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Permessi Legge 104, vittoria per il sindacato Coina: nessun debito orario per i turni h12

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Coina.

È passata in giudicato la sentenza n. 1864/2025 della Corte d’appello di Roma, pubblicata il 16 maggio 2025, che stabilisce un principio destinato ad avere un impatto enorme nel mondo della sanità: il permesso ex art. 33, comma 3, della Legge 104/1992, quando fruito a giornata, copre integralmente il turno lavorativo programmato, indipendentemente dalla sua durata. Una decisione di particolare rilievo per migliaia di professionisti sanitari impegnati quotidianamente in turnazioni articolate, servizi h24 e turni da 12 ore.

IL CASO DELL’INFERMIERA DELL’ASL ROMA 3

La vicenda riguardava un’infermiera dell’Asl Roma 3 che, dopo la modifica dell’articolazione dei turni, si era vista conteggiare i permessi Legge 104 non sull’intero turno da 12 ore, ma soltanto su una quota inferiore, con la conseguente attribuzione di un presunto debito orario. In pratica, pur usufruendo di un diritto previsto dalla legge per assistere un familiare con disabilità, la lavoratrice veniva successivamente chiamata a recuperare parte delle ore non considerate “coperte” dall’azienda.

La Corte d’appello di Roma ha respinto l’appello della Asl Roma 3, chiarendo che l’organizzazione aziendale del lavoro e le diverse articolazioni orarie non possono incidere sul diritto alla fruizione dei permessi riconosciuti dalla Legge 104. La sentenza conferma che il permesso fruito “a giornata” si estende all’intera giornata lavorativa e non può produrre alcun debito orario.

UN PRINCIPIO CHE RIGUARDA TUTTA LA SANITÀ

Il pronunciamento assume un valore particolarmente significativo per il comparto sanitario, dove infermieri, operatori sanitari e professionisti lavorano spesso con turnazioni lunghe, modelli h12 e organizzazioni complesse. La decisione impedisce che differenti modelli organizzativi producano disparità di trattamento tra lavoratori che esercitano lo stesso diritto.

Per il sindacato Coina il passaggio in giudicato della sentenza rappresenta una tutela concreta della dignità dei lavoratori e dei diritti legati all’assistenza familiare. “Questa sentenza mette un punto definitivo contro interpretazioni penalizzanti che negli anni hanno colpito molti professionisti sanitari – dichiara il segretario nazionale Marco Ceccarelli -. Non si può chiedere a chi assiste un familiare con disabilità di dover addirittura recuperare ore di permesso riconosciute dalla legge. Sarebbe una distorsione inaccettabile dello spirito stesso della Legge 104”.

CECCARELLI: “I DIRITTI NON POSSONO DIPENDERE DAI FOGLI TURNI”

Secondo Ceccarelli, il principio sancito dalla Corte d’appello di Roma ha anche un forte valore organizzativo e culturale: “La Legge 104 riconosce tre giornate mensili di permesso, non tre porzioni di turno da ridurre sulla base delle esigenze aziendali. Quando un lavoratore assiste un familiare con disabilità non sta chiedendo un favore al datore di lavoro: sta esercitando un diritto pieno, previsto dalla legge e fondato su principi costituzionali”.

COINA INVITA I LAVORATORI A VERIFICARE LA PROPRIA POSIZIONE

Alla luce della definitività della sentenza il Coina invita tutti i lavoratori che abbiano subito decurtazioni orarie, attribuzione di debiti orari o limitazioni nella copertura integrale dei permessi Legge 104 a rivolgersi alle sedi sindacali territoriali per la verifica della propria posizione lavorativa. Per il sindacato delle professioni sanitarie questa vicenda dimostra ancora una volta come la tutela collettiva e l’azione sindacale possano produrre risultati concreti e incidere realmente sulla vita lavorativa delle persone.

Redazione Nurse Times

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