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La neuroplasticità e il ruolo strategico dei centri di riabilitazione nel Ssn

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Dopo un ictus ischemico o emorragico nella malattia di Parkinson, nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA), nelle demenze e in molte altre patologie neurologiche, il percorso di cura non termina con la stabilizzazione clinica ottenuta in ospedale per acuti. È proprio dopo questa fase che inizia un percorso altrettanto importante: la riabilitazione.

Le strutture di riabilitazione accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, le case di cura accreditate e l’intero comparto sociosanitario rappresentano una componente essenziale della rete assistenziale italiana, garantendo continuità delle cure e presa in carico delle persone con disabilità temporanee o permanenti.

Alla base della medicina riabilitativa vi è il principio della neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di modificare la propria organizzazione funzionale, creando nuove connessioni neuronali dopo un danno neurologico. Le neuroscienze hanno dimostrato che questa capacità persiste per tutta la vita, sebbene con intensità variabile, ed esprime attraverso meccanismi diversi: la plasticità sinaptica, che rafforza le connessioni in base all’uso; la neurogenesi, ovvero la formazione di nuovi neuroni in specifiche aree cerebrali; la riorganizzazione corticale, che permette ad aree sane di assumere funzioni prima svolte da zone danneggiate.

Tale potenziale, però, non si attiva spontaneamente: richiede un intervento riabilitativo precoce, intensivo, personalizzato e continuativo. Ogni esercizio motorio, ogni trattamento logopedico, ogni attività cognitiva è uno stimolo ripetuto e mirato, capace di favorire la riorganizzazione delle reti neuronali e il recupero delle funzioni compromesse.

Il percorso terapeutico è coordinato dal medico fisiatra, responsabile del progetto riabilitativo individuale, con neurologo, geriatra e foniatra. Operano inoltre: il fisioterapista, per il recupero motorio e dell’equilibrio; il logopedista, per i disturbi del linguaggio e della deglutizione; il terapista occupazionale, per le attività quotidiane.

L’infermiere, presente 24 ore su 24, garantisce continuità clinica, gestione della terapia farmacologica, prevenzione delle complicanze e raccordo con l’équipe. L’oss sostiene la persona nelle attività quotidiane e nella mobilizzazione. Psicologi, educatori, assistenti sociali e nutrizionisti completano un modello multidisciplinare e centrato sulla persona.

Le evidenze scientifiche confermano che la riabilitazione intensiva e multidisciplinare migliora gli esiti funzionali, riduce la disabilità, limita le riospedalizzazioni e contribuisce alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Investire nella rete delle strutture accreditate significa investire nella qualità delle cure e nella tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

La riabilitazione non rappresenta un semplice prolungamento dell’assistenza ospedaliera, ma una disciplina altamente specialistica, che trasforma il potenziale della neuroplasticità in recupero funzionale, autonomia e qualità della vita.

Daniele Leone
Infermiere e coordinatore infermieristico

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