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Grecia, è realtà l’estensione del regime di lavoro usurante agli infermieri: una conquista storica

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Dopo 25 anni rivendicazioni, scioperi, mobilitazioni e battaglie giudiziarie, in Grecia è stata approvata dal Parlamento la normativa che estende il regime dei lavori usuranti e insalubri, indicato in con l’acronimo BAE, agli infermieri, agli assistenti infermieristici, agli autisti di ambulanza e agli assistenti-autisti soccorritori impiegati nel Servizio sanitario nazionale e nell’EKAB, il servizio nazionale di emergenza preospedaliera, che rientrano nel sistema previdenziale del pubblico impiego.

La riforma interviene su una disparità che per anni ha diviso professionisti impegnati nelle stesse strutture e sottoposti agli stessi rischi: una parte del personale era già coperta dal regime previsto per le attività usuranti, mentre altri lavoratori del settore pubblico ne rimanevano esclusi in ragione della data di assunzione o del diverso inquadramento previdenziale.

Per le organizzazioni infermieristiche si tratta di una conquista storica. Non soltanto per gli effetti previdenziali, ma perché la legge riconosce istituzionalmente il peso fisico, psicologico e biologico dell’assistenza svolta quotidianamente negli ospedali e nei servizi di emergenza.

L’emergenza Covid ha rappresentato un punto di svolta nella percezione pubblica della professione. Durante la pandemia, infatti, gli infermieri si sono trovati esposti a un rischio infettivo elevato, a carichi di lavoro eccezionali, alla carenza di dispositivi e personale, a turni prolungati e a un crescente impatto psicologico. La nuova legge viene quindi letta come il riconoscimento tardivo, ma definitivo, di una condizione che l’esperienza quotidiana aveva già dimostrato in precedenza.

Cosa prevede la riforma

La normativa equipara le condizioni previdenziali del personale sanitario interessato a quelle già applicate alle corrispondenti categorie coperte dal precedente regime dell’ex IKA-ETAM, l’ente assicurativo dei lavoratori dipendenti. Tra gli effetti principali figura la possibilità di accedere alla pensione a 62 anni, purché siano rispettati i requisiti contributivi previsti.

Le indicazioni governative parlano di almeno 15 anni complessivi di assicurazione, dei quali almeno 12 trascorsi nelle specifiche professioni ammesse al regime dei lavori gravosi e insalubri.

La misura disciplina inoltre:

  • le contribuzioni aggiuntive relative all’assicurazione principale;
  • il coordinamento con la previdenza complementare;
  • la possibilità di riconoscere e riscattare periodi di lavoro precedenti;
  • una procedura unitaria per la valorizzazione dei periodi assicurativi.

L’inserimento nei lavori usuranti e insalubri non rappresenta un privilegio, ma piuttosto il riconoscimento concreto dell’usura accumulata da chi lavora per decenni nell’assistenza diretta. Sì, perché un infermiere non affronta solo una fatica fisica legata alla movimentazione dei pazienti, alla permanenza in piedi e ai ritmi di reparto. È esposto anche a lavoro notturno, agenti biologici, stress decisionale, aggressioni, sofferenza emotiva e responsabilità continue sulla sicurezza delle persone assistite. La possibilità di accedere prima alla pensione viene quindi considerata una misura compensativa rispetto a un’attività che può incidere profondamente sulla salute del lavoratore.

Uno dei punti più rilevanti della riforma riguarda il superamento della divisione previdenziale esistente nel sistema sanitario greco. Fino all’intervento legislativo, professionisti che svolgevano le stesse mansioni negli stessi ospedali e nelle medesime condizioni potevano essere sottoposti a regimi diversi. In particolare, parte degli infermieri assunti nel pubblico prima del 2011 non godeva dello stesso trattamento riconosciuto ai colleghi inquadrati successivamente o già coperti dalle regole del settore privato. La riforma mira dunque a uniformare le condizioni per il personale interessato.

La legge approvata in Grecia potrebbe inoltre avere anche una funzione strategica per il futuro della professione, contribuendo a rendere più attrattiva l’assistenza infermieristica agli occhi dei giovani.

Una vittoria non solo per gli infermieri

Oltre agli infermieri, la normativa approvata in Grecia riguarda anche:

  • assistenti infermieristici;
  • autisti di ambulanza;
  • assistenti-autisti e soccorritori;
  • personale operante nel sistema sanitario nazionale e nell’EKAB che rientra nel regime previdenziale pubblico.
Un precedente che può alimentare il dibattito in altri Paesi

La decisione assunta in Grecia assume rilievo anche fuori dai confini nazionali. In molti Paesi europei il dibattito sul riconoscimento del lavoro usurante per gli infermieri è legato all’aumento dell’età pensionabile, all’invecchiamento della forza lavoro, alle notti, alla carenza di personale e all’elevata incidenza del burnout.

Pur non costituendo un modello automaticamente trasferibile ad altri ordinamenti, il riconoscimento previdenziale introdotto dalla Grecia offre dunque un precedente politico e sindacale significativo. La questione posta è destinata a rimanere centrale: fino a quale età è sostenibile svolgere assistenza diretta in ospedali caratterizzati da turni notturni, responsabilità crescenti e organici spesso insufficienti?

Redazione Nurse Times

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