“L’emorragia è tale da non poter più aspettare. Il dialogo con la Regione è aperto, ma adesso ci servono tempi certi per gli interventi che la stessa Regione ha promesso di mettere in campo”. Così, sul Corriere della Sera (edizione di Bologna), Pietro Giurdanella, presidente di Opi Bologna e consigliere Fnopi, riferendosi alla trattativa sindacale in corso con la Regione Emilia-Romagna, che in questo momento riguarda l’indennità di pronto soccorso.
La riflessione di Giurdanella si allarga al tema della carenza di infermieri, che investa pesantemente anche l’Emilia-Romagna, dove i professionisti “fuggono” non solo dagli ospedali per andare nel privato o all’estero, ma anche dall’università, mollandola a formazione ancora in corso.
“Nel 2025 la stima relativa alla carenza di infermieri in Emilia-Romagna è di circa 4mila unità, ed è un problema serio in un momento in cui viene annunciata l’apertura di nuovi servizi”, spiega il presidente di Opi Bologna, evidenziando come i professionisti che restano nelle cordie degli ospedali siano “sottoposti a doppi turni, riposi saltati”, ancheewr via di un “rapporto infermiere-pazienti davvero troppo alto”. I reparti da cui si fugge di più? “Sono i pronto soccorso e le aree internistiche, come le geriatrie e le medicine interne – aggiunge Giurdanella -. E dove gli infermieri scappano nessuno vuole andare più a lavorare”.
Particolarmente allarmante è il fenomeno dilagante della fuga verso l’estero. Negli ultimi quattro anni, secondo i dati di Fnopi, dall’Emilia-Romagna sono “scappati” all’estero 1.500 infermieri, principalmente verso Inghilterra e Svizzera, ma anche verso i Paesi arabi. “All’estero – dice Giurdanella – il ruolo dell’infermiere è valorizzato, e si riesce ad avere una buona qualità della vita a fronte di un ottimo salario”.
E il fenomeno inverso? Moltissimi infermieri arrivano dall’estero, soprattutto da Albania, Romania, India, benché il numero sia difficilmente tracciabile in Emilia-Romagna. Sempre Giurdanella: “A livello nazionale sono 45mila quelli nati all’estero che esercitano in Italia, e quindi in parte anche in Emilia-Romagna. Poi ce ne sono altri 20mila circa che sono arrivati in deroga, cioè senza passare dagli Ordini. Fanno richiesta alla Regione, presentano un’autocertificazione e finisce lì. Una situazione preoccupante”.
Altro tema scottante: il calo di iscrizioni ai corsi universitari di Infermieristica. “Nel 2024-2025 – ricorda Giurdanella – in Emilia-Romagna c’erano 1.680 posti a disposizione nei corsi di Infermieristica. Hanno fatto richiesta di entrare solo in 1.229. E di questi, in media, un altro 25% nemmeno finisce il corso di laurea”.
Ed ecco un altro dato sotto la lente dell’Ordine: gli abbandoni universitari, soprattutto a Bologna, dove l’emergenza abitativa e il costo della vita incidono pesantemente. “Se si guarda il dato su Bologna relativo al 2024, per il corso triennale 2021-2024 c’è di che allarmarsi – commenta Giurdanella -. Ha infatti portato a termine gli studi solo il 59% degli iscritti a Infermieristica. Se non si attuano politiche concrete al passo con i tempi, il problema rischia solo di peggiorare”.
E ancora: “Gli studenti si devono pagare persino il parcheggio quando vanno a fare il tirocinio. Non hanno la mensa, senza contare il problema abitativo. Sulla questione casa le relazioni con la Regione ci sono, ma ancora non si è visto nulla. Ci chiediamo come saranno coperti i posti per infermieri nei nuovi setting di cura che la Regione intende aprire sul territorio”.
Redazione Nurse Times
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