La Uil Fp denuncia: “Mansioni improprie sottraggono tempo all’assistenza e minano la qualità delle cure”
Nelle ultime ore è esploso il caso della Asl Lanciano Vasto Chieti, finita al centro delle polemiche dopo la denuncia della UIL FPL territoriale. Secondo il sindacato, gli infermieri sarebbero stati impiegati per attività non di competenza, come lo sporzionamento e la distribuzione dei pasti ai pazienti ricoverati.
Una situazione che, secondo la sigla sindacale, rappresenta un grave scivolamento organizzativo e professionale, con ripercussioni dirette sulla qualità dell’assistenza e sul ruolo stesso della professione infermieristica.
Mansioni improprie: la denuncia del sindacato
Al centro della vicenda c’è una disposizione emanata dalla ASL Lanciano Vasto Chieti e firmata dal dirigente delle professioni sanitarie. Il provvedimento attribuirebbe agli infermieri attività tipicamente non assistenziali.
«Infermieri utilizzati per sporzionare e distribuire i pasti ai degenti», denuncia la Uil Fp, parlando apertamente di una misura «gravemente lesiva della dignità professionale».
Secondo il sindacato, si tratta di un uso improprio delle competenze, che altera il perimetro delle responsabilità infermieristiche, già definito dalla normativa vigente e dal profilo professionale.
Impatto sulla qualità dell’assistenza
Uno degli aspetti più critici evidenziati riguarda la sottrazione di tempo all’assistenza diretta. In un contesto sanitario già caratterizzato da carenza di personale e carichi di lavoro elevati, l’assegnazione di compiti non sanitari rischia di compromettere l’efficacia delle cure.
La Uil Fp sottolinea diversi punti:
- Riduzione del tempo dedicato alle attività clinico-assistenziali
- Coinvolgimento in operazioni di manipolazione alimentare
- Esposizione a responsabilità igienico-sanitarie non pertinenti
- Dequalificazione della professione infermieristica
Questi elementi, secondo il sindacato, incidono direttamente sulla sicurezza dei pazienti e sull’organizzazione dell’ospedale.
Profili normativi e deontologici
La questione solleva interrogativi rilevanti anche sotto il profilo giuridico e deontologico. Il sindacato evidenzia infatti un possibile contrasto con:
- Il profilo professionale dell’infermiere
- Il codice deontologico
- Le normative nazionali sulla ripartizione delle competenze sanitarie
Per questo motivo, la Uil Fp ha inviato una diffida formale alla Asl, chiedendo l’immediata revoca del provvedimento.
«È ancora più grave – sottolinea il sindacato – che una disposizione di questo tipo sia stata adottata da chi dovrebbe essere il primo garante della professione infermieristica».
Coinvolte le istituzioni professionali
La vicenda non si ferma alla protesta sindacale. Il caso è stato infatti segnalato anche all’Ordine delle professioni infermieristiche e alla FNOPI, affinché si esprimano sulla legittimità della disposizione.
Un passaggio cruciale, perché potrebbe aprire a un pronunciamento ufficiale sul tema delle mansioni e dei limiti operativi degli infermieri all’interno delle aziende sanitarie italiane.
Possibili sviluppi legali
In assenza di un intervento rapido da parte dell’azienda sanitaria, la Uil Fp annuncia azioni più incisive. Tra queste, anche il ricorso alle vie legali.
Il sindacato si dice pronto a tutelare gli infermieri «anche nelle sedi giudiziarie», configurando la vicenda come una potenziale violazione dei diritti professionali e contrattuali.
Un problema nazionale?
Il caso della Asl Chieti si inserisce in un contesto più ampio di criticità organizzative nella sanità italiana. Episodi simili sono stati segnalati in diverse realtà, alimentando il dibattito su:
- carenza di personale sanitario
- utilizzo improprio delle figure professionali
- necessità di ridefinire modelli organizzativi ospedalieri
La richiesta della Uil Fp è chiara: revoca immediata della disposizione e ripristino delle corrette funzioni assistenziali. Ora la palla passa all’azienda sanitaria e agli organismi professionali, chiamati a esprimersi in tempi rapidi.
Redazione NurseTimes
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