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Variante Omicron: servono nuovi vaccini e trattamenti?

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Variante Omicron, Iss: "Nove casi sequanziati in Italia"
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I risultati di uno studio pubblicato su Nature sembrano dimostrare una maggiore resistenza dell’ultima mutazione agli anticorpi.

Uno studio condotto dai ricercatori della Columbia University, in collaborazione con scienziati dell’Università di Hong Kong, sembra confermare che la variante Omicron del coronavirus può eludere la protezione immunitaria conferita dai vaccini e dalle infezioni naturali, suggerendo la necessità di nuovi vaccini e trattamenti. I risultati sono stati pubblicati su Nature.

Una caratteristica sorprendente della variante Omicron è il numero allarmante di cambiamenti nella proteina Spike del virus, che potrebbero rappresentare una minaccia per l’efficacia degli attuali vaccini e anticorpi terapeutici. Il nuovo studio ha testato la capacità degli anticorpi generati dalla vaccinazione di neutralizzare la nuova mutazione in analisi di laboratorio, che hanno individuato anticorpi contro virus vivi e contro pseudovirus costruiti in laboratorio per imitare Omicron.

Gli anticorpi di persone vaccinate due volte con uno dei quattro vaccini più utilizzati (Moderna, Pfizer, AstraZeneca, Johnson & Johnson) sono risultati significativamente meno efficaci nel neutralizzare la variante rispetto al virus ancestrale. Gli anticorpi di individui precedentemente, infatti, avevano ancora meno probabilità di neutralizzare Omicron. È probabile che gli individui che hanno ricevuto una dose di richiamo di uno dei due vaccini mRNA siano protetti meglio, sebbene anche i loro anticorpi abbiano mostrato una ridotta attività neutralizzante contro Omicron.

“I nuovi risultati suggeriscono che gli individui precedentemente infetti e gli individui completamente vaccinati sono a rischio di infezione con la variante omicron – afferma il professor David Ho, direttore dell’Aaron Diamond Aids Research Center e docente della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons –. Anche il richiamo potrebbe non proteggere adeguatamente dall’infezione da Omicron, ma ovviamente è consigliabile farlo, poiché ci sarà comunque beneficio da una certa immunità”.

I risultati sono coerenti con quelli di altri studi di neutralizzazione, nonché con i primi dati epidemiologici provenienti dal Sud Africa e dal Regno Unito, che mostrano come l’efficacia di due dosi dei vaccini contro la malattia sintomatica sia significativamente ridotta contro la variante Omicron. Se somministrati nelle prime fasi dell’infezione, gli anticorpi monoclonali possono impedire a molti individui di sviluppare un Covid grave, ma il nuovo studio suggerisce che tutte le terapie attualmente in uso e la maggior parte in via di sviluppo sono molto meno efficaci contro Omicron, se funzionano.

Negli studi di neutralizzazione con anticorpi monoclonali, solo uno (Brii198, approvato in Cina) ha mantenuto una notevole attività contro Omicron. Una forma minore di tale variante è completamente resistente a tutti gli anticorpi in uso clinico oggi. Gli autori fanno notare che Omicron è ora il più completo virus immune alla neutralizzazione che gli scienziati abbiano mai visto. In questo studio il laboratorio del dottor Ho ha anche identificato quattro nuove mutazioni dello Spike di Omicron, che aiutano il virus a eludere gli anticorpi. Queste informazioni potrebbero stimolare la progettazione di nuovi approcci per combattere la variante.

Il professor Ho suggerisce che gli scienziati sviluppino vaccini e trattamenti in grado di anticipare meglio l’evoluzione del virus: “Non è inverosimile pensare che SARS-CoV-2 sia ora a solo una o due mutazioni dall’essere completamente resistente agli attuali anticorpi, sia i monoclonali usati come terapie sia gli anticorpi generati dalla vaccinazione o dall’infezione con varianti precedenti”.

Redazione Nurse Times

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