Leggere che “troppe competenze agli infermieri rischiano di abbassare la qualità dell’assistenza” obbliga a fermarsi. Perché in quale modello sanitario moderno la formazione avanzata rappresenta un rischio? In quale sistema un professionista che studia di più, che si specializza, che assume responsabilità regolamentate diventa una minaccia?
La qualità non è una quantità chiusa da difendere con il filo spinato. È un processo che cresce con le competenze. Dire che l’evoluzione infermieristica può abbassare la qualità significa affermare, implicitamente, che la qualità dipende dal mantenere rigidi equilibri storici. Che la sicurezza sia legata al controllo dei perimetri più che alla preparazione delle persone.
Ma la sanità non è più una piramide immobile. È un sistema integrato, multidisciplinare, dinamico. E in un sistema dinamico la competenza non si teme: si regola, si integra, si valorizza. Se l’idea che un infermiere si specializzi genera allarme, forse il problema non è clinico. È culturale.
Perché la qualità non si abbassa quando un professionista cresce. Si abbassa quando la crescita viene percepita come un’invasione di campo. E questa, più che una questione sanitaria, è una questione di equilibrio del potere.
Guido Gabriele Antonio
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