospitati in albergo dopo essere arrivati a Bologna per sostenere l’attività degli ospedali durante l’emergenza sanitaria.
Sempre nel 2020 era stato progettato un servizio di foresteria Sant’Orsola rivolto al personale residente lontano da Bologna, pensato anche per chi avesse difficoltà a tornare a casa tra un turno e l’altro o in presenza di problemi nei trasporti.
La nuova formula della “foresteria diffusa” rappresenta quindi un’evoluzione di un’esperienza già maturata negli anni precedenti, questa volta direttamente collegata anche alla capacità di attrazione dei nuovi professionisti.
Non solo casa: il welfare può diventare una leva contro la fuga degli operatori
Il tema degli alloggi si colloca inoltre all’interno di una più ampia attenzione ai servizi destinati ai dipendenti.
Nel 2026 la Fondazione Sant’Orsola ha, ad esempio, confermato anche lo Spazio Bimbi per i figli dei dipendenti del Policlinico durante le vacanze estive, con tariffe differenziate per OSS, infermieri, specializzandi, personale amministrativo, medici e dirigenti.
Sono interventi diversi, ma accomunati dalla stessa logica: intervenire sui problemi concreti che incidono sulla quotidianità del personale sanitario.
Per gli ospedali, soprattutto nelle città con un mercato immobiliare complesso, il welfare abitativo potrebbe quindi trasformarsi in una vera leva di recruitment e retention, affiancando le tradizionali politiche assunzionali.
Un modello replicabile in altre aziende sanitarie?
La sperimentazione bolognese sarà inevitabilmente osservata anche fuori dall’Emilia-Romagna.
Mettere a disposizione 19 posti letto non può evidentemente risolvere da solo le difficoltà strutturali legate al reperimento degli infermieri. Il valore dell’iniziativa risiede però soprattutto nell’aver individuato il problema abitativo come uno dei fattori capaci di condizionare concretamente la mobilità professionale.
Se l’esperienza produrrà risultati positivi, modelli analoghi potrebbero essere valutati anche da altre aziende sanitarie, attraverso accordi con enti locali, fondazioni, proprietari immobiliari o soggetti del terzo settore.
Redazione NurseTimes
Fonti: ANSA Emilia-Romagna; Fondazione Policlinico Sant’Orsola; IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna – Policlinico Sant’Orsola.
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