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La personalizzazione dell’assistenza nel progetto Caring: il punto di Marco Previdi

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La personalizzazione dell’assistenza nel progetto Caring: il punto di Marco Previdi
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Evento formativo Opi Firenze Pistoia su “Organizzazione e processi a sostegno del ruolo educativo degli infermieri”

Firenze, 25 novembre 2019 – Il futuro dell’assistenza sanitaria sta nella personalizzazione, che basa le cure sulla relazione, e sulla persona come portatrice di bisogni di salute. “Organizzazione e processi a sostegno del ruolo educativo degli infermieri” è il tema a cui è stato dedicato anche l’intervento di Marco Previdi (Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena), durante il convegno “Infermieri educatori: corretti stili di vita” di Opi Firenze Pistoia nell’ambito del Festival della Salute che si è tenuto a Montecatini Terme (Pistoia).

Marco Previdi, infermiere della Ausl di Modena ha portato l’esempio del “Progetto Caring per un’assistenza personalizzata”, un obbiettivo sempre più centrale nell’ambito dell’assistenza sanitaria, anche alla luce della crescita della popolazione e del suo progressivo invecchiamento. E tenendo conto che i numeri del servizio sanitario faticano a stare al passo di una popolazione sempre più numerosa, si rende necessario rivedere le modalità di assistenza.

«L’Emilia Romagna, secondo il rapporto del Servizio Sanitario Regionale del 2017, conta circa 4,5 milioni di persone – ha spiegato Previdi -. Una popolazione caratterizzata da una crescita continua fino al 2012, seguita da un decremento quasi costante dei residenti negli anni successivi. Nell’Azienda Ausl di Modena sono 2904 persone che fanno parte del personale sanitario e tecnico addetto all’assistenza». La scelta quindi, di identificare un modello teorico di riferimento che facesse da guida all’universo valoriale delle professioni sanitarie, è ricaduta sul modello delle “Cure Basate sulla Relazione” (CBR), o Caring Model. Secondo questo modello, il prendersi cura in modo efficace, empatico e di qualità si realizza nel momento in cui sono rafforzate o trasformate tre tipi di relazioni: la relazione del professionista con le persone assistite e i familiari, la relazione con se stesso e con il colleghi.

I sei aspetti basilari per l’implementazione del nuovo modello sono rappresentati da: leadership, lavoro di squadra, pratica professionale, assistenza alla persona, pratica gestita dalle risorse, misurazione dei risultati.

Dal 2018, la Ausl di Modena ha implementato e sostenuto il progetto denominato:” Progetto Caring per un’assistenza personalizzata” per creare una cultura proprio del caring all’interno del team interprofessionale. Obiettivo principale è stato quello di rafforzare l’identità professionale, il ruolo e le responsabilità dei profili professionali coinvolti nel processo assistenziale e fornire un unico linguaggio per la pianificazione dell’assistenza del proprio ambito di competenza (tassonomie internazionali NANDA-I per l’enunciazione delle diagnosi infermieristiche, NOC per l’evidenza dei risultati sensibili all’assistenza e NIC per l’utilizzo degli interventi supportati da evidenze), con lo scopo di personalizzare le risposte ai bisogni di assistenza.– ha detto Previdi -. Oltre a questo il progetto si pone l’obiettivo di redigere una documentazione assistenziale unica nei setting operativi dipartimentali internistici, implementare il modello del primary nurse nelle degenze ( con una attenta valutazione delle risorse umane prendendo come pounto di riferimento lo studio multicentrico internazionale RN4CAST) e la valorizzazione  della partnership tra infermiere e OSS».

Attraverso l’implementazione del primary nurse, a ogni assistito  viene assegnato, per tutto il periodo della degenza un infermiere referente per una pianificazione delle attività assistenziali più funzionale, oltre a rinforzare e rafforzare la relazione con la persona-famiglia e la conseguente presa in cura globale.

«Questo tipo di cambiamento – ha concluso Previdi – supporta il processo di assistenza e sostiene l’utilizzo di tassonomie internazionali e le evidenze scientifiche, oltre a incentivare il ruolo educativo dell’infermiere e il sapere infermieristico. Favorisce inoltre le comunità di pratica, ovvero gruppi di professionisti che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto ad una tematica che approfondiscono mediante interazioni continue».

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