Quaranta pagine per illustrare le motivazioni che hanno indotto ad accogliere in parte l’appello del pm, disponendo la sospensione per un anno dall’esercizio delle pubbliche funzioni per tre soli indagati: due medici dell’Asl Benevento (per uno le ipotesi sono di falso e truffa, quest’ultima in concorso con l’altro dottore) e l’organizzatrice di un patronato (presunta corruzione). Quaranta pagine dell’ordinanza con la quale il Riesame, come anticipato da Ottopagine.it, si è pronunciato sulle 15 misure cautelari (arresti domiciliari) ai quali il gip aveva già detto no.
Una decisione adottata nell’inchiesta della guardia di finanza sull’ottenimento dell’invalidità e dei relativi benefici, appellata dalla Procura di Benevento perchè il gip “avrebbe escluso la gravità indiziaria senza fornire validi argomenti logici e giuridici, in maniera scarna e frettolosa, decontestualizzando i dati indiziari rispetto alla più ampia ricostruzione logico-sistematica e temporale della vicenda, e si sarebbe limitato a riportare solo talune delle conversazioni telefoniche o ambientali”.
Nel provvedimento si ripercorre la genesi dell’inchiesta: la denuncia nel gennaio 2021 di un invalido civile al 100% residente nel Fortore, che da circa due anni percepiva la pensione di invalidità (circa 800 euro, unitamente alla pensione di lavoro), sulla scorta della documentazione preparata per l’Inps dal medico di famiglia (nessuno dei due professionisti colpiti dall’interdizione).
L’uomo aveva raccontato che dal momento della pratica il sanitario avrebbe preteso che si recasse da lui ogni 15 giorni per consegnare somme di denaro, altrimenti avrebbe fatto in modo che la pensione gli fosse revocata. Aveva precisato di aver già consegnato oltre 20.000 euro in contanti presso lo studio, che le richieste di denaro erano tuttora in corso e che la settimana successiva avrebbe dovuto versare al medico circa 2.000 euro.
Di qui le intercettzioni telefoniche e ambientali, poi estese ad altre persone, con il Riesame che punta il dito contro la “sostanziale inattendibilità che delle conversazioni intercettate, inequivocabilmente, restituiscono, rispetto alla narrazione del denunciate”, che le aveva registrate.
Quanto al ruolo del patronato, il Riesame ritiene che, dopo aver gestito le pratiche per l’ottenimento dei benefci Inps, si sarebbe fatto “versare dai richiedenti, anche per l’intermediazione, una somma di denaro che poteva raggiungere anche i 5.000 euro… Un dato che resta, al di là del fatto che le somme fossero destinate a remunerare i medici delle commissioni. Fatto che è stato escluso in termini di prova gravemnte indiziaria dal Gip, con decsione condivisa da questo Tribunale”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Ottopagine.it
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