Home Regionali Campania Tumori a cervello e colon: Airc sempre in prima linea
CampaniaNT NewsRegionali

Tumori a cervello e colon: Airc sempre in prima linea

Condividi
Tumori a cervello e colon: Airc sempre all’avanguardia nella ricerca
Condividi

Nuove frontiere della ricerca in Campania: scoperto il meccanismo della molecola che può inibire molte forme di cancro.

L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), sempre in prima fila nella battaglia al cancro, dedica particolare attenzione all’informazione del pubblico sui progressi della ricerca oncologica che, grazie alle nuove scoperte, sta portando di anno in anno a sempre più efficaci e reali opportunità di cura.

L’Aire ha sempre premiato la Campania come una delle regioni più finanziate in Italia, riconoscendole la capacità di svolgere ricerca scientifica di buon livello e numerose sono le ricerche importanti pubblicate quest’anno. Tra queste segnaliamo la recente pubblicazione di due nuove interessanti ricerche condotte dal gruppo di ricerca presso i dipartimenti di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche (Dmmbm) dell’Università Federico II di Napoli e di Farmacia (Difamia) dell’Università di Salerno, che forniscono nuove fondamentali informazioni sul meccanismo di azione di una promettente molecola antitumorale, la N6-Isopenteniladenosina (iPA), da anni oggetto di attività sperimentale.

Studi precedenti dell’Associazione hanno evidenziato che l’iPA è una molecola in grado di bloccare la proliferazione delle cellule di molti tipi di tumore, tra cui il glioblastoma multiforme (una forma molto aggressiva di tumore cerebrale), il carcinoma del colon-retto e il melanoma. In un primo, nuovo studio, pubblicato su Cancers, è stato caratterizzato il suo meccanismo d’azione nel carcinoma del colon, dove l’iPA è in grado di indurre una proteina, chiamata Fbxw7, responsabile della degradazione e quindi della distruzione di molte altre proteine che regolano la proliferazione delle cellule tumorali, la loro sopravvivenza e, purtroppo, la resistenza ai farmaci chemioterapici.

Attraverso l’induzione di Fbxw7, l’iPA riesce a migliorare l’efficacia di alcuni farmaci chemioterapici correntemente utilizzati nei protocolli terapeutici, come il 5-Fluorouracile, a cui spesso molti pazienti diventano resistenti, con conseguente compromissione del successo della terapia. Tra le proteine regolate da Fbxw7, vi sono anche quelle coinvolte nei complessi responsabili della riparazione del danno al Dna, meccanismo associato con la trasformazione delle cellule normali in tumorali e spesso coinvolto nell’insorgenza di resistenza alle terapie, in particolare alla radioterapia.

In un secondo studio, pubblicato su Frontiers Oncology, è stato dimostrato che, con un meccanismo strettamente correlato alla regolazione di Fbxw7, nelle cellule di glioblastoma l’iPA è in grado di sensibilizzare le cellule resistenti alla radioterapia, migliorando la risposta al trattamento e la sua efficacia nell’inibire la proliferazione delle cellule maligne. Il meccanismo mediato dall’ iPA, osservato nelle cellule di glioblastoma, passa per l’inibizione di un’altra proteina, la proteina Rad51, responsabile della riparazione del danno al Dna indotto dalle radiazioni, e quindi della resistenza alla radioterapia. I risultati dei due studi aggiungono un altro importante tassello alla comprensione del meccanismo di azione di questa molecola, rinnovando e accrescendo l’interesse verso di essa.

Grazie a questi risultati la ricerca proseguirà per ottenere maggiori informazioni sulle potenzialità terapeutiche di questo composto e di suoi nuovi analoghi di sintesi nel trattamento dei tumori. Utilizzando modelli in vitro ottenuti da pazienti, cioè cellule e tessuti prelevati dal singolo tumore e per il singolo paziente, il prossimo traguardo sarà comprendere se e come l’iPA possa essere utilizzata nella terapia personalizzata, cioè in schemi terapeutici stabiliti in base a caratteristiche genetiche specifiche di ogni singolo paziente oncologico.

L’obiettivo è quello di ottenere il maggior numero di informazioni in vista di futuri studi clinici, ma anche quello di migliorare le cure, adattandole per ciascun soggetto, ottimizzandone l’efficacia, riducendo gli effetti avversi e migliorando la qualità di vita dei pazienti oncologici. Questo, come tanti altri studi condotti in altri laboratori campani, sottolineano quanto sia fondamentale la ricerca di base e pre-clinica e quanto sia importante sostenerla, come da anni l’Airc continua a fare.

Redazione Nurse Times

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rapporto CNEL 2026, soddisfazione per gli stipendi degli infermieri al 34,6% contro il 50,1% dei medici.
FNopiInfermieriNT News

Infermieri, rapporto CNEL 2026: solo il 34,6% soddisfatto dello stipendio

La relazione CNEL fotografa le criticità del Servizio sanitario nazionale: retribuzioni, carenza...

Illustrazione di una lavoratrice sanitaria con due bambini e indicazione del bonus mamme 2026 fino a 720 euro
NT News

Bonus mamme 2026 fino a 720 euro: le regole INPS per le lavoratrici

Requisiti, reddito e contratti: cosa prevede la circolare del 16 ottobre e...

Tutto inizia dalle nostre mani: come prevenire le infezioni
Infermiere e rischio InfettivoNT NewsSpecializzazioni

Infezioni ospedaliere, il manifesto si lava le mani. L’organizzazione no

La prevenzione richiede comportamenti corretti, materiali disponibili, sorveglianza e responsabilità gestionali. Ridurla...

LombardiaNT NewsRegionali

Dirigente pubblica rinuncia a oltre 50mila euro di aumento per non gravare sui conti dell’ente in difficoltà

Francesca Laura Fancelli, direttrice generale dell’ASP Valsasino, rinuncia volontariamente all’incremento del proprio...