La morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto di cuore presso l’ospedale Monaldi di Napoli, è una tragedia che interpella la coscienza del Paese prima ancora che il sistema sanitario.
Davanti alla perdita di un bambino, il primo dovere delle istituzioni è il silenzio rispettoso, seguito dalla trasparenza e dal rigore degli accertamenti.
In questo contesto, le parole del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, secondo cui vi sarebbero “troppe competenze agli Infermieri” facendo intedere una responsabilità già decisa ”, sono a dir poco inopportune
Non si tratta di una questione terminologica.
Le parole, soprattutto quando pronunciate da chi rappresenta un’intera professione, hanno un peso istituzionale.
In una fase in cui le indagini sono in corso e i fatti devono ancora essere chiariti nelle sedi competenti, evocare un eccesso di competenze rischia di spostare il baricentro della discussione dal merito clinico e organizzativo a un terreno corporativo.
Sostenere, in modo generico, che vi siano “troppe competenze agli Infermieri ” è un terreno scivoloso, soprattutto in un momento in cui il Paese chiede chiarezza sui fatti, non un dibattito sulle gerarchie Professionali.
Un presidente di Ordine non parla solo ai propri iscritti: parla all’opinione pubblica, ai pazienti, alle famiglie.
In questo ruolo, il compito prioritario dovrebbe essere quello di rafforzare la fiducia nel sistema, ribadire l’importanza degli accertamenti tecnici e garantire che eventuali responsabilità, se accertate, siano affrontate con rigore.
La credibilità delle istituzioni sanitarie si misura anche nella capacità di scegliere le parole giuste al momento giusto.
In una vicenda che chiede rispetto, prudenza e trasparenza, la misura comunicativa non è un dettaglio, è parte integrante della responsabilità istituzionale.
Prima delle categorie, prima delle competenze, prima delle rivendicazioni, viene il dovere di proteggere la fiducia dei cittadini nel sistema e quella fiducia si tutela con i fatti, ma anche e talvolta soprattutto con il peso delle parole.
Attendiamo chiarimenti
Matteo Incviglia
Associazione Professionale Infermieristica Legale
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