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Terni, paziente sviluppò infezione e necrosi dopo intervento di protesi al ginocchio: Corte dei conti condanna tre medici

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La Corte dei conti dell’Umbria ha condannato tre medici del reparto di Ortopedia dell’ospedale Santa Maria di Terni a risarcire l’azienda per un totale di oltre 32.000 euro, riconoscendone la responsabilità nella cattiva gestione di un caso risalente al 2007. All’epoca un paziente sottoposto a intervento di artroprotesi al ginocchio sinistro, sviluppò un’infezione che portò a necrosi cutanea e sepsi della protesi, costingendolo a numerosi interventi chirurgici correttivi.

La vicenda si concluse con una transazione da 100.000 euro, ma la Corte dei conti ha ora stabilito che i tre medici non seguirono il decorso post-operatorio con la dovuta attenzione, omettendo accertamenti microbiologici e terapie antibiotiche adeguate, nonostante i chiari segni di infezione (il paziente risultò positivo al batterio Pseudomonas Stutzeri).

Nello specifico, il chirurgo che eseguì l’impianto della protesi e il medico che dimise il paziente senza terapia sono stati condannati rispettivamente al pagamento di 9.518,07 e 5.710,84 euro. La sanzione più pesante, però, è toccata al primario del reparto: 17.132,53 euro. Assolto, invece, il medico che prescrisse la terapia antibiotica (tre dosi di cefuroxime), ritenuta adeguata.

E’ interessante notare come la sentenza riguardi anche l’applicazione della Legge n. 1 del 2026, che ha introdotto una definizione più restrittiva di colpa grave (violazione manifesta di norme, travisamento del fatto). I medici speravano di beneficiarne, ma la Corte dei conti ha stabilito che non si applica alla responsabilità medica.

Secondo i giudici contabili, infatti, la riforma è concepita per i funzionari amministrativi affetti dalla “paura della firma”, non per i sanitari. Escludere i medici dall’area della colpa grave sarebbe “irragionevole” e in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Pertanto è rimasta valida la nozione tradizionale di colpa grave, che parla di “sprezzante trascuratezza dei doveri”, “macroscopica leggerezza e, “disinteresse per la salute del paziente”.

Redazione Nurse Times

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