La popolazione invecchia, i reparti di maternità chiudono e le ostetriche non riescono a reinventarsi come infermiere per via degli ostacoli al riconoscimento delle qualifiche professionali. Un problema a cui l’Unione Europea ha deciso di far fronte… non facendovi fronte. O meglio, passando la patata bollente ai singoli Stati, che devono dunque sbrigarsela da sè.
Complici le competenze squisitamente nazionali in materia di sanità, la Commissione Europea – un po’ per rispetto dei trattati, un po’ per evitare strappi con gli Stati – intende di fatto lasciare le cose come stanno, nonostante le operatrici sanitarie dei reparti di maternità siano sempre più in cerca di una nuova sistemazione ospedaliera.
Ne sanno qualcosa in Polonia, dove un’interrogazione parlamentare denuncia che nel Paese “si assiste alla progressiva chiusura di reparti di ostetricia e ginecologia, con conseguente perdita del lavoro per migliaia di ostetriche altamente qualificate”. Allo stesso tempo, il sistema sanitario polacco soffre di una “cronica carenza di personale infermieristico”.
Ora, la questione è che spesso le ostetriche possiedono “competenze approfondite acquisite durante gli studi e molti anni di pratica professionale, anche nei reparti di chirurgia, medicina generale, anestesia e terapia intensiva”. A questo si aggiunge il completamento di corsi di specializzazione in Infermieristica chirurgica e anestesiologica. Eppure queste figure “incontrano ostacoli al riconoscimento di tali qualifiche in altri settori”.
La Commissione Europea prende atto, ma “non intende modificare alcuno dei requisiti minimi di formazione per le professioni sanitarie previsti dalla direttiva”, come spiega la vicepresidente esecutiva responsabile per Competenze e lavoro di qualità, Roxana Mînzatu. Se Polonia e Paesi in situazioni analoghe sono alla ricerca di soluzioni al problema, devono cercarle o produrle a livello nazionale.
La direttiva europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali, insiste Mînzatu, rende possibile “istituire a livello nazionale percorsi formativi equivalenti, in termini di contenuti e livello, a quelli richiesti per la formazione infermieristica, tra le diverse professioni sanitarie”. Non solo: in base alla stessa normativa, ricorda ancora, “gli Stati membri possono concedere esenzioni totali o parziali, sulla base di una valutazione caso per caso, tramite il riconoscimento accademico, ai professionisti che desiderano cambiare o evolvere nel proprio percorso professionale”.
Insomma, un chiaro invito al “fai da te”. Se per il riconoscimento delle qualifiche dei medici l’Ue intende quantomeno velocizzare le procedure, per le ostetriche da reinserire altrove non si intende fare alcunché. Se dunque la Polonia non riesce a ricollocare le ostetriche in altri reparti ospedalieri, è un problema suo, a cui Varsavia deve provvedere nel rispetto di competenze nazionali che Bruxelles non intende invadere.
Redazione Nurse Times
Fonte: eunews.it
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