La verità che non possiamo dimenticare: una testimonianza che scuote le coscienze e ci obbliga a riflettere sul nostro impegno verso i più vulnerabili.
Nella nostra società capiata troppo spesso di nascondersi dietro il silenzio e l’indifferenza di fronte a storie di abusi e sofferenza. Una di queste è la storia di Angelo, un bambino di tre anni che ha vissuto un’esperienza che nessun essere umano dovrebbe mai affrontare. La sua infanzia è stata strappata via in un luogo che avrebbe dovuto proteggerlo, e che invece lo ha segnato per sempre: Villa Azzurra, un manicomio per bambini dove si consumavano torture fisiche e psicologiche sotto il pretesto della cura.
Situata a Grugliasco, vicino Torino, Villa Azzurra è stata attiva fino al 1979 e rappresenta uno degli esempi più drammatici di istituzionalizzazione infantile. Era un luogo che raccoglieva bambini considerati “problematici”, spesso orfani, con disabilità o semplicemente figli di famiglie disagiate. Invece di ricevere assistenza, questi piccoli venivano sottoposti a elettroshock, isolamento, contenzioni forzate e maltrattamenti sistematici.
Angelo: il bambino senza infanzia
A soli tre anni Angelo è stato rinchiuso in questa struttura, un inferno travestito da istituto di cura. “Mi legavano al termosifone, avevo solo quattro anni… Mi davano la scossa 52 volte,” racconta con la voce rotta dalla rabbia e dalla sofferenza. Un dolore che ancora oggi segna la sua esistenza, perché certe ferite non si rimarginano mai davvero.
Le pratiche disumane erano condotte sotto la direzione del professor Giorgio Coda, medico noto per il suo uso indiscriminato dell’elettroshock, tanto da essere soprannominato “l’Elettricista”. Questo trattamento, oggi considerato una violazione dei diritti umani, se applicato senza anestesia o consenso, era inflitto a bambini di pochi anni, troppo piccoli persino per comprendere cosa stesse accadendo loro.
Angelo non era solo: decine di bambini hanno vissuto lo stesso incubo. Bambini legati ai letti, sedati per giorni interi, chiusi in stanze senza luce, abbandonati senza cure. Le condizioni igieniche erano disastrose, al punto che epidemie di epatite B si diffondevano tra i piccoli pazienti.
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L’inchiesta che ha svelato l’orrore
Nel 1970 il settimanale L’Espresso portò alla luce l’orrore di Villa Azzurra con un’inchiesta shock, accompagnata dalle immagini strazianti del fotoreporter Mauro Vallinotto. Quelle fotografie documentavano una realtà che nessuno voleva vedere: bambini ridotti a scheletri, legati alle sbarre dei letti, con gli occhi spenti e privi di speranza.
L’indignazione pubblica spinse le autorità a intervenire, portando Giorgio Coda in tribunale nel 1974. Tuttavia, nonostante le accuse gravissime, Coda ricevette solo una condanna lieve e non scontò mai un giorno di carcere. La giustizia, ancora una volta, si dimostrò lenta e inefficace nei confronti delle vittime più deboli.
La svolta della Legge Basaglia: fine o nuovo inizio?
La chiusura di Villa Azzurra avvenne nel 1979 grazie alla Legge Basaglia del 1978, che decretò la fine dei manicomi in Italia. Questa legge fu un passo fondamentale nella tutela dei diritti umani, ponendo fine a decenni di abusi legalizzati nei manicomi. Ma la chiusura di questi istituti non ha cancellato il dolore delle vittime, né ha impedito che nuove forme di maltrattamento emergessero sotto altre vesti. Perché la battaglia non finisce con una legge.
La memoria di Angelo: un dovere collettivo
Angelo non è solo una vittima. E’ un testimone di speranza, di resistenza e di cambiamento. La sua storia ci spinge a non dimenticare. Perché, mentre la Legge Basaglia ha segnato la fine di un’era di abusi, la memoria di Angelo e degli altri bambini di Villa Azzurra è il nostro faro. Ci ricorda che la battaglia per i diritti umani continua ogni giorno nei centri di cura, nelle scuole, nei tribunali.
Come sanitari, abbiamo una responsabilità enorme. Ogni piccolo gesto di cura, ogni atto di attenzione può fare la differenza nella vita di chi soffre. Ma questo non basta. Dobbiamo essere sempre vigili, pronti a denunciare qualsiasi abuso e a lavorare per un sistema che metta al centro la dignità umana. Perché la salute mentale non è una questione privata, ma pubblica, come diceva Basaglia. E se la società vuole definirsi civile, deve garantire che nessun bambino sia mai più vittima di abusi travestiti da cure.
Un invito alla riflessione e all’azione
Nel ricordare la tragedia dei manicomi infantili e nel condividere la storia di Angelo, non facciamo solo memoria, ma apriamo uno spazio di riflessione collettiva. La società ha fatto passi avanti, ma non possiamo abbassare la guardia. Ogni bambino merita di crescere in un ambiente sicuro, amorevole e rispettoso dei suoi diritti.
Approfondisci la storia di Villa Azzurra
Per comprendere fino in fondo l’orrore vissuto da Angelo e da altri bambini consigliamo la lettura del libro Il manicomio dei bambini, di Alberto Gaino, che racconta in modo dettagliato le atrocità che si sono consumate in questi luoghi dimenticati dalla società. Non basta commuoversi. Dobbiamo agire.
Matteo Lucio Maiolo
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