Riceviamo una nota a firma di Daniele Leone, coordinatore regionale del sindacato.
Care colleghe e cari colleghi della sanità pubblica, la vostra lotta è anche la nostra lotta. Anche noi operatori sanitari delle strutture sociosanitarie ex art. 26 e di Rsa, Cssa, centri di riabilitazione, attendiamo il rinnovo del contratto scaduto da otto anni e comprendiamo cosa voglia dire per voi affrontare la prima fase emergenziale di Covid-19 con carenze di organici, di dpi e con il contratto scaduto. E soprattutto comprendiamo il dolore e le paure di fronte al crescente numero di operatori sanitari, che ogni giorno continuano a contagiarsi, e il vostro dolore di fronte alla perdita di un collega morto per combattere un nemico invisibile, che è anche il nostro dolore.
Noi tutti, operatori della sanità pubblica, degli ospedali classificati, delle cliniche, dei centri di riabilitazione, delle Rsa, delle strutture sociosanitarie ex art. 26, abbiamo combattuto nella prima fase emergenziale una guerra, senza dpi, senza protocolli e con organici risicati. Ecco perché la gente ci ha chiamati “eroi”. Abbiamo combattuto una guerra a mani nude e ci siamo difesi grazie alle nostre competenze, alla professionalità e al lavoro di equipe. E soprattutto dobbiamo ricordare anche il lavoro straordinario delle addette alle pulizie, degli ausiliari, oss, di tutti i colleghi operatori sanitari.
Ecco perché il 9 dicembre saremo al vostro fianco per esprimervi piena solidarietà. Perché, come voi, abbiamo anche noi la sveglia posizionata alle 6 del mattino. E come voi, continuiamo in questa seconda fase emergenziale a lottare, nonostante contiamo tantissimi contagi e decessi tra gli operatori e tra gli utenti/pazienti nelle Rsa e nelle strutture socio sanitarie ex art.26.
Siamo noi che stiamo h24 vicino alle persone fragili, malate e colpite dal virus. Siamo noi che stiamo al loro fianco nei momenti critici, che li guardiamo negli occhi per infondere loro coraggio e tranquillità. Siamo noi che ci prendiamo cura di loro quando sono tristi, quando hanno bisogno di conforto, quando vogliono sentirsi protetti e sicuri.
Siamo noi che con gli occhi lucidi teniamo le loro mani per non farli sentire soli. Siamo noi che li consoliamo, e con grande professionalità, a rischio delle nostre stesse vite, combattiamo uniti questo nemico invisibile. Siamo noi gli “eroi” già dimenticati dalla politica, che 365 giorni all’anno assicuriamo cure e assistenza. E lo facciamo anche quando non ci viene rinnovato il contratto, anche quando sappiamo di essere stati assunti solo per la fase dell’emergenza. Lo facciamo anche quando abbiamo pochi dpi.
Siamo sempre noi che, stanchi e stremati, continuiamo a lavorare anche 12 ore, per poi svegliarci presto e raggiungere le nostre strutture e dare il cambio ai colleghi che hanno fatto il turno di notte. E non nascondiamo che, ogni volta che indossiamo tute/camici, mascherina/visiera, copricapo, guanti, calzari, aumenta la nostra preoccupazione per i contagi e per i decessi avvenuti tra i colleghi. Ma poi la razionalità prende forza in noi professionisti e iniziamo a curare e assistere i nostri pazienti/utenti.
Siamo sempre noi che in questi mesi di emergenza trascorriamo ore e ore nelle trincee dei nostri reparti, facendo fronte alle carenze organiche. Lavoriamo con il contratto scaduto, e anche quando riceviamo la notizia che il collega è risultato positivo al Covid, sentiamo il cuore fermarsi, piangiamo, sapendo che nessuno ci vede piangere perché abbiamo gli occhi coperti dagli occhiali e dalla visiera, e continuiamo in quei momenti di dolore e sconforto a prenderci cura dei nostri pazienti, ad affondare le mani nelle piaghe dolorose della pandemia da Covid.
Per noi professionisti, in questa fase emergenziale, tutto è stravolto. Stiamo nei nostri reparti, nelle rianimazioni, nei pronto soccorso, che sembrano scenari di guerra. Facciamo turni pesanti, a volte anche di 12 ore, e credeteci, non riusciamo a stare chiusi nelle tute per 7/8 a volte anche 12 ore. Siamo stanchi e riusciamo giusto a poggiarci al muro. E ci indigna sapere che, terminata la pandemia, tanti colleghi infermieri, tanti medici, oss, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia e tutti gli altri operatori sanitaria assunti con contratto a tempo dovranno lasciarci. Lavorare con miseri stipendi ci indigna. Contare ogni giorno i contagi tra i medici, infermieri, oss e altri operatori ci indigna.
Allora il 9 dicembre siamo al vostro fianco a manifestare. Non scenderemo in piazza, perché siamo consapevoli che si tratta di una manifestazione più che altro simbolica, perché siamo in emergenza, e per la quasi totalità degli operatori sanitari è impossibile far valere il loro diritto allo sciopero perché siamo consapevoli che dobbiamo combattere questa guerra. Ma sono sicuro che il personale sanitario si organizzerà nei reparti degli ospedali con manifestazioni simboliche. E confido che tutti i cittadini, tutti coloro che sanno cos’è il Covid, il giorno 9 dicembre espongano un lenzuolo bianco alle finestre e ai balconi per manifestare la propria vicinanza agli operatori sanitari di tutta Italia. Il nostro invito è esteso a tutti i sindaci d’Italia che vogliono esprimerci la loro solidarietà.
Il 9 dicembre non è una manifestazione per fare rivendicazioni fantasiose. Il 9 dicembre chiediamo: assunzioni, sicurezza e rinnovo del contratto. Ma soprattutto il 9 dicembre chiediamo di difendere un bene universale: il servizio pubblico. Un servizio strategico per il Paese, da cui ripartire dopo l’emergenza. E dunque chiediamo investimenti e risorse necessarie per risolvere i numerosi problemi della sanità, come i il blocco del turnover, i tagli dei posti letto, la chiusura degli ospedali, il rinnovo del contratto…
Ecco, il nostro è un messaggio di solidarietà e vicinanza ai colleghi della sanità pubblica che arriva da tutti gli operatori della sanità privata convenzionate, strutture socio sanitarie, ex art. 26, Rsa, CSSA, RA, che a loro volta hanno il contratto scaduto da otto anni.
Daniele Leone
Lascia un commento