Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del sindacato Nursing Up
ROMA, 30 APRILE 2026 – «Basta con la narrazione dei successi di carta: la realtà descritta dalla Corte dei Conti nell’audizione sul Documento di Finanza Pubblica è quella di un Servizio Sanitario Nazionale che langue».
Non usa mezzi termini Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, nel denunciare il pasticcio della Missione 6 Salute, quello che da anni il sindacato aveva preannunciato, numeri alla mano, come un rischio concreto.
E oggi, a pochi mesi dalla fatidica scadenza del 31 dicembre 2026, la debacle è sotto gli occhi di tutti. «Non lo diciamo noi del Nursing Up, lo dicono i numeri della Corte dei Conti», continua perentorio De Palma.
UN PASTICCIO: CASE E OSPEDALI DI COMUNITÀ COME GUSCI VUOTI
Secondo quanto riportato ufficialmente dalla recente Relazione della Corte dei Conti di aprile 2026 presentata alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato nella giornata di martedì 28 aprile, il piano della medicina territoriale è in impasse.
Su 1.715 Case della Comunità programmate, appena 66 garantiscono personale h24 e servizi completi, mentre gli Ospedali di Comunità attivi sono solo 163 su 594 previsti.
«Parliamo di strutture che, nella stragrande maggioranza dei casi, non rispettano nemmeno gli standard previsti dal d.m. 77/2022, che vuole un modello assistenziale con presenza continuativa e presa in carico reale dei pazienti — denuncia De Palma —. Siamo davanti a un monitoraggio che la stessa Magistratura contabile definisce “al buio”, con 57 milioni di prestazioni in lista d’attesa accumulate nel 2025 e solo Lazio e Basilicata che trasmettono dati in tempo reale.
Il tutto mentre la spesa sanitaria programmata per quest’anno è stata incredibilmente ridotta di 2,46 miliardi rispetto alle stime dello scorso ottobre, trascinando il rapporto spesa/PIL al 5,88% nel 2029, ben sotto la soglia d’allarme fissata dai parametri OCSE».
L’ESODO DEGLI INFERMIERI: I DATI DELLA FUGA REGIONALE SONO DRAMMATICI
La crisi del personale è scolpita nelle tabelle allegate alla relazione della Corte dei Conti sulle dimissioni anticipate registrate nel 2025. I numeri descrivono una debacle: la Lombardia guida la fuga con 1.605 dimissioni, seguita da Veneto e Toscana con circa 800 addii ciascuna ed Emilia-Romagna e Piemonte con 600. Anche al Sud la situazione è critica, con 345 dimissioni in Campania e circa 200 ciascuna in Puglia, Sardegna, Liguria, Marche e Friuli-Venezia Giulia.
«I dati tecnici di monitoraggio forniti da Agenas e dal Ministero della Salute — incalza il Presidente — che abbiamo volutamente inserire e aggiungere, certificano un pasticcio tutto italiano: la Calabria è ufficialmente sotto la soglia di sufficienza territoriale, mentre Sicilia e Provincia di Bolzano hanno problemi nell’area della prevenzione dei Livelli Essenziali di Assistenza. In queste condizioni è un salto nel vuoto garantire l’assistenza domiciliare e lo sviluppo degli infermieri di famiglia e comunità previsti dal PNRR, che restano sulla carta per carenza strutturale di personale».
RITARDI PNRR E LA BEFFA DEGLI INTERESSI PASSIVI
Come confermato dalla Quarta Relazione al Parlamento sullo stato del PNRR, il Governo è stato costretto a tagliare il numero di strutture fisiche inizialmente previste per non perdere i fondi europei, spostando le risorse sulla telemedicina.
«Siamo in ritardo critico sull’assistenza domiciliare — spiega De Palma — e lo sblocco della Nona Rata da 12,8 miliardi è oggi condizionato da Bruxelles all’operatività reale delle tecnologie, che senza infermieri resteranno imballate. È un vero pasticcio: l’Italia dichiara il 63,7% degli obiettivi raggiunti, ma intanto paga 2,8 miliardi di interessi passivi sui prestiti PNRR mentre la spesa sanitaria viene tagliata».
DIFESA VS SALUTE: LA SFIDA SULLE PRIORITÀ DI BILANCIO
«Il punto di rottura riguarda le scelte strategiche del Paese, oggi messe nero su bianco nei documenti ufficiali», dichiara De Palma. «È un fatto documentato che l’Italia stia agendo in sede UE invocando i “Fattori Rilevanti” previsti dal nuovo Regolamento UE 2024/1263 sulla governance economica, che permette esplicitamente di considerare l’aumento degli investimenti nella Difesa come una priorità strategica per giustificare lo scostamento dai vincoli di deficit.
Come emerge chiaramente dalle linee di indirizzo del Documento di Finanza Pubblica 2026 discusse in queste ore alle Commissioni Bilancio, il nostro Paese punta a utilizzare questa flessibilità per una cifra pari allo 0,15% del PIL, ovvero circa 3,7 miliardi di euro, destinati al comparto militare e agli impegni internazionali.
Chiediamo a questo punto che la stessa determinazione politica e lo stesso coraggio negoziale vengano usati per il personale sanitario. Se la flessibilità europea vale per le armi, deve valere a maggior ragione per le assunzioni infermieristiche».
LA PROPOSTA NURSING UP
«Serve un intervento immediato — conclude De Palma —: sblocco dei vincoli sulla spesa per il personale sanitario e piano straordinario di assunzioni, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità (ne mancano oltre 20mila secondo il fabbisogno Agenas). La sicurezza degli italiani si difende garantendo il diritto alle cure sancito dalla Costituzione, non tagliando i fondi alla salute per finanziare i sistemi d’arma. Senza professionisti, il PNRR sanitario resta un contenitore vuoto».
Redazione NurseTimes
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