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Gimbe: “Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue”

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La riforma del Servizio sanitario nazionale, sul fronte dell’assistenza territoriale e della digitalizzazione, prosegue troppo lentamente. Per quel che riguarda il territorio, al 31 dicembre 2025 solo 66 case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Il fascicolo sanitario elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Sono le conclusioni a cui giunge l’ultimo monitoraggio sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe, che mette in guardia: si rischia di dover restituire i contributi Ue.

“A tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale – commenta il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta -. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini”.

I numeri del monitoraggio sottolineano ritardi e forti differenze territoriali. La riforma dell’assistenza territoriale al 31 dicembre risultava lontana dall’essere compiuta. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 case della comunità programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto. Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio e, tra queste, solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori. Infine solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. Non è migliore la situazione degli ospedali di comunità: dei 594 programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto.

“Sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77 – prosegue il presidente Gimbe -. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile”.

Bene, invece, per quel che riguarda le centrali operative territoriali (Cot): sono attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre, su 657 Cot programmate, ne risultano pienamente funzionanti 625.

Ritardi anche nella digitalizzazione, a cui il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi. Al 30 settembre 2025, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste. Inoltre solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Ssn.

“Proprio oggi (ieri, ndr) – conclude il presidente Gimbe – è scaduto il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fse. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni”.

Redazione Nurse Times

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