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“La mia casa a Muzawa”: il romanzo sulla missione umanitaria estrema di un medico e un’infermiera coraggiosi. Parte del ricavato a Medici Senza Frontiere

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Il romanzo La mia casa a Muzawa – Una missione umanitaria estrema racconta la vicenda di un chirurgo inglese e di un’infermiera italiana che decidono di avviare una nuova e originale iniziativa in ambito umanitario. I due protagonisti, Henry Robinson e Agnese Bertozzi, da molti anni prestano servizio come operatori sanitari per una grande organizzazione inglese dal nome (di fantasia) di Universal Healthcare e hanno lavorato in Myanmar, Sudan, Repubbliga Centrafricana, Etiopia… I due, inoltre, sono divenuti presto una affiatata coppia e da allora lavorano sempre insieme.

Alla fine della primavera del 2024 i due stabiliscono di trasferirsi a Muzawa (toponimo di fantasia), una cittadina del Sud-Ovest dello stato africano Thaire (toponimo di fantasia), per prestare servizio nel locale ospedale di Universal Healthcare. Nel Thaire sono concentrate le peggiori malattie endemiche (malaria, Aids, colera, febbre gialla…) e la malnutrizione infantile raggiunge tassi altissimi.

Il Thaire è formalmente uno stato democratico, ma in realtà il potere è gestito localmente da politici corrotti al soldo dei proprietari terrieri e dei commercianti, ed è appoggiato da una casta religiosa che sfrutta l’ignoranza e la superstizione di una popolazione povera e priva di istruzione. Muzawa non è lontana dal confine dello Stato, al di là del quale santoni maledetti guidano comunità di ragazzini e di giovani che costituiscono la “carne da cannone” delle azioni terroristiche organizzate nel Sud-Ovest del Thaire al servizio di politici e militari che hanno interesse a mantenere l’area sotto continua pressione.

Queste comunità hanno dei punti di appoggio nel Thaire. Si tratta dei cosiddetti Desarielliti (nome di fantasia), gruppi di ragazzini abbandonati dalle famiglie che vivono di furtarelli e che operano alle dipendenze dei nefasti profeti d’oltreconfine. A Muzawa è presente la Croce Rossa Internazionale, che si occupa prevalentemente degli sfollati provenienti dalle zone di guerra degli stati confinanti, ed alcune Ong locali che operano in supporto. L’ospedale di Universal Healthcare è l’unico presidio medico-sanitario dell’intera provincia di Muzawa.

Henry e Agnese non andranno a vivere, come accade di consueto, all’interno del perimetro dell’ospedale, in quanto hanno scelto di dimorare in una abitazione all’interno della cittadina. Qui realizzeranno un ambulatorio pubblico e gratuito, che terranno aperto quando liberi dagli impegni ospedalieri. L’obbiettivo è quello di costruire il germe di un vero e proprio sistema sanitario sul modello di quello dei Paesi occidentali.

Gli ostacoli che dovranno affrontare sono molti, tra i quali, in primo luogo, la diffidenza del potere politico, che teme di perdere una delle leve con le quali mantiene la popolazione in uno stato di semischiavitù: l’astio della casta religiosa che teme di veder sovvertite abitudine ancestrali, e l’opposizione di alcune Ong tradizionaliste, che approvano il supporto sanitario esterno, ma vigilano affinché non vi sia un attacco alle tradizioni e ai costumi consolidati.

Il principale tema trattato dal romanzo è infatti quello del rapporto tra l’organizzazione umanitaria e i poteri politici, militari e religiosi delle zone nelle quali opera. Si tratta dell’amministrazione statale, del governatorato locale, dell’amministrazione civile e militare della provincia, della struttura religiosa, del sindaco della città, del capo-tribù e del semplice capo-villaggio.

La relazione è delicata: i poteri hanno bisogno dell’organizzazione umanitaria; anzi, non di rado il consentire la sua azione permette di raccogliere consenso popolare (e questo per la politica è decisivo) e, nello stesso tempo, i poteri ne hanno timore in quanto la presenza di estranei (diversi per cultura e costumi) sul loro territorio e la loro opera di disinteressato supporto da un lato li delegittima (la popolazione infatti si chiede per quale ragione i loro governanti sia centrali sia locali non siano stati in grado di costruire un sistema di supporto sanitario), dall’altro rischia di immettere in circolazione il germe di idee e riflessioni giudicate pericolose (per esempio la presenza di donne medico e di infermiere in luoghi ove la femmina ha un ruolo subalterno, per esempio la scoperta della contraccezione etc.).

