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Un’infermiera in viaggio: Roberta e la sindrome di “wanderlust”

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Un'infermiera in viaggio: Roberta e la sindrome di "wanderlust" 2
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Un’intervista ad un’infermiera, amante del viaggio. Non sapevo cosa fosse la Sindome di Wanderlust, ma ho cercato di porre subito rimedio.

Se non riuscite a stare mai fermi in un posto e sentite l’irrefrenabile desiderio di esplorare il mondo, di vedere luoghi nuovi e di conoscere nuove culture, potreste essere affetti dalla sindrome di wanderlust, anche conosciuta come la malattia del viaggiatore.

Roberta è un’infermiera che non ama il lavoro statico. Niente reparto, divisa bianca e zoccoli, niente stesso turni e soliti colleghi. Ama viaggiare, per questo assieme a lei riesce a “far viaggiare” anche il suo lavoro. Durante le sue esperienze ha conosciuto Gianluca, il suo compagno di vita.

  • Dov’è iniziato il tuo percorso di studi?
    Ho intrapreso il mio percorso di studi presso l’Università degli Studi di Roma la Sapienza, in un distaccamento situato a Colleferro, nel 2014.
  • E poi…dove hai lavorato?
    Dopo aver completato gli studi mi sono trasferita in UK, in un paesino al Sud dell’Inghilterra, dove ho avuto la mia prima esperienza lavorativa (durata 2 anni) nel reparto di Ortopedia-traumatologia. È qui, che avuto la fortuna di incontrare colui che è compagno di vita, di viaggi, di avventure, Gianluca, anche lui infermiere. Successivamente, insieme, ci siamo trasferiti a Brighton (sud dell’Inghilterra) dove, dapprima ho svolto la mia professione nel reparto di chirurgia addominale, poi, nel reparto di ginecologia oncologica. La mancanza dal nostro paese ci ha portati, a Maggio, a tornare in Italia. Entrambi ci riteniamo molto fortunati, in quanto possiamo svolgere la nostra professione nell’ambito dell’emergenza, nella bellissima Toscana.

I due ragazzi hanno creato un blog in cui condividono le loro esperienze di viaggio, si chiama “𝙋𝙞𝙚𝙣𝙨𝙖 𝙈𝙚𝙣𝙤𝙨 𝙑𝙞𝙖𝙟𝙖 𝙈𝙖𝙨, ovvero “pensa meno, viaggia di più”. Un inno alla spensieratezza che sembra quasi un ricordo lontano in questo momento così difficile per i sanitari.

Roberta e Gianluca, sullo sfondo il Chichèn Itzà, una tra le sette meraviglie del mondo
  • Adesso invece dove sei? Quale sarà la tua prossima meta?
    Nella mia vita ho due passioni: essere infermiera, in quanto svolgo una delle più belle professioni al mondo, e viaggiare, che mi fa sentire viva e libera. Dal Sud al Nord America, dall’Asia all’Africa, ogni viaggio, ogni volto incrociato, ha lasciato in me un’emozione indimenticabile. Ricordo bene, le sensazioni provate davanti ad un falò, nel Deserto del Sahara, con persone provenienti da tutto il mondo, oppure la prima volta che ho visto l’Aurora Boreale in Islanda, ho anche pianto per l’emozione. 
  • Essere infermiere e non smettere mai di viaggiare: si può?
    Lavorare e viaggiare? Si può. La libera professione ci permette di svolgere il lavoro che si ama e allo stesso tempo di organizzarci e vivere la vita.
  • E ora… dove andrai?
    La prossima meta? Lavorativamente parlando sono felice e soddisfatta del mio posto di lavoro, la prossima terra da scoprire ed esplorare sarà il Nepal, non appena si potrà tornare a viaggiare. 

Arianna Michi

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