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Concorso infermieri Puglia 2026, il nodo degli ammessi già in servizio riapre il dibattito sull’inutilità della preselezione

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Concorso infermieri Puglia: prima giornata di prove per 10 mila candidati. Gli Opi chiedono incontro urgente con Lopalco 2
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Dopo 12.231 candidati e 4.746 ammessi allo scritto, cresce la richiesta di ampliare i posti a disposizione

Alla Fiera del Levante di Bari si è chiusa la prova preselettiva del concorso infermieri Puglia 2026, procedura unica regionale bandita per 1.000 posti di infermiere dall’ASL Bari per conto della Regione Puglia. L’avviso ufficiale aveva indicato 12.231 candidati ammessi con riserva, suddivisi in sei turni su tre giornate, con svolgimento della preselettiva tra il 4 e il 6 maggio 2026. La prova era strutturata in 33 quesiti a risposta multipla, con accesso alla fase successiva riservato ai primi 4.500, oltre agli eventuali ex aequo.  

Il dato finale, però, ha confermato quanto la selezione fosse ampia e competitiva: secondo la graduatoria provvisoria pubblicata dall’ASL Bari e richiamata da NurseTimes, gli ammessi alla prova scritta sono stati 4.746, con ultimo punteggio utile pari a 20,69. In altri termini, la soglia programmata dei 4.500 è stata superata per effetto degli ex aequo, segno di una platea particolarmente omogenea nei punteggi e di una selezione che ha lasciato fuori oltre la metà dei partecipanti.  

È proprio su questo passaggio che si concentra ora il dibattito.

Secondo segnalazioni raccolte dalla nostra redazione ([email protected]) da candidati presenti alla preselettiva, una quota non trascurabile dei promossi sarebbe già in possesso di un contratto a tempo indeterminato in Puglia e avrebbe partecipato alla procedura soprattutto per cambiare azienda sanitaria, dopo il mancato esito delle mobilità intra-regionali. Si tratta di elementi riferiti da fonti interne e non di dati ufficialmente certificati, ma che riaccendono un tema noto alla sanità pugliese: come trasformare un grande concorso in un reale rafforzamento degli organici, evitando che una parte dei vincitori si limiti a spostarsi da una ASL all’altra senza aumentare il numero complessivo degli infermieri disponibili, certificando di fatto, l’inutilità delle prove preselettive.

Alla luce di questo scenario, la richiesta che emerge è chiara: ampliare i posti disponibili almeno fino a 5.000.

Una misura di questo tipo avrebbe un duplice effetto. Da un lato, renderebbe più aderente l’esito del concorso al fabbisogno reale del sistema sanitario regionale; dall’altro, ridurrebbe il rischio che il ricambio prodotto dalla procedura non produca un vero incremento di personale, soprattutto nelle strutture già in sofferenza. In una fase in cui ospedali, servizi territoriali e reparti a forte pressione assistenziale segnalano carenze croniche di infermieri, la priorità non è soltanto selezionare, ma garantire che ogni assunzione abbia un impatto concreto sulle dotazioni organiche.

Il punto, dunque, non è soltanto numerico. È organizzativo, sanitario e strategico.

La Puglia ha avviato un concorso di dimensioni rilevanti, con una prova preselettiva evitabile, con spese organizzative non trascurabili a carico della regione già afflitta da un deficit sanitario di 350 milioni di euro, ha già prodotto un filtro severo.

Ma la fotografia che arriva dal territorio impone una riflessione più ampia: se una quota significativa degli ammessi è già stabilmente inserita nel comparto sanitario regionale, l’effetto espansivo del concorso rischia di essere attenuato. Da qui l’ipotesi, sostenuta da chi chiede un potenziamento della misura, di prevedere un contingente più ampio, capace di intercettare davvero il fabbisogno assistenziale.

Sul piano tecnico, l’ASL Bari ha già chiarito nel proprio avviso che, superata la preselettiva, i candidati dovranno affrontare le prove successive secondo il calendario concorsuale e nel rispetto delle modalità previste. L’iter resta quindi aperto e il risultato definitivo si misurerà solo con la graduatoria finale, ma il confronto politico e professionale sul numero dei posti è già iniziato. Ed è un confronto che coinvolge direttamente il futuro dell’assistenza infermieristica in Puglia, che può incidere sul funzionamento quotidiano di ospedali e servizi territoriali.  

Se verrà accolta la nostra idea di ampliare i posti, il concorso potrà avere un impatto più incisivo sulle carenze storiche della sanità pugliese, soprattutto con le esigenze derivanti dall’attuazione del DM 77.

In caso contrario, rischierà di produrre soprattutto uno spostamento interno di professionisti già assunti, senza un reale rafforzamento del sistema. 

Redazione NurseTimes

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