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Spesa sanitaria, la Corte dei conti certifica il rischio collasso del Ssn: “Bisogna investire sul personale”

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Ipotesi di Ccnl, c'è il parere positivo della Corte dei Conti
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Senza investimenti su medici, infermieri e professionisti sanitari, il Servizio sanitario nazionale rischia il collasso. È la Corte dei conti a lanciare l’allarme, discutendo il Rendiconto generale dello Stato 2025 (vedi allegato) ed evidenziando come, in assenza di tali investimenti, le liste d’attesa rimarranno intasate, la fuga verso il settore privato diventerà inarrestabile e le nuove case di comunità non saranno altro che scatole vuote.

Per quanto la sanità italiana sia considerata ancora di qualità, la Corte dei conti mette in chiaro che “non bisogna più indugiare o lesinare risorse“, perché il diritto alla salute è “centrale per definire il parametro di civiltà di un Paese“. Ma quali sono i dati che emergono dal Rendiconto generale dello Stato? Proviamo e sintetizzarli.

Nel 2025 la spesa sanitaria ha toccato i 141,54 miliardi di euro, registrando un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia la cifra resta al di sotto dei 144 miliardi stimati inizialmente dal Documento programmatico di finanza pubblica. Ciò significa che c’è già stato un definanziamento.

Il rapporto tra spesa sanitaria e Pil è inchiodato al 6,3%, e le proiezioni fino al 2029 non mostrano inversioni di tendenza, assestandosi intorno al 6,4%. Per il triennio 2027-2029 è previsto un aumento nominale del Pil maggiore rispetto a quello della spesa sanitaria, senza considerare l’impatto dell’inflazione, che nei fatti riduce la spesa effettiva del settore.

Ma il problema sta anche nella capacità di tradurre il denaro in servizi concreti. Nonostante le risorse destinate al ministero della Salute siano salite a 3,24 miliardi di euro (+18,3% rispetto al 2024), la capacità di spendere effettivamente questi soldi è crollata. In termini assoluti, i pagamenti totali del ministero sono diminuiti del 5%, passando dai 2.093,3 milioni del 2024 ai 1.988,1 milioni del 2025.

È in questo divario tra fondi teorici e prestazioni erogate che si inserisce, per esempio, il dramma delle liste d’attesa. Nel 2025 la Piattaforma nazionale connessa ha registrato oltre 57 milioni di prenotazioni (33,5 milioni di esami e 24 milioni di visite). Eppure il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2025-2027 è in ritardo: solo due Regioni trasmettono i dati in tempo reale, mentre le altre si affidano a invii mensili.

Per la Corte dei conti la carenza cronica di personale sanitario ha generato un effetto distorsivo ed economicamente doloroso: il boom dei medici e infermieri gettonisti, reclutati tramite appalti esterni, soprattutto nei pronto soccorso. Una pratica dai costi esorbitanti, che frammenta la continuità terapeutica delle cure, porta al peggioramento della qualità delle prestazioni e aumenta i rischi di danno erariale. Restano inoltre insufficienti e disomogenei gli screening oncologici, drammaticamente al palo nel Meridione e nelle isole.

L’unica soluzione, secondo la Corte dei conti, passa dunque dal reclutamento dl personale. In teoria la Legge di Bilancio 2026 autorizza le aziende sanitarie ad assumere con contratti a tempo indeterminato nel limite di 450 milioni di euro annui, in particolare per infermieri e personale tecnico. Ma si tratta di fondi che possono solo alleviare leggermente le carenze derivanti da anni di tagli. Carenze certificate dai dati della Fondazione Gimbe, che parlano di 4,7 infermieri ogni mille abitanti in Italia, quando la media Ocse è di 9,5.

ALLEGATO: Corte dei conti – Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025

Redazione Nurse Times

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