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Vaccino anti-Covid in gravidanza, studio americano conferma: “Non connesso a rischio di malformazioni del nascituro”

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Coronavirus: più pericoloso durante gravidanza, ma vaccini sicuri
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Ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago rassicurano sull’importanza e sulla sicurezza della vaccinazione, anche nel primo trimestre di gestazione.

Secondo uno studio coordinato dalla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago e pubblicato sul Journal of American Medical Association Pediatrics, vaccino anti-Covid, anche se somministrato nelle primissime settimane di gravidanza, non è legato a un aumento del rischio di malformazioni del nascituro. I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) avevano già rassicurato sull’importanza della vaccinazione e sull’assenza di possibili complicazioni da essa derivanti.

La ricerca ha preso in considerazione la somministrazione del vaccino nel primo trimestre, periodo considerato il più sensibile per la comparsa di malformazioni fetali. “Durante la prima parte della gravidanza, quando gli organi si stanno formando, possono insorgere anomalie nel modo in cui questi si strutturano, e ciò può assumere la forma di difetti alla nascita, con serie implicazioni per la vita del bambino”, spiega Emily S. Miller, una delle autrici dello studio.

I ricercatori hanno esaminato pazienti in gravidanza non vaccinate per scelta personale o su indicazione del proprio specialista. Allo stesso tempo hanno valutato le informazioni associate a donne che invece si erano sottoposte all’immunizzazione in momenti diversi della gestazione. “Le donne in dolce attesa – afferma Rachel Ruderman, specializzanda in Ostetricia e ginecologia alla Northwestern University – sono spesso preoccupate che il vaccino possa essere dannoso per il loro bambino. Il nostro studio conferma che l’immunizzazione è efficace anche in gravidanza e non è associata al rischio di malformazione”

Diverse le anomalie fetali prese in considerazione, come malformazioni cardiache, vertebrali o disfunzioni di organi. Negli Stati Uniti, secondo gli autori, tra il 3 e il 5% delle nascite sono associate a problematiche di questo tipo, che provocano un aumento della morbilità. Complessivamente sono state seguite 3.156 donne: 2.622 avevano vaccinate, di cui 1.149 durante le prime 14 settimane di gravidanza o nelle settimane immediatamente precedenti al concepimento. “I nostri risultati suggeriscono che la vaccinazione Covid-19 all’inizio della gravidanza non è associata a un aumentato rischio di anomalie strutturali fetali identificate con l’ecografia – scrivono i ricercatori -. I medici possono utilizzare queste prove per consigliare le loro pazienti sulla sicurezza della vaccinazione”. 

Secondo Nicola Colacurci, presidente della  Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), si tratta di un risultato importante: “Sono contento che lo studio confermi quanto noi ginecologi abbiamo sempre ipotizzato. I dati in letteratura non ci facevano sospettare nessuna problematica legata alla vaccinazione in gravidanza. Continuiamo pertanto a invitare tutte le donne ad aderire alla campagna vaccinale. In particolar modo quelle in stato di gravidanza, che devono proteggere se stesse e il loro bambino”.

Redazione Nurse Times

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