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Report UE sulla sanità: Italia ferma e infermieri sempre più anziani. Nursing Up rilancia il lavoro usurante

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De Palma, contratto "vediamo il serio pericolo di un muro contro muro che non condurrà ai risultati sperati"
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Case di Comunità al palo, carenza di personale e over 50 in corsia: Nursing Up rilancia il tema del lavoro usurante

DE PALMA: «REPARTI RETTI DA UN CORPO PROFESSIONALE CHE INVECCHIA IN CORSIA, ABBANDONATO A SE STESSO.»

«CON UN’ETÀ MEDIA CHE HA SUPERATO I 50 ANNI, IL RICONOSCIMENTO DI LAVORO USURANTE NON È PIÙ NEGOZIABILE SE VOGLIAMO SALVARE IL NOSTRO SSN E LA QUALITÀ DELLE CURE»

ROMA, 1 GIU 2026 – L’ultimo monitoraggio della Commissione Europea (Report State of Health in the EU) evidenzia i limiti strutturali del modello assistenziale italiano, caratterizzato da una forza lavoro sempre più anziana e da una limitata capacità di adattamento organizzativo. L’allarme riguarda anche gli obiettivi del PNRR: senza l’adeguamento dei contratti alla sanità digitale e senza il personale necessario per attivare i servizi previsti, l’Italia rischia di non raggiungere i target sulla sanità territoriale.

Le Case di Comunità risultano pienamente operative solo nel 3,9% dei casi, mentre per gli Ospedali di Comunità nessuna struttura risulta ancora pienamente funzionante secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione GIMBE. Il problema non riguarda le infrastrutture, ma la carenza di medici e infermieri necessari a garantire i servizi H24 previsti dalla riforma. Una situazione che rischia di trasformare le nuove strutture in contenitori privi delle risorse professionali indispensabili.

Secondo i dati Eurostat, l’Italia è il Paese con l’età media della popolazione più elevata d’Europa, pari a 49,1 anni. La situazione appare ancora più evidente nel personale sanitario: il Report State of Health in the EU evidenzia come l’Italia abbia una drammatica carenza di personale (appena 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro la media UE di 8,4), un problema aggravato dai dati nazionali di settore (Ragioneria dello Stato) che mostrano un’età media della professione ormai superiore ai 50 anni, con oltre il 50% dei dipendenti del SSN che ha superato i 50 anni di età.

A questo invecchiamento si affianca la crescente difficoltà nel ricambio generazionale. I dati ministeriali sugli accessi universitari del MUR mostrano che i candidati sono ormai meno dei posti disponibili, mentre cresce il numero di giovani professionisti che scelgono di trasferirsi all’estero, attratti da percorsi di carriera più dinamici e da retribuzioni superiori, come evidenziato dalle analisi comparative dell’OCSE.

Le analisi del Cergas Bocconi e gli studi pubblicati sulla letteratura scientifica internazionale documentano inoltre che oltre il 15% degli infermieri è soggetto a prescrizioni o limitazioni funzionali che possono escludere turni notturni, reperibilità o movimentazione dei carichi, quota che supera il 24% tra il personale di supporto assistenziale. In diversi Paesi europei tali professionisti vengono progressivamente impiegati nei servizi di telemedicina e nelle centrali operative territoriali. In Italia, invece, la rigidità organizzativa continua a concentrarli nelle strutture tradizionali, aumentando il carico di lavoro sui colleghi pienamente operativi.

Siamo un esercito di veterani usurati. Le analisi comparative internazionali evidenziano un confronto europeo impietoso per l’Italia. Paesi come la Francia e la Spagna, che durante la pandemia di Covid-19 presentavano le nostre stesse criticità, hanno reagito con riforme strutturali decisive. Senza guardare ai Paesi Nordici o alla Svizzera, storicamente molto più avanzati, la sanità francese e quella spagnola hanno introdotto una flessibilità contrattualeche oggi manca all’Italia.

Come confermato dai report istituzionali europei sullo sviluppo dell’eHealth e sui modelli di gestione del personale senior, riforme mirate ridefiniscono le competenze (come la legge francese sugli Infirmiers en Pratique Avancée – IPA). Queste nazioni riescono così ad alternare l’attività del personale in reparto con turni di telemedicina e con la gestione attiva delle centrali operative territoriali.

L’Unione Europea ci chiede una sterzata netta verso la sanità digitale, legando a questo obiettivo i fondi del PNRR, ma le nostre amministrazioni continuano a impiegare professionisti cinquantenni e sessantenni nei teatri operativi più gravosi, come i Pronto Soccorso e l’anestesia e rianimazione, perché non hanno la flessibilità contrattuale per ricollocarli. Il tasso di logoramento psicofisico, burnout e patologie professionali croniche tra gli infermieri italiani ha raggiunto livelli di allarme rosso proprio per questo motivo: all’estero l’infermiere senior viene tutelato e spostato sui servizi digitali, da noi nella maggior parte dei casi viene impiegato in prima linea fin quando resiste, senza sosta.

Il Presidente Nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, rilancia la storica battaglia sindacale sul riconoscimento dell’infermieristica come lavoro usurante: «Dobbiamo smetterla di nasconderci dietro statistiche che non descrivono ciò che accade realmente nelle corsie. I rilievi europei confermano che l’età media dei professionisti attivi ha superato i 50,2 anni e che, nelle aziende sanitarie pubbliche, gli over 50 rappresentano ormai la maggioranza dell’organico.

L’Unione Europea chiede una sanità digitale sempre più sviluppata. Eppure, continuiamo a impiegare professionisti cinquantenni e sessantenni nei contesti più gravosi, senza la possibilità di ricollocarli in attività compatibili con la loro esperienza e con le loro condizioni fisiche. Per Nursing Up il riconoscimento dell’infermieristica e delle altre professioni assistenziali tra i lavori usuranti, e la riforma dei loro profili d’impiego, non rappresentano più una semplice rivendicazione sindacale, ma una necessità concreta per garantire la tenuta dei servizi, tutelare i professionisti e assicurare ai cittadini un’assistenza di qualità».

Redazione NurseTimes
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