Emblematica, nel romanzo, la presenza dell’Ong purista Honor, che in una provincia assediata dalle malattie e da ogni bruttura sociale come quella di Muzawa si ergono a difensori delle tradizioni e ostacolano di fatto alcune attività promosse dai protagonisti Robinson e Bertozzi (per esempio, l’intervento sulla malnutrizione, che indirettamente indebolisce il ruolo del maschio di famiglia, in quanto ne evidenzia l’incapacità a provvedere alla nutrizione della famiglia).

La mia casa a Muzawa si fonda su una ricerca molto approfondita. L’autore ha consultato una grande mole di documenti, soprattutto testimonianze di operatori sanitari, nonché testi che specificamente affrontano il tema del rapporto tra organizzazione umanitaria e potere politico, militare e religioso. Nonostante i luoghi e i nomi delle organizzazioni siano di fantasia, essi sono drammaticamente reali.

La mia casa a Muzawa è una storia d’amore. Henry e Agnese si sono conosciuti in una sala operatoria di un ospedale etiope e hanno iniziato a rispettarsi e ad amarsi tra un turno e l’altro in ospedale e durante le missioni nei villaggi e nelle comunità più remote dell’area di loro pertinenza. Il loro rapporto è solido. Sono riusciti a trovare il modo di difendere la loro intimità e, missione dopo missione, il loro legame è diventato sempre più forte e inattaccabile. A Muzawa il loro impegno è totale e il tempo dedicato al riposo è pochissimo. Ciononostante, riescono a ricavarsi piccoli spazi per allestire una cena speciale, per bere un bicchiere di vino, per raccontarsi e anche per ridere.

Il romanzo, infine, è la vicenda umana di Agnese, l’io narrante, e della sua difficile relazione con la madre. La lezione che Agnese ci porta è che in qualunque momento e in qualunque contingenza noi siamo una sola persona. Se siamo eroi che in un terra straniera affrontano una sfida sovrumana, restiamo comunque figli che hanno avuto genitori, forse possessivi, forse superficiali, forse ansiosi, forse egoisti; nipoti di zii e zie forse originali, forse intrusivi, forse importanti; fratelli e sorelle di individui forse irrisolti, forse fragili, forse distaccati, forse decisivi per la nostra crescita. Anche Agnese, e anche Henry, a Muzawa, al capolinea del mondo civile, si trascinano dentro ciò che hanno ricevuto e, ogni giorno, sono obbligati a confrontarsi con il loro passato e con ciò che sono stati.

Medici Senza Frontiere ha scelto questo romanzo per un’operazione di fundraising, in quanto una quota del prezzo di acquisto viene devoluta come donazione all’organizzazione.

L’autore è Alessio Paša, italiano, classe 1955. Paša ha pubblicato numerosi romanzi, sia in prosa sia in versi: nel 2009 Appuntamento con il notaio (Lorenzo Barbera); tra il 2012 e il 2018 i cinque volumi della Pentalogia Occhitelli (Meligrana); nel 2023 Omesso pentimento (Argonauta) e Liquidazione di una famiglia (Badiglione); nel 2024 Autodafé di una moglie (Ventura); sempre nel 2024 Traversata a nuoto (Leonida); nel marzo del 2025 Helga G. (KDP-Amazon); nel dicembre dello stesso anno La mia casa a Muzawa – Una missione umanitaria estrema (KDP-Amazon); nel gennaio 2026 Il fratello gemello (KDP-Amazon); nel giugno dello stesso anno la riedizione di La mia casa a Muzawa, a sostegno di Medici Senza Frontiere.

Nel 2026 ha inoltre avviato la pubblicazione dei Romanzi in versi (scritti tra il 2010 e il 2015), dei quali solo Appuntamento con il notaio e Autodafé di una moglie sono già stati editati. A oggi sulla piattaforma KDP-Amazon sono presenti Appuntamento con il notaio (ripubblicazione) e Grande mago (nuova pubblicazione), mentre a breve saranno disponibili Casa al mare, Lo scoglio del bersagliere, Tacna e Racconti. Un estratto di un suo lavoro è stato scelto dalla rivista Tempi Moderni e una sua pubblicazione è citata nell’Antologia di RICERCABO, edita nel 2024.

La mia casa a Muzawa – Una missione umanitaria estrema è disponibile solo ed esclusivamente su Amazon in lingua italiana, francese e inglese ai seguenti link:

LINGUA ITALIANA: https://www.amazon.it/dp/B0GD12GGWQ
LINGUA INGLESE: https://www.amazon.com/dp/B0GWJ3D2C4
LINGUA FRANCESE: https://www.amazon.it/dp/B0H6QWR5YC

Redazione Nurse Times

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