Entro il 2030 la regione europea dell’Oms potrebbe far registrare una carenza di quasi un milione di infermieri. Lo rileva l’Ufficio europeo per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sulla questione ha pubblicato un documento programmatico, parte del progetto Nursing Action, finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma EU4Health.
“Gli infermieri rappresentano oltre la metà (56%) del personale sanitario, la maggior parte del quale è costituito da donne. Avere personale infermieristico sicuro non è quindi un lusso o un dettaglio amministrativo. Si tratta di un investimento fondamentale per la sicurezza dei pazienti e dell’intero sistema sanitario”. Così recita una una nota a firma di Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa.
La questione infermieristica, osservava l’Oms già nel 2022, è una “bomba a orologeria” per i sistemi sanitari. Già dopo la pandemia era emerso il tema della carenza, che procede di pari passo con un deterioramento delle condizioni di lavoro, dal quale derivano burnout e abbandono della professione. A settembre dello scorso anno un rapporto di Oms Europa aveva sottolineato la crescita del personale sanitario straniero per far fronte alle carenze interne. Per gli infermieri, in particolare, si è verificato un aumento di cinque volte tra il 2014 e il 2023.
“In tutta l’Ue ci troviamo di fronte a una carenza di professionisti sanitari e infermieri che soffrono di carichi di lavoro pesanti, pressioni sulla salute mentale, e l’interesse per le carriere infermieristiche è in calo”, ha affermato Sandra Gallina, a capo del direttorato per la Salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea.
Il documento programmatico dell’Oms traccia ora le direttrici per far fronte al problema: dal maggiore riconoscimento professionale ed economico all’utilizzo di dati sul carico lavorativo dei professionisti; dalla formazione alla cura del benessere dei lavoratori. Il tutto in un’ottica di lungo periodo. “Una riforma duratura richiede che governi, datori di lavoro, autorità di regolamentazione, sindacati e formatori collaborino e mantengano la rotta”, conclude l’Oms.
Redazione Nurse Times
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