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Assistenza territoriale, al via la riforma: cosa prevede la delega e cosa potrebbe cambiare per cittadini e servizi

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Il Servizio sanitario nazionale si prepara a una nuova fase di riorganizzazione. Con la delega sull’assistenza territoriale il legislatore individua una direzione precisa: ridurre la centralità dell’ospedale e rafforzare la presa in carico delle persone sul territorio.


Il provvedimento non introduce direttamente nuove strutture o modelli operativi, ma affida al Governo il compito di adottare, nei prossimi mesi, uno o più decreti legislativi per ridisegnare l’assistenza territoriale, in coerenza con l’evoluzione demografica e con i bisogni di salute della popolazione.


Perché una riforma dell’assistenza territoriale


La delega parte da una constatazione ormai condivisa: il modello sanitario centrato quasi esclusivamente sull’ospedale non è più sufficiente. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la crescente complessità assistenziale richiedono servizi continuativi, prossimi ai cittadini e integrati con il sociale.


Gli obiettivi dichiarati sono:

  • 
ridurre ricoveri evitabili e accessi impropri al pronto soccorso;
  • migliorare la continuità delle cure;
  • garantire una presa in carico più efficace delle persone fragili e croniche.

Il territorio come fulcro dell’assistenza


Secondo la delega, il futuro dell’assistenza passa dal territorio. Questo significa rafforzare i servizi sanitari e sociosanitari di prossimità, valorizzando:

  • 
l’assistenza domiciliare;
  • gli ambulatori territoriali;
  • le strutture intermedie;
  • il coordinamento tra servizi sanitari e sociali.


Il paziente non dovrebbe più essere seguito solo nei momenti di acuzie, ma accompagnato nel tempo, attraverso percorsi assistenziali continui e programmati.


Integrazione tra sanità e sociale


Un punto centrale della delega riguarda l’integrazione tra sistema sanitario e servizi sociali. La riforma mira a superare la frammentazione attuale, favorendo una collaborazione più strutturata tra:

  • 
aziende sanitarie;
  • enti locali;
  • servizi sociali territoriali.


L’obiettivo è rispondere in modo più efficace ai bisogni complessi delle persone, soprattutto anziani, pazienti cronici e soggetti fragili, per i quali la sola risposta sanitaria non è sufficiente.


Ridisegno dei percorsi assistenziali


La delega prevede una revisione dei percorsi di presa in carico, con particolare attenzione alla gestione delle cronicità. L’intento è quello di:

  • 
migliorare il coordinamento tra i diversi livelli di assistenza;
  • garantire continuità tra ospedale e territorio;
  • evitare duplicazioni e interruzioni nei percorsi di cura.


In questa prospettiva l’ospedale viene progressivamente riportato alla sua funzione principale: la gestione delle acuzie, delle emergenze e delle attività ad alta complessità.


Cosa manca ancora


Pur delineando obiettivi chiari, la delega non entra nel dettaglio operativo. Non sono ancora definiti:

  • 
i modelli organizzativi concreti;
  • le modalità di finanziamento;
  • le tempistiche di attuazione;
  • il ruolo specifico delle singole professioni sanitarie.


Questi aspetti saranno demandati ai decreti legislativi attuativi, che rappresenteranno il vero banco di prova della riforma.


Le prossime tappe


Con l’approvazione della delega il Governo avrà un termine definito per adottare i decreti attuativi. Solo allora sarà possibile valutare l’impatto reale della riforma sull’organizzazione dei servizi, sul personale sanitario e sull’assistenza ai cittadini.

La riorganizzazione dell’assistenza territoriale rappresenta una delle sfide più rilevanti per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Il successo della riforma dipenderà dalla capacità di tradurre principi condivisibili in modelli concreti, sostenibili e realmente funzionanti sul territorio.

Guido Gabriele Antonio

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